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Torino 2-0 Lazio: Sarri passo indietro pesante, D’Aversa debutta e vince

Lazio, notte nera a Torino: Simeone colpisce, Zapata chiude e Paleari salva. Perché la squadra di Sarri non riesce più a fare male

Maurizio Sarri

Maurizio Sarri

Il Toro si prende la serata e la Lazio resta a guardare, con la sensazione sgradevole di aver girato a vuoto. Allo stadio Olimpico Grande Torino finisce 2-0: Simeone al 21’, Zapata al 53’, esordio perfetto per Roberto D’Aversa e biancocelesti che non riescono quasi mai a trasformare il possesso in vere occasioni. Il Torino, con questi tre punti, respira e si porta a +6 sul terzultimo posto: oro puro in questo momento del campionato.

La “prima” di D’Aversa: un Toro pratico che non regala nulla

C’era curiosità, e anche una certa tensione, attorno alla prima uscita del nuovo allenatore granata, arrivato in settimana dopo il cambio in panchina. Il Torino risponde con una prestazione pulita: squadra corta, attenzione ai raddoppi, pochi rischi gratuiti. Il messaggio è immediato: prima la solidità, poi il resto. E quando davanti hai una Lazio che fatica a trovare la giocata verticale, quel tipo di ordine diventa una base comodissima per crescere dentro la partita.

Simeone rompe l’equilibrio: la Lazio si distrae e paga

Il match scorre inizialmente su binari di studio, con la Lazio intenta a cucire passaggi e il Torino pronto a chiudere le linee interne. Poi, al 21’, ecco la crepa che diventa voragine: Simeone firma l’1-0 approfittando di una lettura difensiva non impeccabile e batte Provedel. Per il “Cholito” è il sesto gol in campionato, un timbro che cambia umore e sceneggiatura.
La Lazio prova a reagire, ma il ritmo resta intermittente. Qualche accelerazione isolata non basta: manca continuità, manca una presenza costante in area, manca soprattutto la sensazione di poter far male “di sistema”.

Zapata di testa: raddoppio e strada in salita per Sarri

La ripresa, per i biancocelesti, doveva essere il momento del cambio marcia. Invece arriva subito la mazzata sportiva: al 53’ Zapata svetta su cross di Obrador e fa 2-0. Il Torino a quel punto sente la partita in mano e la gestisce con maturità: non si mette a fare il bello, fa quello che serve, minuto dopo minuto.
Ed è qui che la serata della Lazio diventa davvero complicata: rincorrere una squadra ordinata, in uno stadio che si scalda, con la pressione che cresce a ogni possesso sterile.

Occasioni col contagocce: Noslin, Cataldi, Romagnoli, ma Paleari regge

La Lazio si affaccia in avanti, ma senza continuità. Nel finale i tentativi più pericolosi passano da Noslin e Romagnoli, con Paleari costretto finalmente a sporcarsi i guanti e a metterci piede e riflessi nei momenti decisivi. Troppo poco, però, per riaprire davvero la gara: il Torino protegge l’area e porta a casa il risultato senza tremare più del necessario.

Il punto che brucia: possesso sì, ma dov’è la profondità?

Per chi segue la Lazio da vicino, il tema non è nuovo: tanto palleggio, ma difficoltà a spaccare la partita. Quando non arriva l’imbucata, quando non si riempie l’area con più uomini, ogni azione rischia di somigliare alla precedente. Contro un Torino così compatto, la differenza si vede: i granata segnano nelle due occasioni “vere”, la Lazio no.
Da qui alla prossima, la domanda è semplice e dura: Sarri deve cercare soluzioni diverse, anche a costo di cambiare qualcosa nelle gerarchie e nei movimenti? Perché le partite non si vincono col numero di passaggi, si vincono con la pericolosità.