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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

Zero scuse per il 15enne ucciso a Napoli. Ma la società ha le sue colpe

di Federico Zamboni

Se ci si ferma al singolo episodio è tutto chiaro: i singoli aggrediti fanno bene a reagire. Poi, però, si dovrebbe approfondire

Ricostruzione scarna. O brutale, se preferite: il 15enne ammazzato a Napoli se l’è andata a cercare. Voleva rapinare un Rolex e non ha esitato a puntare una pistola. Che era finta ma che sembrava vera (e se ne avesse avuta una vera non c’è dubbio che avrebbe usato quella). L’ha puntata contro un giovanotto che supponeva essere disarmato, ossia inerme, e che invece non lo era affatto: un carabiniere fuori servizio che ha estratto l’arma di ordinanza e ha sparato. Uccidendolo.

Domanda secca: ha fatto bene a reagire, l’aggredito?

Risposta secca: ha fatto benissimo.

Su tutto il resto si può discutere, ma fino a qui non devono esserci dubbi. Alle rapine a mano armata è non solo legittimo, ma sacrosanto, rispondere allo stesso modo, qualora si sia in grado di farlo. A maggior ragione poi, vedi le incisive riflessioni dell’ex pm anticamorra di Napoli Luigi Bobbio, se si appartiene alle forze dell’ordine. Per le quali, evidentemente, non può valere la tipica/stupida obiezione degli imbelli, che sono spaventatissimi dall’idea che un privato cittadino si difenda da solo anche quando nei paraggi non c’è neanche l’ombra di un poliziotto o affini che possa farlo al suo posto: vogliamo tornare al Far West?

A proposito: rispondiamo pure a questo.

Vogliamo tornare al Far West?

Certo che no. Ma non vorremmo nemmeno rimanere (rimanere, non tornare) nell’Italia di Gomorra. O di qualsiasi altra zona che si trovi in balìa della criminalità, da quella organizzata in stile mafia fino all’ultimo degli spacciatori. O degli scippatori. O dei “semplici” teppisti in cerca di qualcuno da brutalizzare o di qualcosa da distruggere.

Perciò ripartiamo da qui. Ribaltando l’abituale asse portante delle riflessioni in merito a episodi come questo. Dal solito “ma non avrà esagerato la vittima che si è ribellata e che ha ucciso il ladro o l’aggressore di turno?” a un ben più solido “ma le norme attuali sono sufficienti a stroncare la delinquenza diffusa, sia essa macro o micro”?

Il che fa da ponte, o da tunnel, verso la vera e fondamentale destinazione: la nostra società, a cominciare dai rapporti economici, è davvero educativa e civile? O viceversa è fratricida e criminogena?

Ordine: un termine sommamente equivoco

Intanto chiariamolo nel modo più nitido. A prova di imbecille, diciamo così: denunciare le colpe della società nel suo insieme non comporta in alcun modo un’assoluzione per i criminali. E nemmeno un’attenuante. Chi fa del suo peggio va comunque punito, e con esemplare durezza, ma allo stesso tempo bisogna capire perché ci sia arrivato. Allo scopo non già di perdonare chi è ormai degenerato, ma di evitare che altri, molti altri, in un numero sempre maggiore, facciano la medesima fine.

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Restando su quest’ultima vicenda di Napoli, ma andando al di là del tragico epilogo della rapina, è ovvio che le persone oneste siano colpite innanzitutto dalla scia di violenza che ha fatto seguito alla morte del giovane: gli amici del morto che devastano il Pronto Soccorso, le donne dei Quartieri Spagnoli che inscenano una gazzarra davanti al comando provinciale dei carabinieri, degli sconosciuti che esplodono dei colpi di pistola contro uno degli ingressi di quella stessa caserma, la Pastrengo.

Normale, che si resti impressionati da questi avvenimenti. Che attestano più di mille dati statistici quanto l’infezione dell’illegalità sia diffusa. E quanto, simmetricamente, sia minata la credibilità delle pubbliche istituzioni.

L’aspetto davvero decisivo, tuttavia, è quello che tende a sfuggire. E che si fissa nelle motivazioni, poco importa se consce o inconsce, che stanno dietro a questo tentativo di rapina: al primo posto le smanie consumistiche innescate a getto continuo dal marketing, sia esplicito sia strisciante. Gli spot pubblicitari. Le innumerevoli celebrazioni mediatiche dell’apparenza a scapito della sostanza; della frivolezza a scapito della profondità; dell’avere a scapito dell’essere.

Subito accanto, o a breve distanza, il desiderio ugualmente sfrenato di sfuggire all’anonimato della miseria, dell’ignoranza, del non avere nulla da esibire. Da farsi invidiare.

Se i virus sono questi, il vaccino non esiste. Né potrà mai esistere, mantenendo l’assetto socioeconomico attuale, perché a produrlo dovrebbe essere il medesimo groviglio di interessi che ha diffuso il contagio. Che lucra sull’epidemia. Che promuove la pandemia.

Come abbiamo scritto all’inizio, il 15enne ammazzato a Napoli se l’è andata a cercare.

Ma è stato l’equivalente di un tossico che è a caccia della sua dose ed essendo pronto a fare di tutto per ottenerla ci lascia la pelle. La sua morte è nell’ordine delle cose.

L’ordine delle cose – questo ordine delle cose – sopravvive imperterrito.

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