Teatro Opera, Inno italiano e Bella Ciao intonati al Mibact

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Dopo aver aderito alla manifestazione nazionale di questa mattina in piazza Santi Apostoli, orchestrali e coristi del Teatro dell'Opera di Roma sono arrivati sotto la sede del ministero dei Beni culturali per riunirsi in presidio e chiedere di essere ricevuti dal ministro Franceschini che sembra abbia accettato di incontrare una delegazione, formata da due rappresentanti per ogni sigla sindacale firmataria del contratto nazionale: Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal.

Al ministro, si vuole chiedere "innanzitutto il ritiro dei licenziamenti dei lavoratori del Costanzi", ma anche la messa a punto di "piani industriali conformi alla legge Bray" e l'istituzione di un "tavolo interministeriale tra Mibac, ministero dell''Economia e del Lavoro per le fondazioni in difficoltà". 

"Noi rappresentiamo un patrimonio immateriale protetto dalla Costituzione – spiega all'agenzia DIRE Fabio Benigni, segretario nazionale Uilcom Uil – Per questo vogliamo un Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr) adeguato, poi la salvaguardia della qualità occupazionale, perché è l'unica che garantisce la qualità del lavoro. Quindi – precisa – il ministro deve ritirare la procedura di licenziamento collettivo per coro e orchestra del Teatro dell'Opera di Roma. E infine, chiediamo la validazione del contratto nazionale fermo da un anno al Mef che contiene margini di produttività e una legge di sistema per il settore della musica".

Nel frattempo, sotto la sede del Ministero dei Beni culturali, in attesa dell'incontro, i coristi delle fondazioni lirico-sinfoniche presenti hanno intonato l'inno italiano, Va' pensiero, Bella ciao e Nessun dorma. Le voci dei professionisti hanno attirato alcuni turisti di passaggio, che hanno battuto le mani alla fine di ogni brano. "Abbiamo iniziato con l'inno italiano – ha spiegato un artista del coro ancora una volta all'agenzia DIRE – per ricordare al ministro che siamo italiani, mentre Va' pensiero è l'auspicio di vedere una luce che illumini il futuro. Nessun dorma, invece, è un invito al ministro di vegliare su questa situazione. Abbiamo cantato Bella Ciao perché qui c'è la nostra resistenza".