23 Luglio 2021

Pubblicato il

Stepchild adoption? Il figliastro merita di meglio

di Redazione

di Massimo Persotti

"Massimiliano? … La mamma prima di chiamare Mas-si-mi-lia-no, il ragazzo già chissà dove è andato, chissà cosa sta facendo! Non ubbidisce, perché è troppo lungo! Invece Ugo … Il ragazzo non ha nemmeno il tempo di fare un passo. Ugo!, e deve tornare per forza, perché lo sente, il nome".

Ve lo ricordate il celebre monologo di Massimo Troisi in Ricomincio da tre? Gaetano e Marta devono scegliere il nome da dare al figlio e per Gaetano/Troisi non ci sono dubbi: meglio Ugo, più corto e quindi più efficace.

E' in fondo un 'inno alla semplicità' che dovrebbero sempre ricordare i nostri politici (ma, confessiamolo, anche certi giornalisti) quando ricorrono a formule linguistiche incomprensibili. E' il caso di 'Stepchild adoption', la questione che più divide in queste settimane non solo i partiti ma anche movimenti d'opinione e cittadini. Eppure, mai a tema così delicato e sensibile è stato dato un nome così oscuro, un anglicismo che è puro esempio del 'politichese del XXI secolo', dove le convergenze parallele hanno lasciato il passo ai forestierismi (nella lista, anche bail in e fiscal compact) per "rendere meno chiari i temi che sono al centro della discussione", spiega il linguista Michele Cortellazzo.

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L'Accademia della Crusca ha recentemente battezzato il 'gruppo Incipit' formato da esperti di lingua italiana di chiara fama, incaricato di dare pareri sui nuovi forestierismi. Sono tre i casi che Incipit ha già risolto: gli 'Hot spot', diventati 'Centri di identificazione dei migranti', 'voluntary disclosure' trasformato in un più comprensibile 'collaborazione volontaria' e 'smart working' che trova un equivalente molto più trasparente in 'lavoro agile' per descrivere questa nuova forma di tele-lavoro.

Ma il caso di 'Stepchild adoption' è più complicato. Perchè l'equivalente italiano, in fondo, esiste: 'adozione del figliastro'. Ma è fuor di dubbio che l'espressione abbia una connotazione negativa, perché – spiega la linguista Valeria Della Valle – "contiene quella parola figliastro che ha una sfumatura negativa e sarebbe accolta non positivamente nella visione e nella sensibilità dei parlanti".

Trovare una soluzione alternativa non è facile. Sono state proposte 'adozione omo-parentale' e 'adozione co-parentale', ma non brillano in semplicità e chiarezza. La nota pubblicitaria Annamaria Testa ha suggerito 'adozione arcobaleno' che Della Valle giudica "simpatica e fantasiosa" ma probabilmente è ancora lontana dal rappresentare correttamente il fenomeno.

E allora? Una soluzione va trovata, esorta Della Valle che propone un maggior coinvolgimento di tutti i cittadini in questa scelta. Non foss'altro per evitare clamorosi inciampi come quello in cui è incappato il senatore di Forza Italia Domenico Scilipoti che in Aula non riesce proprio a pronunciare 'Stepchild adoption' trasformato in un esilarante "ad…a…assosiescion…as..adopzion".

 
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