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Una passeggiata a Castel San Pietro Romano, a pochi passi da Roma

Le pecore avevano bisogno di lui, della sua guida, della sua esperienza, della sua sicurezza

Avevo vent’anni o giù di lì. Lui ne aveva settanta, ottanta, non avrei saputo dargli un’età, era un uomo senza tempo. La vita che aveva vissuto alle pendici dei monti, gli aveva indurito il viso, imprimendo su di esso linee disegnate come in una carta geografica, che marcavano sullo sfondo rosso acceso delle gote, i tratti delle vallate e il percorso del fiume, evidenziando poi, come in una regola scritta e incontrovertibile, nel silenzio di un’esistenza costruita sulla base di cose essenziali, un velo di dignitosa e tenera malinconia. Gli chiesi come si chiamasse ma si voltò, senza guardarmi, tornando sui propri passi. Mi fece cenno di seguirlo, non poteva distrarsi.

Le pecore avevano bisogno di lui, della sua guida, della sua esperienza, della sua sicurezza. Questo pastore senza nome, aveva addosso l’odore delle pecore ed esse lo riconoscevano, come lui conosceva loro. Sapeva dove e come intervenire, le chiamava per nome. Si sedette all’ombra di un ontano frondoso ed io feci altrettanto. Mentre lo spirare delicato del vento di maggio, solleticava le chiome dei campi, il pastore senza nome si accese una sigaretta, della stessa marca di quelle che fumava zio Vincenzo, costavano 250 lire.

Tenendo la cicca ben stretta tra i denti, gli occhi vigili sulla mandria e alla stessa maniera proiettati verso l’orizzonte lontano dei ricordi, mi raccontò il divenire delle stagioni, l’importanza della luna per il raccolto, fino ad accennare qualcosa riguardo i paesi vicini, Castel San Pietro ad esempio. “Forse non lo sai – mi disse – ma qui c’è stato San Pietro!”  In effetti è vero, almeno per quanto riguarda la leggenda, secondo la quale, l’apostolo predicò su queste alture, poste sulle propaggini occidentali dei monti Prenestini.

Castel San Pietro è situato in una zona più alta rispetto a Palestrina e si trova a 765 s.l.m.  Fu teatro di uno scontro, passato alla storia come “La battaglia di Palestrina”, datato 1848, che vide impegnate le milizie della Repubblica Romana, guidate da Giuseppe Garibaldi, opposte a quelle del Regno delle Due Sicilie. Ad un certo punto mi alzai e preso dal desiderio di conoscere più da vicino il paese poco distante, dissi al pastore senza nome, che mi sarei assentato appena una mezzora, pregandolo nel contempo di non andarsene. Mi avventurai tra le stradine, le piazzette, individuando alcuni punti panoramici dai quali si poteva dominare la Valle del Sacco. Era una bellissima mattina di maggio, vedevo Roma da lontano.

Poi…  avanti, avanti ancora ad esplorare il centro storico, raggiungendo la Chiesa di Santa Maria della Costa di epoca settecentesca, che sorge sull’Eremo della Beata Margherita Colonna, senza dimenticare la Chiesa di San Pietro Apostolo e  l’altra piccola Chiesa di Santa Maria del Mortirolo, posta proprio all’incrocio tra le strade che collegano Castel San Pietro, Palestrina e Capranica. Era il momento di tornare indietro e mi accorsi che, affascinato dal luogo così accogliente e dalla storia, era trascorsa ben più di mezzora. Superando le antiche mura ciclopiche di epoca romana, tornai alla mia auto per dirigermi verso i campi.

Desideravo tanto parlare con il pastore senza nome e descrivergli ciò che avevo visto, ma ancor di più, avevo voglia di abbeverarmi alla fonte della sua saggezza antica, sulla scia di uno sguardo che si perdeva in quei luoghi che non avrei mai potuto raggiungere senza di lui. Lo cercai, lo chiamai, inventai un nome, non potevo fare altro, ma non c’era. Andando via da lì, mi proposi e riproposi di tornare, ma non incontrai più il pastore senza nome. Quell’uomo fuori dal  tempo che dava del tu alla luna e alle stagioni, aveva portato il suo gregge in altri pascoli ed io, non potevo fare altro che sedermi all’ombra di quell’ontano che un giorno avevamo condiviso e leggere con lui e per lui: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce…… Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.” 

Foto di Adriano Di Benedetto

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