18 Maggio 2021

Pubblicato il

Spese sanitarie: niente detrazioni se in contanti. Poi arriva il dietro-front

di Federico Zamboni

La misura era nelle bozze della Manovra ed è stata rimossa solo in extremis. Ma la logica è questa. E per gli altri oneri, infatti, rimane l’obbligo dei pagamenti elettronici

Scampato pericolo? Forse. E per ora.

L’intenzione del Governo c’era eccome: subordinare la detraibilità delle spese sanitarie al pagamento con la cosiddetta “moneta elettronica”. Questa specifica misura, del resto, rientra in un approccio generale, tanto è vero che lo stesso principio è stato mantenuto per gli altri oneri che permettono di ridurre (un po’) lo spaventoso carico fiscale a carico di chi denuncia correttamente i propri redditi: se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione.

Una palese assurdità, se l’intento fosse davvero quello, sbandieratissimo, di contrastare l’evasione. Perché una spesa sia detraibile, infatti, è indispensabile che sia attestata da scontrini o fatture. I quali comportano, di per sé, l’obbligo di inserirli nella contabilità di chi i denari li ha percepiti, con tutto ciò che ne consegue.

Se poi quegli importi non verranno inglobati nelle dichiarazioni di fine anno, o se non saranno effettuati i versamenti dovuti, si configurano violazioni di altra natura. Che possono verificarsi benissimo anche nel caso in cui il saldo sia avvenuto con il bancomat o con strumenti affini.

La scusa è facilitare l’accertamento tributario.

Il vero scopo è imporre l’addestramento bancario.

Vigilate, sudditi. Vigilate

Certo: per gli uffici preposti può essere più comodo fare i controlli attraverso i conti correnti, ma non è un buon motivo per affibbiare questo ulteriore obbligo ai contribuenti.

Così come la libertà di Tizio finisce dove incomincia quella di Caio, nei sistemi liberali – anch’essi sbandieratissimi – lo Stato deve interferire il meno possibile nella vita privata dei cittadini. Guardandosi bene dal pretendere di trasformarli in “impiegati aggiuntivi e fuori quadro (e pagati zero)”: siccome l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza faticano a fare tutti gli accertamenti che sarebbero necessari, allora deve prestarsi alla bisogna pure il signor Rossi o la signora Bianchi.

Dio ce ne scampi.

È una logica sbagliata e da rigettare. Anzi, da stroncare sul nascere. Perché si presta a espandersi indefinitamente: ognuno è il guardiano di qualcun altro, a maggior gloria dei Conti Pubblici. Chi guida non deve bere (i passeggeri controllino) al chiuso non si fuma (i presenti intervengano) a bordo dell’auto devono tutti allacciare le cinture (il guidatore se ne accerti). E via sorvegliando…

Una mobilitazione collettiva che peraltro vale solo in quegli ambiti che sono in linea col modello dominante. Vigilanza fiscale sull’evasione spicciola – a quella milionaria provvederanno le autorità, forse – e prevenzione semi isterica per evitare patologie o incidenti. Mica perché gliene freghi qualcosa della nostra salute. Giusto perché sennò diventiamo un costo supplementare per il Servizio Sanitario Nazionale.

Se invece si organizza un po’ di vigilanza popolare contro la criminalità, allora apriti cielo. Quelle sono le famigerate “ronde” di stampo fascistoide.

Mica siamo nel Far West.

Mica potete farvi giustizia da soli.

Se serve, rivolgetevi alle forze dell’ordine.

E se non possono venire, rimanete calmi e tranquilli e fiduciosi.

A proposito: il telefonino con cui avete chiamato la Polizia o i Carabinieri come lo avete pagato? E gli eventuali accessori? E le relative ricariche?

Lasciate nome e codice fiscale: provvederemo a controllare.

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