28 Luglio 2021

Pubblicato il

Il fallimento sanitario della Ue

Sovranità vaccinale, il mantra anti-europeista che si fa largo a Bruxelles

di Mirko Ciminiello

Il Cancelliere austriaco Kurz annuncia l’intenzione di fare da sé sui sieri, come da noi auspica Salvini. Intanto Draghi, con le recenti nomine, conferma la svolta sul piano vaccini

sovranità vaccinale
Sovranità vaccinale

È di qualche giorno fa la proposta, formulata dal segretario del Carroccio Matteo Salvini, di una sovranità vaccinale volta ad accelerare la sconfitta della pandemia. Se – era il ragionamento – Bruxelles non è in grado di assicurare un’adeguata fornitura di sieri, i singoli Stati potrebbero produrli o trattarne l’acquisto autonomamente. Un mantra anti-europeista che contrasta decisamente con la linea comunitaria fin qui adottata: ma che, a sorpresa, sta facendo breccia nel cuore della stessa Europa.

matteo salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini

L’Europa e la sovranità vaccinale

«Non dobbiamo essere dipendenti solo dall’Ue nella produzione di vaccini». Parola del Capitano? Potrebbe sembrare e, se così fosse, la dichiarazione non farebbe neppure notizia. Invece fa rumore – e parecchio – perché a rilasciarla è stato il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Aggiungendo che il suo Paese e la Danimarca «in futuro non faranno più affidamento sull’Ue e, insieme a Israele», discuteranno una possibile partnership autarchica con Pfizer e Moderna.

I due Frugali si inserirebbero così, inaspettatamente, nel solco tracciato dalle Nazioni più critiche verso l’euro-gestione della crisi da Covid-19. A cominciare dall’Ungheria di Viktor Orbán che, in barba alle pretese di esclusività della Commissione europea, da tempo utilizza gli antidoti russo, Sputnik, e cinese, Sinopharm. Come si apprestano a fare anche Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca.

viktor orbán
Il Premier ungherese Viktor Orbán

Però un conto è il Gruppo di Visegrád, che si trova spesso in disaccordo con l’Unione Europea, tutt’altra storia è il blocco nordico e mitteleuropeo. Che, al netto di un approccio «fondamentalmente corretto», lamenta la lentezza dell’Ema nell’approvare i sieri e i ritardi nelle consegne da parte dei Big Pharma.

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Sembra quasi l’eco del leader della Lega, secondo cui «se i vaccini non arrivano dall’Europa è giusto che l’Italia si muova per conto suo». D’altronde, l’ex Ministro dell’Interno aveva anche anticipato che «cercheremo di ipotizzare una sovranità vaccinale italiana». E il suo vice, il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, aveva poi organizzato un incontro ad hoc coi rappresentanti delle aziende farmaceutiche nostrane.

Insomma, magari è anche vero che «non c’è sovranità nella solitudine», come aveva affermato il Premier Mario Draghi nel suo discorso programmatico in Senato. Ma ormai il fallimento sanitario dell’Europa è manifesto perfino agli euroinomani. E l’adagio recita: “meglio soli che male accompagnati”.

La svolta italiana

Peraltro, i problemi su cui ha posto l’accento Vienna sono evidenti anche a SuperMario, che non ha mancato di sottolinearli al suo primo Consiglio Ue. Anche se le difficoltà nostrane hanno un’eziologia prettamente autoctona, a cui, non a caso, l’ex Governatore della Bce sta iniziando a porre rimedio.

mario draghi
Il Premier Mario Draghi

Vanno in questa direzione tre nomine-chiave operate recentemente da Palazzo Chigi. La prima è quella del Capo della Polizia Franco Gabrielli a sottosegretario «con potere di coordinamento di tutto il Governo in materia di sicurezza nazionale». Incluso il nuovo piano vaccini.

La seconda è il ritorno di Fabrizio Curcio alla guida della Protezione Civile in luogo di Angelo Borrelli. E l’ultima – e più importante – è la designazione del Generale Francesco Paolo Figliuolo come Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus in sostituzione di Domenico Arcuri.

Dalla sinergia tra questi “uomini del fare” dipenderà il successo della rinnovata strategia contro il virus (sovranità vaccinale o meno). D’altronde, lo stesso Presidente del Consiglio l’aveva definita una «guerra», per cui il coinvolgimento delle eccellenze (anche) militari era praticamente una conseguenza logica. Nonché una sorta di ironico contrappasso, visto che, per imprimere una vera svolta, alla fine Der Kommissar è stato rimpiazzato… con il Genio!

 
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