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“Siamo sulla stessa barca”, sit-in sotto l’ambasciata olandese

Intervista a Stefano Miceli di Roma Pulita!, organizzatore e ideatore del sit-in dopo i fatti di piazza di Spagna

“Siamo tutti nella stessa barca”. Poche e semplici parole. Qualche barchetta c’era anche, di quelle fatte con la carta. E sopra varie scritte: “Rome is art”, oppure “Rispetto”. Sotto la pioggia i gruppi Roma Pulita!, Museando@Roma e Volontari Decoro Tredicesimo si sono riuniti sotto l’ambasciata olandese. Un sit-in nato da un’idea di Stefano Miceli, fondatore del blog Roma Pulita!, che ha trovato l’appoggio delle associazioni citate e di tanti cittadini. Una delegazione, poi, è stata ricevuta dall’ambasciatore di Olanda in Roma, Michiel Den Hond.

Stefano, innanzitutto perché questo sit-in?
Il sit in è nato da una doppia esigenza: da un lato, non volevo che si spegnessero i riflettori sulla vicenda del danneggiamento della Barcaccia, dall’altro credo che l’ambasciatore Michiel Den Hond debba prendersi carico ufficialmente di un paio di impegni. Il primo, un’azione dimostrativa di cleaning in piazza Campo de’ Fiori, possibilmente col sindaco Marino e ragazzi olandesi e chi di noi abbia voglia di andare. L’altro, fare pressioni sulla Federcalcio olandese affinché accetti di organizzare l’amichevole Olanda Italia, per devolvere il ricavato come forma di risarcimento.

Nel blog Roma Pulita, il dibattito è stato ampio. Da cittadino, come giudichi i fatti, cosa chiedi alle istituzioni romane e cosa a quelle olandesi?
Da cittadino, all’inizio ho provato una rabbia infinita verso un gesto di una gravità mai vista prima, che potrebbe provocare l’emulazione di qualche imbecille, che sia olandese o italiano o di chissà dove. Alle istituzioni chiedo un impegno di prevenzione ben più corposo, soprattutto da parte di chi avrebbe dovuto garantire ai cittadini e ai beni artistici romani, una totale e incondizionata sicurezza. Chiedo che per i reati contro il patrimonio, non vengano concesse attenuanti di legge, né la possibilità di patteggiare la pena. Probabilmente si potrebbe arrivare ad utilizzare i volontari anche per la prevenzione, in forme e modi da concordare con le istituzioni.

Dopo i fatti di piazza di Spagna, sono stati molti gli olandesi ad essersi iscritti al gruppo Facebook Roma Pulita!. Hai parlato con loro anche privatamente? Cosa dicono in Olanda?
Come ho avuto modo di scrivere, la cosa commovente è stata il ‘fiume’ di cittadini olandesi che, tra sabato e domenica hanno chiesto di aggregarsi al piccolo esercito di Roma Pulita!. Con molti di loro ho dialogato anche in privato e, a parte un paio di eccezioni, tutti gli altri hanno espresso la loro totale solidarietà per quanto accaduto e la voglia di scusarsi dal profondo del cuore per il comportamento dei loro connazionali. Mi hanno colpito le testimonianze di affetto accorate di tutti coloro (e sono davvero tanti) che hanno avviato programmi di raccolta fondi, l’ennesima prova di quanto la nostra città sia amata dagli olandesi civili.

Come è andato il sit – in? C’erano anche olandesi?
Il sit in si è svolto -ahinoi- sotto una pioggia battente e non credo ci fossero più di quaranta persone. Per me sono molte perché quelle persone hanno sfidato non solo la pioggia ma un traffico che sembrava volersi accanire sull’evento. Devo ringraziare i tanti giornalisti interessati al nostro incontro, le testate olandesi che hanno voluto ascoltare le nostre ragioni. Due di loro mi hanno colpito particolarmente: la prima che si chiedeva per quale motivo stessimo lì e, con un tono un po’ discutibile, ha voluto sapere se noi volessimo il risarcimento dello Stato olandese. Ovviamente la nostra risposta è stata ‘no’. L’altro, un provocatore della cui presenza ero stato avvertito, ha invece chiesto se odiassi l’Olanda, il Feyenoord, gli olandesi… Forse pensava di intervistare Crudelia De Mon…

Ci parli della lettera ricevuta dagli studenti olandesi?
A un certo punto ci hanno avvicinato un gruppo di studenti e studentesse olandesi che studiano a Roma e ci hanno consegnato una lettera. Si sono rivolti a me come se implorassero le nostre scuse e, ti assicuro, che l’intensità del volto di una ragazza, mi ha quasi commosso. Nella lettera le loro scuse, e, appunto, una sorta di invocazione del perdono.

Dall’Olanda dicono che i danni non verranno risarciti, non dalle istituzioni almeno. E anche se una decisione definitiva ancora non è stata presa, ieri la KNVB sembrava contraria all’idea di un’amichevole risarcitoria. Allora, voi cosa chiedevate all’ambasciatore con il sit-in?
Io non sono un restauratore di monumenti, non sta a me quantificare i danni. So solo che i danni non sono solo quelli della Barcaccia, ma anche quelli che hanno subito tanti cittadini che si sono visti danneggiare auto e vetrine, quindi sicuramente sono stati ingenti. Andando a parlare con l’ambasciatore Den Hond sapevamo bene che il diritto internazionale non impone ad alcuno Stato di rifondere i danni procurati da singoli cittadini, ma a noi interessava che l’ambasciatore prendesse impegni precisi e, in quest’ottica direi che è andata meglio di ogni immaginazione.

Siete stati ricevuti dall’ambasciatore. Vi siete salutati con una stretta di mano e quali promesse?
Ci siamo lasciati con un impegno dimostrativo di un cleaning a Campo de’ Fiori, possibilmente insieme al sindaco e possibilmente prima della partita di ritorno. E poi ci siamo lasciati con la promessa che l’ambasciatore farà pressioni sulla Federcalcio olandese per arrivare a disputare l’amichevole risarcitoria.

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