10 Maggio 2021

Pubblicato il

Sequestrati 2,3 mln al capo degli Irriducibili “Diabolik”

di Redazione

A Fabrizio Piscitelli sono contestati l'acquisto di immobili, società e la commercializzazione del marchio Irriducibili

Ancora guai per Fasbrizio Piscitelli, il "Diabolik" della Curva Nord della Lazio. Il noto capo ultras degli Irriducibili Lazio, attualmente rinchiuso presso il carcere di Rebibbia dopo essere stato arrestato per il suo ruolo di promotore e finanziatore di una organizzazione che importava hashish dalla Spagna, si è visto anche sequestrare dalla Guardia di Finanza di Roma 2 milioni e 300 mila euro in beni di vario genere.

Il sequestro è avvenuto dopo che le indagini di Polizia Tributaria e Guardia di Finanza che hanno accertato "un sperequazione tra i redditi dichiarati, o meglio non dichiarati e il patrimonio accumulato nel tempo, nonché nella 'carriera criminale' del soggetto. Gli interessi commerciali di Diabolik sono legati in primo luogo alla commercializzazione dei gadget della sua squadra del cuore, tra cui la riproduzione, in svariare forme, dell’immagine di Mister Enrich, un vecchio fumetto inglese, divenuto nel tempo il simbolo del gruppo degli 'Irriducibili' ".

 Il sequestro ha riguardato nel dettaglio: una società che commercializzava gadget degli Irriducibili; un’associazione culturale gestita con altri personaggi della tifoseria laziale, una società editoriale, due immobili a Grottaferrata, tre autovetture e conti correnti bancari e postali per un valore  di oltre 2.300.000,00 euro. 

Le indagini di polizia economico-finanziaria, avviate nell’aprile scorso su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, hanno confermato le evidenze investigative acquisite precedentemente in merito al notevole tenore di vita di "Diabolik" e del relativo nucleo familiare, a fronte dei modesti redditi dichiarati. Secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, Piscitelli aveva avuto nei primi anni '90 rapporti con il noto boss della camorra romana Michele Senese, il quale, proprio attraverso Fabrizio Piscitelli e il fratello Gennaro Senese, collaborava con il Clan Abate   della provincia di Napoli ma con  interessi nella Capitale, per l' importazione di eroina dalla Turchia e di hashish dalla Spagna. Piscitelli è inoltre coinvolto nel processo relativo alla scalata della Lazio ai danni del presidente Claudio Lotito.

 
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