29 Luglio 2021

Pubblicato il

Rappresaglia nel casertano

Santa Maria Capua Vetere. Violenza in carcere: presi a calci e manganello per ore

di Livia Maccaroni

L'ex detenuto Vincenzo Cacace: "Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli"

Carcere Santa Maria Capua Vetere
Carcere di Santa Maria Capua Vetere

Brutalità e sangue. Bastano due parole per descrivere ciò che è accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, quando la polizia penitenziaria ha pestato ferocemente, con pugni, calci e manganellate, i detenuti dell’istituto. La violenza è avvenuta a seguito di una protesta, messa in atto da centinaia di carcerati, dopo la notizia di un caso di positività al Covid-19 tra le mura del carcere. “Ci hanno costretto a metterci in ginocchio con la faccia al muro, dopodiché hanno iniziato a picchiarci, soprattutto con manganelli. Chi provava a voltare lo sguardo verso gli agenti veniva colpito al volto”.

La testimonianza dell’ex detenuto Vincenzo Cacace

Dopo oltre un anno rivive quelle scene di “violenza assurda”, come se fossero accadute poche ore fa. “Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli”. Sono le parole con cui Vincenzo Cacace, ex detenuto sulla sedia a rotelle, ricorda il pestaggio. “Sono stato il primo ad essere tirato fuori dalla cella insieme con il mio piantone perché sono sulla sedia a rotelle”, racconta. “Ci hanno massacrato, hanno ammazzato un ragazzo. Hanno abusato di un detenuto con un manganello. Mi hanno distrutto, mentalmente mi hanno ucciso. Volevano farci perdere la dignità ma l’abbiamo mantenuta. Sono loro i malavitosi perché vogliono comandare in carcere. Noi dobbiamo pagare, è giusto ma non dobbiamo pagare con la nostra vita. Voglio denunciarli perché voglio i danni morali”.

“Hai fatto benissimo”: i messaggi degli indagati

Agli atti dell’indagine su quella che il gip Sergio Enea definisce “un’orribile mattanza”, figurano anche le conversazioni estrapolate dai cellulari sequestrati agli indagati: agenti, graduati e funzionari. “Hai fatto benissimo”: così l’ex direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP) Francesco Basentini risponde, via chat, all’amministratore delle carcere della Campania Antonio Fullone che lo informa di avere disposto la “perquisizione straordinaria” del 6 aprile 2020 durante la quale si è scatenata la violenza della polizia penitenziaria contro i detenuti del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

La dichiarazione del Ministro della Giustizia

“Un’offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore, per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere”. Davanti ai video pubblicati di quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere – fatti salvi gli ulteriori accertamenti dell’Autorità Giudiziaria e tutte le garanzie per gli indagati – la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, parla di “un tradimento della Costituzione“.

Il video shock

Ore di terrore impresse anche in un video che mostra le manganellate e i calci ai detenuti – anche a uno in carrozzina – costretti a restare in ginocchio con le mani sulla testa e la faccia rivolta al muro. In alcune immagini si vedono gli agenti che creano corridoi umani per costringere i detenuti a passarci in mezzo. Poi le botte e gli spintoni, fino alle celle.

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Le misure cautelari

Per questi episodi, lunedì i carabinieri hanno notificato a 52 tra ufficiali e sottufficiali della Polizia Penitenziaria, in servizio quel giorno nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le misure cautelari emesse dal Gip, su richiesta della Procura, per i reati tortura, maltrattamenti, depistaggio e falso. Otto sono finiti in carcere e 18 ai domiciliari, mentre 23, tra cui il provveditore regionale alle carceri Antonio Fullone, sono stati raggiunti dalla misura della sospensione dal lavoro. Per gli arrestati inizieranno presto gli interrogatori di garanzia.

La difesa agli agenti penitenziari da parte dei sindacati

I sindacati continuano a fare scudo in difesa della Penitenziaria: stamani, davanti al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove sono detenuti otto agenti, il segretario generale del sindacato degli agenti della penitenziaria Spp, Aldo di Giacomo, ha tenuto una conferenza stampa nella quale si è detto “certo” che “il 6 aprile 2020 non vi fu alcun uso sproporzionato della forza, e che il tribunale del riesame ristabilirà la verità”.

Gli agenti alla “gogna mediatica”

All’iniziativa è intervenuto anche il deputato di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli, che ha espresso solidarietà agli agenti visitando quelli reclusi, e del M5s Antonio Del Monaco. In una nota poi, il sindacato Osapp si è detto invece preoccupato per la “campagna mediatica contro gli agenti, con tanto di nomi e cognomi pubblicati sui quotidiani”. Contro la “gogna mediatica” anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, che ritiene “inaccettabile l’esposizione cui sono state sottoposte le persone sotto indagine per le presunte violenze, con la pubblicazione in prima pagina delle fotografie di decine di loro”.

Il racconto delle vittime

C’è poi la voce delle vittime, impaurite (poche quelle che hanno parlato). “Non potevo non denunciare, ma altri compagni non lo hanno fatto perché ancora dentro, in balia degli agenti. Ad oltre un anno di distanza – confessa un ex detenuto – ho però ancora paura. Fu una cosa assurda, mai vista. Ci hanno pestato per ore, facendoci spogliare, inginocchiare, qualcuno si è fatto la pipì addosso, a qualcun altro furono tagliati barba e capelli. Il giorno dopo ci hanno fatto stare in piedi non so per quanto tempo vicino alle brande, come fossimo militari”.

 
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