13 Giugno 2021

Pubblicato il

Roma, pronti soccorsi affollati da casi d’influenza: meglio non portarci i bimbi

di Redazione

"Noi diamo priorità ai codici rossi e a quelli arancioni, e tutti gli altri bambini nelle lunghe attese rischiano di contrarre altri patogeni"

In clima di allerta per il rischio contagio da coronavirus, i pronto soccorso italiani devono fare i conti con i casi (reali) di influenza e bronchiolite. "Siamo in pieno picco di casi di influenza, e abbiamo ancora moltissimi pazienti con bronchioliti. Risultato? Nel fine settimana abbiamo avuto 220 accessi al pronto soccorso, e di certo non tutti i piccoli pazienti richiedevano una visita urgente" – afferma all'AdnKronos Salute, Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. A gennaio si è registrato un boom di casi di bronchiolite.

"La situazione per la bronchiolite non è ancora rientrata, e se il colpevole è spesso il virus respiratorio sinciziale, continuiamo però a trovare coinfezioni con i virus influenzali – dice Reale – Ad affollare il pronto soccorso sono adesso i casi di influenza, e questo anche se – evidenzia il medico – la stragrande maggioranza dei bimbi non dovrebbe essere portata in ospedale. Anche perché noi diamo priorità ai codici rossi e a quelli arancioni, e tutti gli altri bambini nelle lunghe attese rischiano di contrarre altri patogeni".

Come comportarsi dunque? "Il mio suggerimento in caso di patologie febbrili è quello di rivolgersi prioritariamente ai pediatri di famiglia o alle case della salute. Dovrebbero andare al pronto soccorso – spiega lo specialista all'Adnkronos – solo i neonati con meno di 3 mesi, i bimbi con difficoltà respiratorie o febbre alta da più di 5-6 giorni e i piccoli fragili, con altre patologie". Negli altri casi il pronto soccorso può rappresentare un rischio.

"Mi rendo conto che dopo un paio di giorni con la febbre i genitori si allarmano, ma affollare il pronto soccorso in queste settimane record per l'influenza può rivelarsi controproducente. Meglio contattare il pediatra e attendere le sue indicazioni", conclude Antonino Reale.

 
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