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Roma, mafia capitale. Pignatone: “Il mafioso parla da manager”

In una intervista al Sole 24 Ore, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, racconta i risvolti dell’inchiesta

In una intervista al Sole 24 Ore, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, racconta i risvolti dell'inchiesta: "Nella nostra inchiesta tutto si mescola: il mafioso parla da manager e da burocrate, il funzionario si presta a operazioni corruttive di impatto economico a volte minimo a volte significativo, pronto a ripeterle qualunque sia la postazione che la politica sceglie per lui; l'imprenditore accetta o addirittura cerca la protezione del mafioso, mentre delicati incarichi amministrativi di nomina politica vengono affidati a persone indicate da Carminati. Altra caratteristica, è l'assoluta trasversalità dei rapporti con il mondo politico e della corruzione che ne consegue. Abbiamo ritenuto di poter contestare reati di associazione di tipo mafioso, corruzione e turbativa d'asta; Il Gip ha adottato questo impianto e nella sostanza, abbiamo avuto la conferma del Tribunale del Riesame. Possiamo dire che ora esiste un punto fermo dal quale procedere: nella Capitale opera da tempo un'associazione a delinquere di stampo mafioso che muove leve e si insinua in interessi consistenti, con contatti con la politica e la pubblica amministrazione".

"Possiamo dire che sembra accentuata un'interazione, direi paritaria, tra ambiti profondamente diversi, che però realizzano una sofisticata convergenza di fini. E con un ruolo di primo piano di esponenti dell'amministrazione cittadina che si sono adoperati per deviare fondi pubblici a favore dell'associazione mafiosa, da questa ripagati in denaro per l'accesso al network politico – burocratico di cui erano al centro. Parrebbe, la loro, un'adesione inedita e volontaria, con la piena consapevolezza, almeno per alcuni, del ruolo centrale di Carminati e dei suoi accoliti"

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