14 Aprile 2021

Pubblicato il

Ritiro Salva Roma, M5S: “Il PD vuole fare le scarpe a Marino”

di Redazione

La denuncia del MoVimento 5 Stelle: l'ostruzionismo solo un capro espiatorio

Più o meno unanime la voce delle istituzioni capitoline, sul ritiro del decreto Salva Roma: Roma a rischio default a causa dell’ostruzionismo di Lega Nord e MoVimento 5 Stelle. A partire dal sindaco Ignazio Marino, che scrive: “Tutto è sbagliato, a cominciare dal nome: Salva Roma. Se si prende seriamente in considerazione che questa è la Capitale d’Italia e che quello che chiediamo è semplicemente la restituzione di un prestito, io sono disponibile e onorato di fare la mia parte. Se invece l’idea è quella che Roma debba chiudere, che le municipalizzate debbano fallire, io non sono disponibile. Quello è un altro lavoro e nel caso non sarò io, ma un commissario liquidatore a licenziare migliaia di persone e a vendere tutte le aziende del Comune”.

Gli fa eco il suo vice, Luigi Nieri. “Il cosiddetto 'Salva Roma' deve essere approvato alla Camera entro il 28 febbraio, altrimenti sono guai seri per la nostra città. Ci sono, però, due partiti che stanno facendo un ostruzionismo irresponsabile: Lega Nord e M5S. Se era prevedibile che la Lega cercasse di affossare l’economia di Roma, lascia sconcertati l’atteggiamento dei 5 stelle che, cercando di danneggiare il governo appena insediato, finiscono per danneggiare, invece, Roma e i suoi cittadini. Per puro calcolo politico. E’ un colpo basso che gli elettori romani del M5S certamente non meritano!” – scrive Nieri sulla sua pagina Facebbok. Della stessa idea anche Gianluca Peciola, di Sel.

Il consigliere comunale Alessandro Onorato ha imputato alla Lega e al M5S il rischio del “fallimento dei conti del Comune di Roma: per l'ostruzionismo della Lega e del Movimento 5 Stelle – ha dichiarato – il governo ha deciso di ritirare il provvedimento. Il governo Renzi ha appena annunciato che ne preparerà un altro: faranno in tempo?”.

Un po’ diversa, la voce del consigliere regionale Fabrizio Santori, che nel suo intervento non nomina Lega e M5S, ma si concentra sul sindaco Marino. “Qualcuno informi Marino di ciò che è accaduto oggi in Parlamento – ha dichiarato – è probabile che il Sindaco marziano non si sia neanche reso conto della gravità della situazione. Allo stesso modo di come non si è reso conto del degrado in cui vive la città e dell’immobilismo della sua Amministrazione. Si dimetta prima di subire l’umiliazione del commissariamento”.

“Non vorrei si approfittasse di questa situazione per svendere delle aziende di Roma” – ha dichiarato il consigliere comunale Giovanni Quarzo al Tg5.

“Deve essere convocato immediatamente un Consiglio comunale straordinario dove Marino deve dire se ha una strategia per fronteggiare questa emergenza altrimenti è meglio che si dimetta immediatamente, perché ogni giorno che passa rende più gravosa la situazione del 2014” – è quanto ha dichiarato l’ex primo cittadino Gianni Alemanno.

E mentre i più puntano il dito contro i grillini e i leghisti, il MoVimento 5 Stelle di Roma non ha dubbi: il Pd vuole fare “le scarpe al sindaco sulla pelle dei cittadini romani”, l'ostruzionismo solo un capro espiatorio.

“Il Decreto Salva Roma rappresentava l'ennesimo salvataggio della Capitale dalla Malapolitica – dichiarano i 5 Stelle della Capitale – Dopo i 12 miliardi di euro di buco lasciati da Veltroni nel 2008 "coperti" con l'istituzione della gestione commissariale, si voleva trovare rimedio al buco lasciato dal precedente sindaco Alemanno che alla fine del 2013 era di oltre 800 milioni di euro”.

Ma, si chiedono gli esponenti capitolini del MoVimento, “come mai se questo decreto era così importante, la maggioranza, onerata di farlo convertire in legge entro i 60 giorni dalla sua emanazione, lo ha lasciato in Senato per oltre 50 giorni, portandolo all'esame della Camera solo 3 giorni prima della scadenza, rendendo così impossibile un tempestivo dibattito?”.

Non solo. Il decreto, sottolineano i grillini, era “l’ennesimo decreto contenente norme eterogenee di ogni sorta, ivi incluso l'ex-emendamento Lanzillotta, poi divenuto emendamento Santini, contenente norme di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici, in palese spregio dell'esito referendario 2011”. Gli emendamenti presentati in Parlamento dal 5Stelle, spiegano da Roma, erano quindi in “contrasto con questa norma scellerata”, a salvaguardia “dei beni pubblici e dell'interesse dei cittadini”, e non bieco ostruzionismo di principio.

“Ci chiediamo quindi perché – proseguono nell’articolo apparso sul loro blog – vista la fondamentale importanza del provvedimento, la maggioranza non abbia utilizzato i "soliti" sistemi della Fiducia e della Ghigliottina per abbreviare il dibattito e farlo approvare: a pensar male (che si fa peccato ma spesso ci si azzecca) ci viene il dubbio che sia lo stesso PD a non avere alcuna intenzione di sostenere il Sindaco Marino. E di questo abbiamo avuto evidenza in questi mesi con comportamenti "ostruzionistici" da parte della stessa maggioranza nell'Aula Giulio Cesare, quali la continua mancanza del numero legale, le innumerevoli sedute (nove) impiegate per far passare la delibera sull'anagrafe dei rifiuti, la proroga della delibera 70 in accoglimento dell'emendamento del consigliere Cantiani del PDL”.

“Pertanto – concludono – respingiamo fermamente qualsiasi tentativo di addebito del fallimento della città di Roma, di cui le maggioranze (attuali e passate) debbono prendersi ogni responsabilità e ammettere la loro totale incapacità. Evidentemente il PD vuole fare le scarpe al sindaco Marino giocando sulla pelle dei cittadini romani”.

 
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