18 Settembre 2021

Pubblicato il

Riccardo Del Fra Quintet “My Chet My Song” alla Casa del Jazz

di Redazione
Registrazioni mescolate con le composizioni originali di Del Fra ispirate dallo stesso Chet Baker

“Summertime”, per la rassegna di concerti all’aperto nel parco della Casa del Jazz, sabato 16 luglio Parco della Musica Records presenta: RICCARDO DEL FRA QUINTET “My Chet My Song” con Magnus Schriefl, tromba & flicorno,Maurizio Giammarco, sassofoni, Bruno Ruder, pianoforte, Riccardo Del Fra, contrabbasso, arrangiamenti e composizioni, Dré Pallemaerts, batteria. Con My Chet, My Song Riccardo Del Fra presenta la sua visione personale della musica e della poetica di Chet Baker.

Un universo ricco di sogni e storie, luminoso e magnetico. Gli standard più cari a questo grande artista e resi eterni dalle sue storiche registrazioni sono mescolati con le composizioni originali di Del Fra ispirate dallo stesso Chet Baker. Gli arrangiamenti di Riccardo Del Fra rivisitano questi brani facendoli divenire un terreno di giochi musicali dove con delicatezza si bilanciano rispetto per la tradizione e grande interesse per il linguaggio musicale contemporaneo.

Dichiara lo stesso Del Fra: “Non capita spesso a un artista di essere chiamato da un direttore di festival e ricevere la proposta di un ambizioso progetto come la commissione di una creazione con un’orchestra classica, da eseguire di fronte a migliaia di persone, registrata dalla radio nazionale e ripresa per una trasmissione televisiva. Io ho avuto il piacere che ciò accadesse a me, grazie a Jean-Louis Guilhaumon, direttore del festival Jazz di Marciac nel sudovest della Francia, e alla sua   collaboratrice Helene Manfredi, una mia cara amica. La creazione doveva essere un omaggio a Chet Baker, un grande artista che ho avuto il privilegio di accompagnare regolarmente per molti anni.

Gli avevo già fatto un tributo dopo la sua scomparsa con il disco “A Sip Of Your Touch”, un album di duetti con la partecipazione di numerosi solisti ospiti. Una serie di domande mi è saltata subito alla mente per Marciac: come fare un tributo con orchestra senza cadere in un esercizio di stile? Come si possono eseguire le stesse canzoni suonate migliaia di volte e dare loro nuova vitalità?

Avendo una naturale tendenza a evitare stereotipi, malgrado io ami profondamente gli standard jazz, mi sono sempre entusiasmato a comporre all’interno di schemi musicali “abituali” e a inserirvi sorprese, in particolare lavorando sulla forma, per esempio creando introduzioni “con cassetti”, concependo interludi, inventando nuove sequenze armoniche per l’improvvisazione, o anche unendo in medley un pezzo di repertorio con una mia composizione.

Il principio consiste nel creare del “nuovo” partendo da cellule melodiche e ritmiche dell’ “antico”. Questo è stato il mio approccio quando, per esempio, ho scritto le introduzioni e gli interludi di “I am A Fool To Want You” o di “I Remember You”, pensando anche ai testi delle canzoni, ma dalla mia prospettiva di oggi.

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Il mio arrangiamento di “Love For Sale” ispirato da quello che Don Sebeski aveva scritto per Chet via via si trasforma in un brano giocoso dedicato a Wayne Shorter. Con la sua melodia ingenua ma riarmonizzata, “But Not For Me” diventa nella mia immaginazione un volo attraverso gli immensi spazi di paesaggi americani sulle note di “Oklahoma Kid” – “yes, they’re writing songs of love, also for you”.

“Wind On An Open Book”: pagine della mia vita si sfogliano con un soffio di vento. Momenti quasi dimenticati, portati alla superficie della mia memoria, riletti con lo sguardo di oggi. E le mie riflessioni per le possibili pagine future.  E’ così che ho osato ritoccare “My Funny Valentine”. Ma qui non si tratta più di arrangiamento. Si tratta di riscrittura. La celebre cellula tematica diventa l’elemento generativo di un nuovo mondo. Un mondo alimentato anche dall’esperienza di vita personale. “My Tragic Valentine”. Ma anche “My Hopeful Valentine”!

Sulla scia del Festival di Marciac, My Chet My Song è diventato un quintetto che ha girato e ancora gira in Europa, particolarmente in Germania, dove ho avuto l’opportunità di incontrare l’orchestra dei mitici Studios di cinema di Babelsberg. Con un’orchestra di tale qualità e solisti sensibili al mio approccio, mi sono potuto avventurare in esplorazioni raramente tentate dalle usuali formazioni jazz.

Airelle Besson porta con sé un mondo di invenzioni melodiche e emozioni palpabili, mentre il sassofono di Pierrick Pedron brucia con sensualità e energia. Entrambe sostengono i temi e le mie melodie in modo esemplare. Billy Hart, pittore e scultore del tempo, mette in rilievo l’architettura con il suo swing tanto naturale.

La generosa e impegnata presenza di Bruno Ruder sublima il tutto con la piacevole creatività dei suoi soli. La scrittura è pensata qui al servizio dell’improvvisazione. E il mio contrabbasso è felice in mezzo a tutto ciò. Le pagine scorrono. Finestre aperte. Pagine scritte o bianche. Come loro, tra caso e necessità, noi vibriamo. Dunque siamo.

Casa del Jazz: viale di Porta Ardeatina, 55

 
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