01 Marzo 2021

Pubblicato il

Il Capo dello Stato torna al centro della scena

Responsabili e irresponsabili, Conte si (semi) salva e ora aspetta Mattarella

di Mirko Ciminiello

Il Senato vota la fiducia al Governo, che però non raggiunge la maggioranza assoluta. Ora la palla passa di nuovo al Quirinale, e il precedente del 2018 non fa stare sereno l’esecutivo

responsabili e irresponsabili: giuseppe conte e sergio mattarella
Il Premier Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Tutta questione di responsabili e irresponsabili. Categorie ondivaghe e sfuggenti i cui contorni – proprio come la reputazione – mutano in base alla sensibilità del soggetto politico. Soprattutto in riferimento alla crisi di Governo che pare in via di risoluzione dopo la fiducia concessa dal Senato al bi-Premier Giuseppe Conte – però senza maggioranza assoluta. Dettaglio non trascurabile, anche perché ora la palla torna nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella. E c’è un precedente recente che non dovrebbe far dormire sonni tranquilli al fu Avvocato del popolo.

Responsabili e irresponsabili

Responsabili e irresponsabili, dunque, con la malizia negli occhi di chi guarda. Per la maggioranza rosso-gialla, per esempio, irresponsabile è stato il leader italovivo Matteo Renzi nel momento in cui aveva deciso di ritirare i propri Ministri. E responsabili sono stati i “costruttori” che a Palazzo Madama hanno puntellato il BisConte dimezzato, confermando la fiducia all’esecutivo con 156 voti favorevoli.

Asticella che però resta più bassa rispetto a quella quota 161 che rappresenta la maggioranza assoluta alla Camera Alta. E che, pertanto, apre delle importanti questioni politiche.

Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, aveva avvisato per prima il Presidente del Consiglio: «se non avrà 161 voti dovrebbe riflettere se presentarsi dimissionario al Quirinale». Già, il Quirinale. Tornato, inevitabilmente, al centro della scena.

maria elena boschi
Il capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi

Nei giorni scorsi, il Presidente della Repubblica aveva nuovamente evocato la necessità di «maggioranze solide e con un perimetro ben chiaro». Ovvero, l’opposto di quella «raccogliticcia» – per usare l’espressione di Emma Bonino – che ha (semi)salvato Giuseppi anche grazie all’apporto dei senatori a vita trasformatisi in Segre-tari. Oltre che, ça va sans dire, di «chi veniva sprezzantemente definito un voltagabbana e che adesso fate assurgere a salvatore della Patria», sempre per dirla con l’esponente di +Europa.

C’era però stata anche una seconda velina quirinalizia. Secondo cui, se il leguleio volturarappulese non fosse stato bocciato dall’Aula e avesse spinto per un Governo di minoranza, il Colle avrebbe solo potuto prenderne atto. Anche se questo significherebbe smentire se stesso.

Cosa farà il Presidente Mattarella?

«Siete sicuri che il Presidente della Repubblica vi consentirà di governare in assenza di una maggioranza assoluta, dopo che nel 2018 si è rifiutato di dare l’incarico al centrodestra perché non c’era la certezza sui numeri? Pensate che le regole della democrazia valgono solo per il centrodestra? Le regole valgono per tutti».

Così Giorgia Meloni, leader di FdI, aveva ricordato nel corso del suo intervento alla Camera quanto era accaduto tre anni fa. Parlando a nuora (il Governo) perché suocera (Mattarella) intendesse che usare due pesi e due misure sarebbe incomprensibile. Alla coalizione a guida Matteo Salvini non fu permesso cercare i voti parlamentari di quelli che il Signor Frattanto ha chiamatovolenterosi”: perché ora dovrebbe essere diverso?

matteo salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini

Tanto più che neppure i numeri (al momento, risicatissimi) del neonato gruppo MAIE-Italia 23 sembrano offrire certezze a Palazzo Chigi. Al punto che l’ex Rottamatore, dopo il voto a Montecitorio, ha profetizzato con una certo sarcasmo che «tra due mesi saranno punto e a capo».

Va da sé che, per l’opposizione, i ruoli di responsabili e irresponsabili si ribaltano. Come, d’altronde, è stato anche per un esponente governativo di spicco come il Ministro degli Esteri pentastellato Luigi Di Maio. Che del resto, come ha ironizzato Maurizio Gasparri, capogruppo azzurro in Senato, presto «diventerà Di Maie».

In quest’ottica, rischia di finire nella bufera anche il Capo dello Stato, che ha ormai in mano il cerino della crisi. Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Gli scenari più probabili sono noti: un Conte-ter, un incarico a una figura terza, oppure (più staccate) le elezioni anticipate. Il che implica che, in un modo o nell’altro, avremo presto a che fare con un Governo… conta. E tutti gli Italiani potranno, renzianamente, stare sereni.

 
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