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27 Novembre 2021

Pubblicato il

Piano rom, il Campidoglio vuole chiudere anche il campo di Castel Romano

di Redazione
Agli abitanti sarà offerto un bonus casa fino a 800 euro al mese, oppure si proverà con la formula dei "rimpatri volontari assistiti"

L'obiettivo del Campidoglio è smantellare la più grande baraccopoli della Capitale: l'insediamento di Castel Romano, a due passi dalla Pontina, una delle statali più trafficate (e pericolose) d'Italia, vicino al grande outlet meta di tanti turisti e romani a caccia di affari a prezzi ribassati.

La giunta di Virginia Raggi è pronta all'azione. Dopo aver sbaraccato i container del Camping River sulla Tiberina, ora l'obiettivo è lo sgombero delle baracche della Pontina, dove vivono, stando all'ultimo censimento, oltre un migliaio di nomadi, perlopiù romeni e slavi. A loro, sarà offerto un bonus casa, vale a dire un assegno mensile fino a 800 euro, per massimo due anni, per trovarsi un appartamento in affitto e mollare la roulotte.

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Ovviamente l'assegno è previsto solo per le famiglie a basso reddito. Altrimenti, per chi viene dalla Romania, si proverà con la formula dei «rimpatri volontari assistiti». È già avvenuto per una quarantina di ospiti del River, tornati in Transilvania, con l'assicurazione che Palazzo Senatorio avrebbe continuato a mandare, un po' per volta, bonifici per 3mila euro all'anno. Poco o niente per vivere in Italia, ma un buon gruzzolo per le campagne romene, dove lo stipendio medio non supera i 400 euro al mese.

Virginia Raggi ha chiesto ai suoi un'accelerazione su Castel Romano, e la delibera dovrebbe essere votata in giunta subito dopo Capodanno

Al confine con Pomezia e a oltre 30 chilometri dal centro di Roma, il campo di Castel Romano è balzato varie volte agli onori delle cronache, non certo per episodi meritori: furti, rapine – anche ad opera di baby gang – e ancora roghi tossici e massi killer scagliati dai cavalcavia sulla Pontina.

Le baracche si sviluppano per oltre 40mila metri quadri, divise in quattro cittadelle. L'insediamento è nato nel 2005 per accogliere le famiglie sgomberate dal campo abusivo di vicolo Savini. Tra il 2010 e il 2012, il villaggio è stato allargato, per ospitare i rom sfrattati dagli insediamenti della Martora e di Tor de' Cenci. Oggi le condizioni sono pessime, e le abitazioni sono rappresentate da container vecchi e arrugginiti, all'interno dei quali gli spazi sono insufficienti e le condizioni igieniche molto approssimative

 
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