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02 Ottobre 2020

Pubblicato il

Pelù risarcisce Renzi. AAA Scuola antiquerele cercasi. Massima urgenza

di Federico Zamboni

Nel 2014 il cantante aveva definito l’allora premier “il boyscout di Licio Gelli”. Adesso paga e si scusa per evitare il processo

Fermatevi al caso specifico e ci troverete ben poco da eccepire: l’affermazione che Piero Pelù scodellò nel corso del Concerto del Primo Maggio, edizione 2014, era effettivamente calunniosa e perciò Matteo Renzi aveva ottimi motivi per querelarlo.

Sentirsi definire “il boyscout di Licio Gelli” era grossa. Ed essendo buttata lì senza nessuna prova a sostegno, si prestava alla perfezione alla replica per via giudiziaria. Che però, sottolinea il Corriere della Sera oggi in edicola, non è arrivata subito, quando l’allora leader del PD era anche il presidente del Consiglio, ma solo in tempi assai più recenti. Dopo la scissione dai Democratici e la creazione di Italia Viva.

Pelù, all’epoca, era stato molto secco: «Pagherò le conseguenze di quello che ho detto ma non me ne frega nulla. Questi ragazzi hanno bisogno di sentire qualcuno che dica certe cose. Ormai i mezzi di distrazione di massa sono compatti sulla propaganda. Ci vuole una voce fuori dal coro».

Oggi, invece, ha deciso di scansare il processo e di chiudere la questione con il classico accordo stragiudiziale: 20mila euro di indennizzo e, quel che più conta, le sue scuse. Sono infatti queste ultime, a fare la differenza. Mentre la transazione economica è un accorgimento prettamente tecnico, che ha solo lo scopo di evitare la possibilità di esborsi maggiori, le scuse pongono un problema più serio. E vanno a contraddire la risolutezza manifestata a suo tempo.

Già. Gli stessi “ragazzi” che avevano bisogno di sentire qualcuno etc. etc. avrebbero anche bisogno di qualcuno che si batta fino all’ultimo per difendere ciò che ha affermato/urlato in precedenza. Ti condannano in tribunale? Amen. La sentenza ti obbliga solo a prenderne atto. Non a ricusare le tue opinioni. Pur subendo la sanzione prevista dalla legge, tieni alto il vessillo dell’ostilità nei confronti del bersaglio contro cui ti eri scagliato. E allora sì, che l’esempio rimane tale. Anzi, ne esce rafforzato.

Con la sua marcia indietro, al contrario, Pelù vanifica la sua levata di scudi del 2014 e la riduce a un’intemperanza occasionale. Ha sbraitato, lo hanno contrattaccato, si è affrettato a tornare nei ranghi.

L’unico merito, del tutto involontario, è che ci dà modo di riflettere sulle tattiche più opportune alle quali attenersi nell’andare all’assalto dei potenti. Per continuare ad additarli al pubblico ludibrio, ma rendendo molto meno facile la rappresaglia delle querele.

La rappresaglia. O la minaccia preventiva.

Tranchant, ma con giudizio

Gran bella cosa, la correttezza. L’attenzione alle parole che si usano. La consapevolezza che la libertà di espressione non può sconfinare nell’insulto gratuito, nella maldicenza, nella calunnia.

Ma.

Ma poi c’è la vita reale. Gli effettivi rapporti di forza tra governanti e governati. Tra i soggetti che decidono e i cittadini che subiscono gli effetti di quelle decisioni. Tra i  potenti e i sudditi.

E qui il discorso si fa molto più complesso. Perché il totale rispetto delle regole presuppone una sostanziale parità di condizioni tra i soggetti che si affrontano. Come in un duello: entrambi i contendenti si sottomettono ai medesimi vincoli, affidando l’esito dello scontro alla sola abilità individuale.

Ma quelli di cui parliamo non sono duelli. E men che meno sono duelli cavallereschi. Tranne che si voglia ragionare in modo puramente astratto, e perciò del tutto incapace di cogliere le enormi differenze tra forma e sostanza, il punto di partenza di qualsiasi analisi politica è che si tratta di una lotta ad armi impari. In cui l’establishment opera dall’alto di una lunghissima serie di vantaggi, mentre chi lo voglia contrastare deve fare i conti con altrettanti fattori di debolezza.

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L’establishment ha immensi capitali da investire nella conservazione e nell’ampliamento del proprio dominio. Ha la possibilità di cambiare le leggi esistenti per adattarle ai suoi scopi. Gode di un vasto schieramento mediatico a suo favore. Di una magistratura che difficilmente si mette di traverso.

Questo divario esiste e non va mai dimenticato. Ogni volta che si punta il dito contro qualcuno del Palazzo e lo si fa ricorrendo a frasi ad effetto e a toni da slogan, è essenziale non lasciarsi travolgere dall’avversione istintiva. Ciascun colpo, al contrario, va esploso solo dopo aver preso accuratamente la mira. E questo vale anche, o soprattutto, per le versioni più sintetiche e tranchant. Da un lato ci si cautela sul piano legale. Dall’altro, si diffonde la consapevolezza che il Potere non si batte strillacchiando insulti ma denunciandone le vere strategie dietro le dichiarazioni di facciata.

Sono tecniche, indispensabili, da studiare in profondità. Da apprendere. Da insegnare ad altri.

AAA Scuola antiquerele cercasi.

O offresi.

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