Vuoi la tua pubblicità qui?
02 Dicembre 2022

Pubblicato il

Essere Papa

No a Bergoglio e no a Benedetto XVI: Mons. Viganò mira al papato? Legittimo sospetto

di Andrea Cionci
A meno di non considerare Mons. Viganò uno che cambia idea come tira il vento, l’unica spiegazione è questa...
Mons. Carlo Maria Viganò
Mons. Carlo Maria Viganò

L’articolo su Mons. Viganò pubblicato l’altro giorno su Libero ha creato una certa maretta. Nonostante due anni di inutili tentativi di contatto, per cercare di far comprendere la realtà della sede impedita di papa Benedetto a Mons. Viganò e ai suoi sostenitori, il vaticanista Aldo Maria Valli, il prof. Viglione e altri di area tradizional-sedevacantista, hanno tutti opposto un muro di ghiaccio, ignorando in modo totale la Magna Quaestio. Inspiegabile e masochistico: la sede impedita, anche solo come ipotesi di scuola (non a caso ci si stanno applicando i canonisti di Bologna col gruppo di studio “sul papa emerito e il papa impedito”), offre la perfetta soluzione, coerente sul piano teologico, storico, canonico, documentario e profetico. Quindi, perché non prenderla almeno in esame?

Vi stiamo urlando da due anni una situazione circostanziata in modo enciclopedico e ridondante: che Benedetto XVI non ha abdicato, ma si è ritirato in sede impedita che non è un arcano cavillo scovato nel Diritto canonico, ma è la realtà parallela alla sede vacante.

Canone 335: “Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale”.

Non è difficile: se il papa rinuncia al munus c’è l’abdicazione, se rinuncia al ministerium è impedito. E Benedetto è nella seconda situazione, cosa che lo lascia unico papa e che fa di Bergoglio un antipapa la cui opera dovrà essere annullata completamente. E’ il piano perfetto della Discessio descritta da Ticonio: un pomeriggio di libertà alla “chiesa del diavolo” per manifestarsi e poi, puf, combustione escatologica. Perché ci sarà sicuramente il giorno in cui il papa non sarà più in sede impedita, (potete immaginarlo) e allora potrà “parlare” liberamente.

Siete d’accordo? Non siete d’accordo? Come volete, ma parliamone.

Capite bene che la questione sede impedita sì/no è vitale, sostanziale, ineludibile: infatti, se Ratzinger è impedito, Bergoglio è antipapa e un antipapa non può nominare cardinali; quindi se ad un futuro conclave prendessero parte 83 non-cardinali bergogliani su 132 (vale a dire il 62%), eleggerebbero un altro antipapa. Capite perché non si può opporre indifferenza a una simile questione?

E allora, come mai Mons. Viganò e i suoi non prestano la minima attenzione, ma si rifiutano ostinatamente e incomprensibilmente anche solamente di discuterne? Perché attingono a scritti del 25enne Ratzinger per mettere in luce quelle scivolate progressiste che furono poi dallo stesso pubblicamente respinte?

Sua Eccellenza dovrebbe farci capire piuttosto perché non è d’accordo sulla questione canonica, tralasciando i fatti di mezzo secolo fa. Non sappiamo se sostiene che l’uso di munus e ministerium sia stato un vezzo letterario, come dicono alcuni, o se propende per la teoria del “papa diavolo di don Curzio Nitoglia, (il quale dimentica che il papa è il successore di Pietro, e non di Giuda), o se pensa, come Mons. Schneider, che Bergoglio è papa perché meglio un papa non cattolico che niente.

Qualcuno maligna sul fatto che quella di Mons. Viganò non sarebbe altro che una “dissidenza controllata” da Bergoglio, tanto da non aver subìto – effettivamente e stranamente – alcuna sanzione canonica: per quanto si sia auto esiliato, non è stato sospeso a divinis, né scomunicato, o ridotto allo stato laicale, sorte invece toccata a don Minutella e a tutti coloro che mettono il dito nella piaga: cioè che Bergoglio non è il papa.

Ci rifiutiamo di credere a una simile possibilità, anche perché Mons. Viganò è certamente un critico feroce e puntuale di Bergoglio e ne mette in luce tutti gli aspetti negativi, sebbene non citi quello essenziale che “giustifica” gli altri: cioè che non sia il papa.

Viceversa, molti suoi ammiratori si illudono che l’arcivescovo, in realtà, sia segretamente dalla parte di Benedetto XVI e lo riconosca come vero papa, ma questo è smentito dai fatti e “i fatti sono cose ostinate”. Ecco cosa dichiarava nel 2021 l’arcivescovo:

L’asservimento di Bergoglio all’ideologia globalista è talmente scandaloso da essere compreso anche dai comuni fedeli, che in virtù del sensus Fidei colgono l’indole eversiva di questo «pontificato» e si rifugiano nell’idea che Benedetto XVI sia il vero Papa”.

A conferma, una posizione ribadita da Mons. Viganò anche negli ultimi giorni è quella espressa il 5 ottobre al giornalista Usa Michael Matt: “Andrebbe anche detto che la Rinunzia di Benedetto XVI e il monstrum canonico da lui partorito del “Papato emerito” hanno inferto un colpo micidiale alla Chiesa, rendendo possibile il compimento del piano contro di essa che prevedeva l’elezione di un papa che assecondasse l’agenda dell’élite”.

Allora, se Bergoglio è papa, Benedetto ha rinunciato e noi poveri sempliciotti, quindi, ci illudiamo che sia ancora il papa e, pubblicando 350 articoli di inchiesta sul tema, con decine di specialisti, e un saggio bestseller “Codice Ratzinger” da 340 pagine che viene presentato in tutta Italia grazie al moto spontaneo dei fedeli, abbiamo perso il nostro tempo. (A proposito: il 13 novembre presentazione a Gubbio, il 19 a Cosenza, il 27 Catania, il 3 dicembre a Pordenone [bis] il 4 a Bologna).

Ergo, Mons. Viganò non è né con papa Francesco, né con l’ex papa Benedetto. Eppure, non è che ci può essere uno che “è un po’ papa e un po’ no”. O lo si è, o non lo si è. Tu es Petrus. Pietro è chi ha il munus, e siccome il munus ce l’ha Benedetto, il papa è lui. Come mai non governa? Perché è impedito.

Ora, torniamo, per fare un esempio, al 1559, quando la protestante Elisabetta I Tudor usurpa il trono della cattolica Maria Stuart. I lord si dividono, o con la prima, o con la seconda, ma spunta un lord Smith che invece non sta né con l’una né con l’altra. Anzi, reputa Maria Stuart non più regina, ma colpevole e mezza complice dell’usurpazione del trono inglese. Gli rivelano che la Stuart ha un piano perfetto per sconfiggere Elisabetta, ma il lord fa finta di nulla. Che strategia starà mai conducendo Smith? E’ abbastanza intuitivo: quella di presentarsi come terzo polo, come futuro monarca il quale – lui sì, dopo quelle due regine incapaci – rimetterà le cose a posto.

Purtroppo, dal punto di vista logico, considerando Mons. Viganò e i suoi perfettamente in grado, a livello cognitivo, di comprendere la questione della sede impedita e la sua ovvia ufficializzazione futura, la loro condotta non si può spiegare, al momento (ma siamo aperti a spiegazioni alternative), altrimenti che con questo obiettivo: quello di diventare papa egli stesso, dopo Bergoglio.

Forse sarebbe un ottimo papa Mons. Viganò. Il problema è però che dovrebbe essere eletto da un conclave valido, composto da “coloro a cui compete”, cioè dai cardinali pre-2013 cui accennava infallibilmente Benedetto XVI nella sua Declaratio.

Ecco che la strategia di Viganò si delinea plausibilmente: parlare malissimo di Bergoglio, facendo comprendere ai non-cardinali bergogliani che, su questa strada, la Chiesa andrà a sbattere; ma allo stesso tempo parlare male di Benedetto XVI, per far ignorare il suo geniale piano di salvezza della Chiesa, attuato con la sede impedita e così, in un prossimo conclave invalido, fare incetta di voti anche presso i veri cardinali ratzingeriani pre-2013. (Può essere eletto papa anche un non-cardinale sopra gli 80 anni)

Non è un caso che, allo stesso tempo, pur alleato con le propaggini sedevacantiste, Mons. Viganò si guardi bene dal delegittimare tutti i papi dal 1958 ad oggi, altrimenti decadrebbe anche lui come arcivescovo.

Riepiloghiamo: Viganò resta nella Chiesa riconoscendo Bergoglio papa ed evitando così la scomunica; riconosce le false porpore dei cardinali bergogliani post-2013 in modo da non metterseli contro; approverà un conclave invalido comprendente questi ultimi, conservando loro la berretta e cercando di raccogliere consensi da entrambi gli schieramenti.

Appare quindi in una nuova luce la sua parziale apertura del 5 aprile 2021, da Valli, rimasta poi lettera morta, quando concedeva che l’abdicazione di Benedetto potesse, forse, essere invalida. Perché non ha proseguito con l’indagine? Logicamente, ci può essere solo una spiegazione, ovvero che si trattasse di un avvertimento ai falsi cardinali bergogliani: “Se non votate per me, apriamo il vaso di Pandora dell’abdicazione di Ratzinger e voi perdete la porpora”.

A meno di non considerare Mons. Viganò uno che cambia idea come tira il vento, l’unica spiegazione è questa.

Appare dunque verosimile la strategia da fine diplomatico, quale è l’arcivescovo, ma che fa i conti senza l’Ostia, ovvero si svolge nella più assoluta indifferenza verso l’aspetto sacro dell’investitura papale, cioè il munus, che viene da Dio è che è rimasto a Benedetto XVI.

E non è un caso che Bergoglio lo lasci indisturbato. Non perché Viganò sia suo complice, ma perché sta realizzando, inconsapevolmente, proprio il piano di Francesco: quello di lasciare a capo della Chiesa un altro antipapa privo del munus. Anche se, per un assurdo caso, il prossimo conclave spurio eleggesse un cardinale tradizionalista, pre o post 2013, questi sarebbe comunque un antipapa, senza munus e quindi privo dell’assistenza dello Spirito Santo.

Bergoglio vince comunque, dato che il suo è un obiettivo spirituale, non politico, quello di consegnare mani e piedi la Chiesa di Cristo ad “altri”. Per Bergoglio, che eleggano il non-cardinale modernista Zuppi o il vero buon card. Burke, tradizionalista, fa poca differenza, alla fine: l’importante è che non sia un papa legittimo, cioè che non sia eletto da veri cardinali alla morte o regolare abdicazione di Benedetto XVI. L’importante è che il prossimo biancovestito non abbia il munus e quindi che non ci sia lo Spirito Santo ad assisterlo. Il resto andrà da sé perché Bergoglio crede – molto più di Mons. Viganò, evidentemente – che queste non sono questioni gestite dagli uomini.

Ora, i possibili detrattori, sempre attingendo all’offesa personale, diranno che questo articolo è una malignità, una calunnia irriverente. No: è un percorso logico e molto rispettoso dell’intelligenza di Mons. Viganò che, riteniamo, non scrive cose tanto per scriverle. Attenzione, quindi, alle contestazioni superficiali, questa analisi è “aristotelica”: se non stai né con il re, né con l’usurpatore, se ti rifiuti anche solo di considerare una strategia di salvezza predisposta dal monarca spodestato, se non opponi una spiegazione credibile per rifiutarla, vuol dire che stai perseguendo un altro obiettivo che non ha nulla a che fare con la volontà di essere leale al Regno.

Ora, se i viganiani si degneranno di fornirci una spiegazione chiara e convincente di quale sia il gioco di Mons. Viganò, la accetteremo volentieri, tuttavia, per ora, la logica dice questo.

Ma non parleranno, faranno i misteriosi, lasciando immaginare che “Mons. Viganò vede e provvede con imperscrutabili, geniali strategie”. Come al solito non accetteranno di confrontarsi sulla Magna Quaestio, perché se si infilassero nel discorso Codice Ratzinger, non ne uscirebbero.

Al massimo, diranno che lo scrivente è arrogante e ignorante, che si permette di criticare un arcivescovo, oppure rimarranno in silenzio. Ma Silentium est aureum e dice più di tante parole.

 

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo