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03 Dicembre 2022

Pubblicato il

Il post-Rossi è realtà

MotoGP: Francesco Bagnaia è il nuovo campione del mondo!

di Enrico Salvi
Con il 9° posto ottenuto nell’ultima gara a Valencia l’Italia torna a vincere nella classe regina 13 anni dopo Valentino Rossi
Francesco Bagnaia in gara
Francesco Bagnaia in gara (© media.ducati.com)

A un anno dal ritiro di Valentino Rossi, è arrivato l’erede che ha riportato l’Italia a vincere un titolo piloti in MotoGP: Francesco Bagnaia. Con 9° posto ottenuto nell’ultima gara a Valencia, il ducatista è campione del mondo. Il 30° della storia della classe regina (500/MotoGP), il settimo italiano (dopo Masetti, Liberati, Agostini, Lucchinelli, Uncini e Rossi) a distanza di 13 anni dall’ultima volta, nel cinquantennale dell’ultimo titolo del binomio pilota italiano/moto italiana (Agostini con la MV Agusta nel 1972).

La gara di Valencia che ha assegnato il titolo a Franceso Bagnaia

Per vincere il mondiale bastava arrivare 14° ma la pressione, il fatto di avere tutto da perdere e l’ottavo posto dalla griglia hanno reso il tutto più insidioso. Quartararo dalla quarta casella e Bagnaia dall’ottava si sono ritrovati subito in un corpo a corpo ad alta tensione, in cui l’italiano ha perso un’ala della carena nel contatto col francese. Da quel momento in poi Quartararo ha staccato il rivale, ma non è riuscito a vincere, fermandosi al quarto posto, mentre Bagnaia, tra tensione e aerodinamica non perfetta, è indietreggiato ma sempre in una posizione tranquillamente a punti. Al termine di 27 giri comunque tesi, arriva la gioia e il coronamento del sogno, il 25enne di Chivasso è campione del mondo.

Una rimonta straordinaria

Il titolo mondiale 2022 è arrivato al termine della più grande rimonta vista in Top Class. Bagnaia già sul finire della stagione scorsa aveva fatto vedere un potenziale (suo e del mezzo) per poter ambire al titolo, ma la regolarità di Quartararo ha impedito di poter concretamente lottare per il mondiale. Nella prima parte di stagione sembrava ripetersi lo stesso copione. La caduta di Pecco nella gara inaugurale in Qatar, la difficoltà nel bagnato in Indonesia più gli zeri colpevoli (Francia e Germania) e non (Catalunya); le vittorie del francese a Portimao, Barcellona a Sachsenring: a metà stagione (10 gare su 20) il distacco era di 91 punti (172 contro 81).

Da quel momento in poi il ducatista, complice anche un mezzo superiore ad una Yamaha in crisi tecnica, ha cambiato marcia. Se si fa eccezione la caduta a Motegi, Bagnaia è andato a podio in ogni gara in cui è arrivato al traguardo. Archivia dopo la pausa estiva 4 vittorie di fila più il secondo posto di Aragon e i terzi in Thailandia e Australia valevoli in sorpasso in classifica ai danni del francese. La vittoria in Malesia nel penultimo appuntamento ha dato una certa tranquillità a Pecco, che ha potuto approcciare l’ultimo weekend valenciano forte di 23 punti di vantaggio. Con il nono posto odierno la gloria: la vittoria di un titolo mondiale meritato, per lui (6 pole, 7 vittorie, 10 podi) e per la Ducati, forte anche del mondiale costruttori.

Punto di arrivo (o di partenza?) di una grande carriera

Francesco Bagnaia, per tutti Pecco, non è emiliano-romagnolo come la maggioranza dei motociclisti italiani, quantomeno di nascita. Nato a Torino il 14 gennaio 1997, dopo una buona carriera giovanile esordisce con la Honda in Moto3 a 16 anni, nel 2013. Un anno di pura gavetta nelle retrovie, poi i primi punti nel secondo anno di categoria con la neonata squadra di Valentino Rossi, lo Sky Racing Team VR46. Con la Mahindra nel 2015 il primo podio nel Motomondiale, a Le Mans, nel 2016 la prima vittoria, ad Assen, e il quarto posto nel mondiale: una crescita premiata con il passaggio in Moto2 tornando nel team del Dottore, il quale lo “alleva” nella sua Driver Academy.

L’impatto è sin da subito positivo, con 4 podi e il quinto posto nel mondiale piloti. Nel 2018 l’esplosione del suo talento con la conquista del titolo mondiale dopo un’annata quasi perfetta: 8 vittorie, 12 podi e nessun ritiro in 18 Gp. È l’anno anche del grande salto in MotoGP con la Ducati del team Pramac. Primi anni difficili, con cadute, ritiri e anche fratture (a polso e tibia) che costringono Pecco a saltare diverse gare, ma il primo podio in classe regina, nel settembre 2020 a Misano, conferma il potenziale e convince i vertici Ducati a puntare su di lui per il post-Dovizioso sulla moto ufficiale.

Nel 2021, nonostante una Desmosedici velocissima, 6 pole position ed un finale di stagione notevole (4 vittorie e un podio nelle ultime 6) si deve accontentare del secondo posto nel mondiale dietro a Fabio Quartararo. Similmente all’anno scorso il francese della Yamaha sembrava proiettato verso la il bis, più per gli errori di Pecco che per meriti propri, prima della straordinaria rimonta partita da Assen. Secondo titolo mondiale, il primo nella classe regina e un furo a 25 anni ancora tutto da scrivere grazie al binomio con la Ducati.

 

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