Monteverde, la (presunta) moschea divide ancora il Municipio XII

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Si è svolta questa mattina la seduta della Commissione Trasparenza del Municipio XII, con all’ordine dei lavori il ‘Centro culturale nei locali siti in circ.ne Gianicolense 223: analisi degli atti in possesso dell’Amministrazione. Ore 10.30 audizione U.O.T e U.O.S.E.C.S.’. La seduta è stata indetta dal consigliere d’opposizione nonché presidente della Commissione stessa Marco Giudici.

Facciamo un passo indietro. Ad annunciare la nascita di una (presunta) moschea a Monteverde sono stati i militanti di Prima l’Italia con uno striscione recante la scritta: ‘No alla moschea a Monteverde’. Poi, gli stessi militanti hanno dato vita a una raccolta firme nel quartiere. Anche altri esponenti dell’opposizione, si sono pronunciati: tra questi, gli esponenti di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo e Massimiliano Ricci, rispettivamente romano e municipale, chiedevano delucidazioni in merito a quanto stesse accadendo nei locali di circonvallazione Gianicolense n. 223, a seguito della comparizione, sul territorio di Monteverde, di alcuni volantini scritti in lingua straniera.

Poi, hanno preso la parola anche Fabrizio Santori e Marco Giudici, rispettivamente consigliere regionale e municipale. I due, dopo aver denunciato “le troppe ombre sul caso della Moschea, mascherata da associazione culturale”, sono arrivati a parlare di “prove incontrovertibili” che attesterebbero l’esistenza di questa moschea. Infine, l’appuntamento con la Commissione di questa mattina. “Secondo le informazioni in nostro possesso” – dichiara il consigliere Giudici raggiunto telefonicamente al termine della seduta – “quell'associazione nasce con la finalità di diffondere la cultura e la fede islamica”. Secondo Giudici, quindi, non ci sarebbero dubbi: a Monteverde si starebbe realizzando un luogo di culto, contrariamente alle dichiarazioni della presidente Maltese la quale invece rassicurava e sedava le opposizioni spiegando che in realtà, nei locali di circonvallazione Gianicolense è nata solo una normale associazione culturale, peraltro in regola.

“Da quello che sappiamo – aggiunge Giudici – è stata avviata una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata, ndr) per lavori di non particolare importanza, lavori di ristrutturazione e manutenzione ordinaria, per intenderci. Tuttavia, secondo alcuni cittadini sarebbero stati installati anche dei lavabi, il che lascerebbe intendere le intenzioni di trasformare questo in un luogo di culto”. Inoltre, in base all’art. 32, comma 4 della legge n. 383/2000 in materia ‘Disciplina delle associazioni di promozione sociale’, “la sede delle associazioni di promozione sociale e i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalla destinazione urbanistica”. Questo, continua Giudici, comporta quindi che “la normativa sulla destinazione d’uso sia in deroga in base a quanto previsto da questo articolo”. A conferma di questo, anche “una parte della dottrina giuridica che riconosce come consolidata la prassi delle comunità islamiche di costituire associazioni culturali per esercitare, nella realtà dei fatti – incalza Giudici – delle attività di culto, in questo modo aggirando la normativa urbanistica vigente”.

Giudici, infine, annuncia di voler andare a fondo alla questione: “C’è anche la questione della pubblica sicurezza. Per questo, come Commissione, ci rivolgeremo ai Vigili del Fuoco e alla Polizia al fine di verificare che, anche in questi termini, sia tutto in regola anche sotto questo aspetto, in relazione cioè alla sicurezza del territorio”. Giudici non la pensa dunque come Maltese, la quale nega in modo perentorio l’esistenza di un luogo di culto e promette: “Teniamo alta l’attenzione, nonostante il centrosinistra abbia tentato di nascondere la reale natura delle cose”.