06 Maggio 2021

Pubblicato il

Manovra, il Governo Conte Dracula e la beata ignoranza delle tasse

di Mirko Ciminiello

Altro scontro tra M5S-Pd che difendono le imposte e Iv che non ne vuole sapere: e intanto il Premier è l’unico a non essersi accorto della pletora di balzelli

Test per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri le seguenti amenità riguardanti la Manovra economica che si appresta a essere esaminata dal Senato – già, perché in questo clima così idilliaco, tra un bon mot sul MES e una lepidezza sulla riforma della prescrizione, quasi ci si era dimenticati di una banalità come la legge più importante dell’ordinamento giuridico italiano:

a) «Abbassare le tasse in modo significativo è quel che conta» (il bi-Premier Giuseppe Conte ai partiti che compongono la maggioranza rosso-gialla, lasciando forse intendere di aver finalmente capito che la Legge di Bilancio è un coacervo di imposte: meglio tardi che mai).

b) «Sulla Manovra, dobbiamo avere la costanza di finirla, poi al suo interno è sacrosanto che ci siano plastic tax e sugar tax: dire che le aziende devono usare contenitori riciclabili, come dire che gli alimenti con troppo zucchero vanno limitati» (il tentennante italiano del capo politico grillino Luigi Di Maio, per cui ogni gretinata è buona per perseguire l'intento di far crollare il M5S a percentuali da anemia).

c) «Plastic tax e Sugar tax determineranno un disastro occupazionale. Ora al lavoro per trovare un accordo che dica no a microbalzelli e sì al lavoro» (il Ministro dell’Agricoltura, la renziana Teresa Bellanova, cui forse converrebbe usare un lessico meno aulico, considerate le difficoltà che i suoi alleati di Governo potrebbero incontrare nel trovarsi di fronte a una parola pentasillabica).

d) «Italia Viva ai lavoratori italiani preferisce le multinazionali delle bibite gassate, come la Coca Cola. Non vuole diminuire le tasse sul lavoro ma pensa solo a togliere la sugar tax, per favorire società per azioni che non hanno sede neanche in Italia» (ignote fonti del Pd. E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo).

e) «Verrebbero colpite le arance italiane per le aranciate, verrebbe messa in ginocchio la produzione di chinotto. È da miserabili, oltre che falso, contrapporre i lavoratori ai presunti interessi delle multinazionali. È demenziale affermare che eliminare la sugar tax favorisca qualcuno a danno dei lavoratori» (ancora la Bellanova, che con gli agrumi ha avuto gioco facile nel dimostrare che i presunti alleati sono alla frutta).

f) «Se per aumentare la tassa sulla plastica ci sono 10mila persone che rimangono senza lavoro, il conto lo paga la povera gente: ecco perché è follia la tassa sulla plastica. Stessa cosa sullo zucchero, se vuoi che i nostri bambini non bevano più bibite gassate devi fare un percorso di educazione alimentare. Se metti tassa sullo zucchero, le aziende chiudono e vanno altrove» (il leader di Iv Matteo Renzi, che per buona misura ha anche affermato che «il Governo ha il 50 per cento delle possibilità di cadere», ed esortato Di Maio a farsi «un selfie, anziché parlare di me»: un tempo a Giggino si sarebbe detto di sciacquarsi la bocca, ma l’ex Rottamatore doveva essere conscio della possibilità che l’invito venisse preso alla lettera).

g) «La tassa di soggiorno potrà raddoppiare a 10 euro nei capoluoghi come Firenze e Rimini che accolgono un numero di turisti 20 volte il numero dei residenti» (l’ANSA, che riferisce di una misura contenuta nel Dl Fisco, appena approvato in prima lettura alla Camera. Giusto, in fondo il turismo era praticamente l’unico settore che il BisConte non aveva ancora massacrato, e un po’ di equità sociale ci vuole).

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da termini quali “schizofrenia”, la seguente dichiarazione di Giuseppi che, come riportato da varie fonti, avrebbe chiesto ai tecnici del Ministero dell’Economia e della Ragioneria dello Stato «un ulteriore sforzo affinché quella che è già adesso una Manovra che non aumenta la tassazione, non possa essere distorta per un paio di limitate misure collegate a tasse di scopo».

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