25 Febbraio 2021

Pubblicato il

Lazio, viaggio nella malasanità

di Redazione

La conferenza stampa alla Pisana e il rapporto allarmante del Codici

Si è svolta ieri, presso la sede della Pisana, la conferenza stampa organizzata dal Codici, con la partecipazione del consigliere regionale Fabrizio Santori, sul tema della malasanità nella nostra Regione.

“Un sistema sanitario volutamente disorganizzato, un caos creato ad arte per permettere speculazioni e sprechi, in cui la politica fa i suoi affari e si attiva con il clientelismo, gestendo i posti di comando e ottenendo appalti a ditte vicine. In questa disorganizzazione voluta, si tenta di nascondere gli errori-orrori medici”. Questa è la dura sentenza del segretario nazionale del Codici, che delinea così un quadro allarmante e preoccupante della sanità regionale, sistema sempre più politicizzato.

“Molti casi di malasanità – si legge nel resoconto della conferenza – non sono conseguenza di disorganizzazione ma di errori dovuti a personale che si sente impunibile e che approfitta del sistema in maniera spregiudicata con una caduta di eticità e moralità verticale della professione”.

Secondo il Codici, “l’appartenenza ad un colore politico, piuttosto che a un altro, ha influenzato anche le nomine dei Direttori Generali”. Spiega infatti il Centro per i diritti del cittadino che “per le valutazioni dei nominativi, la Regione si è affidata all’Agenas, che non è sufficientemente ‘esterna’ al settore per esaminare e scegliere i Direttori Generali. L’Agenzia sanitaria, pur essendo un comparto ‘tecnico’, è in realtà molto politicizzata, in quanto ha la principale funzione di coordinamento delle politiche sanitarie tra Stato (Ministero) e Regioni. È quindi lecito chiedersi:  le nomine possono essere influenzate dal Ministro in carica (dal suo colore politico) e dal colore politico delle singole Regioni?”.

Dubbi, questi, più che legittimi e che hanno spinto il Codici a presentare ricorso al Tar, impugnando le delibere delle nomine. Ecco ciò che il Centro per i diritti del cittadino contesta: “Non sono stati resi pubblici i nominativi degli esperti dell'Agenas che hanno scelto i 581 candidati, ma solo i tre che fanno parte della commissione incaricata di selezionare la short list; non sono stati resi pubblici i criteri con cui sono stati scelti gli esperti dell’Agenas; non risultano noti i criteri per la selezione dei 581 nomi iniziali; non sono stati resi noti i risultati/punteggi dei questionari e dei colloqui sia dei 50 nomi della short list che dei 12 nuovi direttori generali”.

Ma c’è dell’altro. “Solo successivamente all’individuazione dei candidati idonei, a procedura selettiva in corso – si legge ancora nel resoconto della conferenza di ieri – sarebbero stati inseriti altri criteri selettivi per l’individuazione delle figure ricercate, quando la commissione stessa era già a conoscenza dei curricula dei partecipanti. L’introduzione dei suddetti nuovi requisiti è servito per far passare il numero dei candidati da 581 a 180”.

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I temi dibattuti in conferenza stampa, hanno riguardato anche problematiche tecnico-organizzative. Ad esempio, la gestione dei Pronto Soccorso. La cronaca parla di pazienti abbandonati per ore nei corridoi, su una barella, senza sapere per quanto tempo si protrarrà la loro attesa, senza informazioni in merito ad un possibile ricovero. Gli utenti sono, molte volte, costretti a sopportare condizioni di promiscuità in cui viene lesa ogni dignità umana. “Il programma P.Re.Val.E. del 2013, pubblica numeri sconcertanti” – incalza ancora il Codici.

“Dal primo gennaio 2012 al 30 novembre 2012 – spiega il Centro per i diritti del cittadino – 1324 sono stati gli accessi al Pronto Soccorso del San Camillo che hanno superato le 48 ore di permanenza. Stesso discorso per il Pronto Soccorso del S. Andrea e di Tor Vergata, dove ad attendere per più di 48 ore sono stati rispettivamente 1790 e 3034 pazienti. In pratica e a rigor di logica, al giorno, 4 pazienti del San Camillo, 5 pazienti del  S. Andrea e ben 9 di Tor Vergata hanno atteso più di 48 ore al Pronto Soccorso. I pazienti in arrivo si vanno quindi a sommare a quelli già in attesa: il tilt è spiegato”.

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Tutto ciò premesso e considerato, “per riportare al centro dell’azione e dell’attenzione delle strutture e degli operatori sanitari il soggetto principale del sistema, il cittadino, Codici lancia la  proposta di legge regionale ‘Norme in materia dei diritti del malato’, con un testo che non si propone di introdurre modifiche sostanziali nella sfera dei diritti, inserendo nuovi oneri o nuovi costi, ma che punta alla razionalizzazione e soprattutto ad ‘orientare’ il sistema. La premessa, di carattere costituzionale, richiama la centralità della persona e la salute come diritto fondamentale dell’individuo”.

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Secondo il Codici, dare concretezza a questo fondamento, altro non significa “che orientare gli sforzi della Pubblica Amministrazione verso l’obiettivo di garantire il bene salute a tutti i cittadini, stabilendo che tali norme siano definite ‘principi generali’. Di conseguenza tutto il quadro normativo di settore dovrà essere interpretato, sorretto ed indirizzato alla luce dei principi indicati dalla presente legge. Lo scopo è quindi quello di realizzare un testo di ‘indirizzo di politica sanitaria’. Per rafforzare questa scelta della Regione, nella redazione del testo, è stata utilizzata una tecnica normativa ben nota della ‘abrogazione esplicita’ delle norme. In questo modo si è voluto rafforzare la funzione di ‘indirizzo interpretativo’ del testo normativo ponendolo, di fatto, come norma superiore”.

 
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