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03 Dicembre 2022

Pubblicato il

Quattro giorni a settimana

Lavoro, ministro Pa Zangrillo: Settimana corta di 4 giorni? Si può fare

di Redazione
Meglio aumentare i salari o diminuire le ore di lavoro? Risponde il ministro Zangrillo
Paolo Zangrillo
Paolo Zangrillo

La settimana corta di 4 giorni è fuori discussione? “Non è vero che non se ne parla proprio, ma bisogna trovare le condizioni perché in quattro giorni le persone abbiano un livello di produttività adeguato, si può fare“. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il ministro della Pubblica Amministrazione e senatore di FI Paolo Zangrillo. La proposta italiana della settimana lavorativa corta prevede, a parità di stipendio, la riduzione dell’orario a 36 ore suddivise in 4 giorni alla settimana anziché 5 giorni.

La settimana lavorativa corta è già una realtà in molti Paesi, l’Italia rappresenta il fanalino di coda in tal senso. Quali sono i vantaggi della proposta? Più tempo libero a disposizione da dedicare a sé stessi, meno stress e livelli produttivi più alti. E ne trae vantaggio anche l‘ambiente.

Meglio aumentare i salari o diminuire le ore di lavoro?

E alla domanda se è meglio aumentare i salari o diminuire le ore di lavoro, il ministro Zangrillo risponde: “Penso che dobbiamo lavorare sui salari, riconoscendo alle persone il proprio valore. I salari vanno riconosciuti in ragione delle competenze e dei risultati che le persone esprimono, questo è un tema, quello del merito, che io vorrò affrontare nella Pa”. Dando dei premi a chi fa meglio? “Do dei premi alle persone meritevoli, che hanno delle performance e che raggiungono dei risultati.

Se io in una squadra premio le persone più meritevoli determinerà un effetto di contagio virtuoso anche verso gli altri”. In questo contesto come vede il ruolo dei sindacati? “Io desidero e farò di tutto perché i sindacati siano dei compagni di viaggio”.

Zangrillo: nuove assunzioni? Gestire turn over in modo virtuoso

In merito alle nuove assunzioni nella Pa poi, il ministro spiega: “Sicuramente noi dobbiamo gestire un turn over in modo virtuoso, avremo tante persone che nel corso del tempo maturano i requisiti per la pensione e che dovranno esser rimpiazzati dai giovani. Sicuramente l’obiettivo è dare sempre più competenza alla Pa”. Sa già di quali numeri si parla? “Numeri non ne ho ancora – ha detto il ministro – stiamo facendo grandissimo lavoro per rendere più ‘intelligenti’ i percorsi di inserimento in azienda”.

Zangrillo: Smart working? Più produttivo se organizzato bene

Il ministro della Pubblica Amministrazione, parla poi di smart working: “Prima della pandemia i lavoratori in smart working erano 500mila in Italia, ora sono 5 milioni e mezzo. E le aziende che hanno fatto ricorso allo smart working non sono fallite, anzi molte di queste hanno dichiarato che è aumentata la produttivitàLo smart working è uno strumento da utilizzare, con la consapevolezza che ci vuole un approccio al lavoro diverso rispetto a quello tradizionale”.

Zangrillo spiega inoltre che “nel lavoro tradizionale il capo controlla anche visivamente e fisicamente le persone, nello sw non agisci attraversa il controllo ma valuti i risultati”. E quindi, aggiunge “io credo che se si organizza bene lo smart working è più produttivo perché crei le condizioni affinché una persona si trovi in un contesto a lui familiare e quindi ha la possibilità di esser più sereno“. 

Più fannulloni nella Pubblica amministrazione o nelle aziende private?

Alla domanda se ci sono più ‘fannulloni’ nella Pubblica amministrazione oppure nelle aziende private, il ministro spiega che “i fannulloni sono dappertutto, nelle aziende pubbliche e in quelle private come anche in famiglia, dove troviamo figli che si impegnano di più e figli che lo fanno meno. Io ho imparato una cosa: per combattere il ‘fannullonismo’ la cosa importante è creare le condizioni affinché le persone sul lavoro siano motivate, maturino orgoglio di appartenenza”.

Per alcuni l’immagine della Pa è invece quella di chi al lavoro non si appassiona. “Non credo che sia colpa dei dipendenti – ha spiegato il ministro – ma probabilmente di chi li ha gestiti”.

Zangrillo: Tetto stipendi? Fosse per me lo toglierei

lnterpellato sul tetto agli stipendi nella P.A. il ministro afferma che: “Le competenze si pagano, se vogliamo attrarre talenti dobbiamo pagarli come li paga il mercato. Se io non sono in grado di retribuire un talento, come fa il mercato, è evidente che questo verrà difficilmente da me”. E sull’abolizione del tetto spiega: “Bisogna riflettere e condividere su questo tema”. Fosse per lei cosa farebbe? “Fosse per me io toglierei il tetto agli stipendi”.

Fisco. Zangrillo: Tetto? Non credo sarà 10Mila ma 5Mila euro

“Il contante deve poter esser utilizzato dalle persone, do per scontato che gli italiani siano onesti, non dobbiamo penalizzare chi si guadagna onestamente da vivere per contrastare quei pochissimi che fanno delle porcate, per cui la liberalizzazione del contante è un ragionamento che si può fare tranquillamente”, spiega il ministro. Il tetto di diecimila euro sembra troppo elevato. “Non credo che il tetto sarà diecimila euro, sarà un po’ meno”. Si dice possa essere di cinquemila euro. “Sarà cinque”, ha detto Zangrillo a Rai Radio1. (Dire)

 

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