15 Maggio 2021

Pubblicato il

Italianskij, la vera storia degli italiani di Crimea

di Redazione

Karl Mancini e Alessandro Lacchè autori del reportage fotografico Italianskij che dall'Italia porta in Crimea

Italianskij (distribuito da EchoPhotoAgency) è un percorso fotografico che, dal cuore dell’Italia, conduce in Crimea. Karl Mancini e Alessandro Lacchè, autori del progetto, riavvolgono il nastro della storia ricalcando quella che dal XIX secolo in poi è stata la rotta prescelta da tanti connazionali. Tutti quelli che migrarono alla volta dell’Impero Russo e, più precisamente, nella città di Kerch: avamposto strategico, ieri come oggi, in virtù dell’affaccio sul braccio d’acqua che unisce il Mar D’Azov al Mar Nero.

“Successivamente agli eventi che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre, – raccontano i due reporter su https://www.produzionidalbasso.com/project/italianskij/gli italiani così come altre minoranze iniziarono ad essere perseguitati. Inizialmente le loro terre vennero confiscate al fine di organizzare i kolchoz, le fattorie collettive (…). Questo spinse parte degli italiani al ritorno in patria, portando la presenza totale a 2% della popolazione. La situazione prese una brusca accelerazione con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Accusati di essere agenti del nazifascismo, gli italiani vennero deportati dalla Crimea verso i campi di lavoro della Siberia e del Kazakistan. Più di 3000 persone furono stipate in treni merci per un viaggio che sarebbe durato mesi. La maggior parte morì durante il tragitto, quelli che arrivarono a destinazione trovarono una situazione al limite della sopravvivenza”.

Molti degli italiani deportati non fecero più ritorno a Kerch, alcuni morirono durante la prigionia, altri preferirono restare nelle steppe del Kazakistan. Solo una sparuta minoranza, incoraggiata dalla progressiva destalinizzazione dell’URSS, fece ritorno in Crimea. Portando con sé una colpa da nascondere nel timore di nuove persecuzioni: quella d’esser italianskij. Tra di loro c’è il signor Natale De Martino, ottantenne di origine napoletana, che uno scatto del reportage immortala di spalle, con lo sguardo che supera la banchina del molo di Kerch, il molo da cui, il giorno del suo sesto compleanno, venne deportato. “Durante il viaggio fucilarono il padre davanti ai suoi occhi”, racconta Mancini che ha avuto occasione di conversare con il signor De Martino a lungo. “Natale riesce a tornare a casa, una volta in Russia, aiutato da una zia, cambia identità diventando Anatolij Cernianskij e inizia ad insegnare, ma Anatolij sarà comunque tormentato dal ricordo di sua madre che, nel periodo della prigionia, si avventa sulla carcassa di un cavallo per procurarsi del cibo”.

Ed è sulle tracce di questa piccola comunità di superstiti, che attualmente conta circa 150 famiglie per lo più riunite attorno all’associazione ‘Cerkio’ di Giulia Giacchetti Boiko, che Mancini e Lacchè si sono mossi. Scoprendo che alcuni italianskij “sono ancora in collera con le istituzioni italiane a causa dell’assenza di protezione durante la deportazione e il mancato riconoscimento della loro persecuzione dopo la caduta dell’URSS, mentre altri rivendicano a gran voce le loro origini, lottando per ottenere la cittadinanza italiana”. Certo è che nessuno dei sopravvissuti ha potuto dimenticare la deportazione, anche quelli che continuano a non voler fare i conti con gli spettri del passato, anche quelli che il 29 gennaio non partecipano alla celebrazione religiosa che si svolge nell’unica chiesa di Kerch, dove si prega in italiano. Da lì, al termine della funzione, una processione silenziosa raggiunge il pontile, ognuno getta in acqua il suo garofano. Per ogni italiano rastrellato c’è un fiore rosso che si allontana dalla riva.

La storia raccontata da Italianskij, fatta di tante storie, di tante testimonianze da comporre come un mosaico di Lomonosov, è particolarmente toccante. Tanto toccante, quanto difficile da raccontare, soprattutto al giorno di oggi: in un momento in cui l’attenzione mediatica è tutta rivolta al conflitto russo-ucraino perché parlare di un genocidio che nessuno ha mai voluto riconoscere? Eppure, a detta degli autori, è stata proprio questa complessità ad averli stimolati. Così, grazie al mordente dei due, il lavoro vince il secondo premio del Festival di Sestri Levante e arriva finalista al premio Portfolio Italia 2014. Attualmente è in corso anche la campagna di crowdfounding collegata al progetto per “la realizzazione di un libro contenente materiale fotografico, documenti storici e testimonianze dirette, prodotto dall’editore GB EDITORIA (Ginevra Bentivoglio Edizioni)”, come primo obiettivo. Il secondo obiettivo sarà “la produzione di un documentario lungo”.

Per saperne di più vai su https://www.produzionidalbasso.com/project/italianskij/

 
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