18 Settembre 2021

Pubblicato il

In Francia i pompieri-Joker. In Italia le sardine-Topolino. Stiamo meglio noi?

di Federico Zamboni
La favoletta di Santori & C. è che la priorità è abbassare i toni. La storia autentica è che a volte bisogna arrivare allo scontro

Andateveli a leggere altrove, i dettagli sui perché e i percome della lotta intrapresa dai vigili del fuoco francesi. Alcuni dei quali sono scesi in piazza con i volti mascherati da Joker: a ricordare che una società a empatia zero può diventare il bacino di coltura di mutanti a violenza mille. O centomila. Disumano il potere che ti intrappola, disumana la reazione di chi si ritrova con le spalle al muro.

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Ancora prima di cercare informazioni online, però, domandatevi perché qui da noi se ne sia parlato così poco. Trattando gli scontri di martedì scorso come un mero fatto di cronaca: uh, a Parigi c’era un corteo di protesta con un percorso prefissato; oh, una parte dei manifestanti ha cambiato direzione e la polizia ha cercato di dissuaderli con gli idranti e i lacrimogeni; ah, il governo transalpino ha preannunciato che alcune delle richieste verranno certamente accolte e che su altre si valuterà in seguito.

Fine delle cronache. E quindi fine delle notizie. O addirittura delle foto-notizie, vedi Repubblica di ieri. Che si è limitata a un trafiletto piazzato a pagina 21, proprio in coda alla sezione “Mondo” e con un taglio da noterella d’agenzia, benché firmato dalla corrispondente Anais Ginori. Titolo, altrettanto scarno-neutro-superficiale, “Francia. Anche i pompieri in guerra per le pensioni”.

Tutto qui.

Della serie: vertenza sindacale con animi un tantino esagitati. I lavoratori scendono in piazza e diventano minacciosi (una parte dei pompieri indossava le divise da intervento con relativi caschi) e fanno qualcosa di illegale come deviare dal tragitto stabilito. Le forze dell’ordine – ma sarebbe sempre utile riflettere sulla effettiva natura di quell’ordine, ossia sugli interessi e i potentati che privilegia a danno del resto della popolazione – reprimono i facinorosi e i tafferugli finiscono lì. Restituendo la discussione ai tavoli delle trattative.

Nulla di speciale, messa in questi termini.

Légalité? No: fraternité

Moltissimo di speciale, invece, se ci si ragiona davvero. Inscrivendo la singola vicenda nell’orizzonte che le compete. E che, così come in molti altri casi, è di gran lunga più ampio. Perché è l’orizzonte della crisi esplosa nel 2008 e mai più superata, visto che non era affatto il classico crollo “ciclico” dei mercati finanziari ma lo snodo di una trasformazione profonda e definitiva. Che merita eccome di essere definita strutturale. E che infatti ha dato il via a una lunga serie di peggioramenti per la stragrande maggioranza dei cittadini, dai ceti medi in giù.

Quella crisi che è stata presa al volo per accelerare le strategie del cosiddetto riformismo, a cominciare dallo sgretolamento delle tutele del lavoro dipendente e delle normative sulle pensioni. Un attacco dispiegato soprattutto, e addirittura rivendicato come uno splendido esempio di maturità o persino di sagacia, dai partiti di centrosinistra, più o meno riverniciati di nuovo. Il PD e Matteo Renzi qui in Italia. Emmanuel Macron in Francia.

Il riformismo che noi italianuzzi ci stiamo sorbendo senza ribellarci. A bocca storta sì, perché stare peggio di prima non piace a nessuno. Ma a testa alta no, perché ci hanno talmente addomesticati, un po’ per volta, da farci dimenticare che almeno a volte bisogna essere pronti a battersi, per le proprie ragioni.

Rimanere nella legalità è l’ideale, ma presuppone che chi detiene il potere sia in perfetta buona fede e che metta davvero al primo posto il bene comune. Quando non sia così, si deve avere il coraggio di non lasciarsi ingabbiare in una contrapposizione formalistica tra ciò che è consentito e ciò che non lo è: sui metodi si può lungamente discutere, ma la totale obbedienza finisce con lo sprofondare in una totale acquiescenza. Mentre c’è un abisso tra dei cittadini onesti che si oppongono a delle sopraffazioni attuate “a norma di legge” e i teppisti in stile Black Bloc, ammesso e non concesso che questi ultimi non siano pesantemente infiltrati da agenti provocatori.

Torniamo a ciò che è accaduto in Francia, allora.

Dei vigili del fuoco – il cui lavoro irto di pericoli e all’insegna dell’altruismo li connota come una componente sociale particolarmente degna di stima, a differenza, per esempio, degli speculatori di Borsa – hanno capito che le autorità stavano facendo orecchie da mercante e che perciò bisognava forzare la mano. Anche correndo dei rischi, certo. Disobbedendo a questa o a quella imposizione secondaria, come il divieto d’accesso a una determinata zona.

Sia chiaro: nulla di estremo. E men che meno di terroristico. O comunque adatto a essere presentato, deformato e strumentalizzato come tale, stante che l’establishment non chiede di meglio che poter criminalizzare chi non sottostà alle sue direttive.

Giusto quanto basta a costringere i governi a mostrare la loro faccia più dura.

Più repressiva.

Più autentica.

In modo che altri cittadini, non direttamente coinvolti nella diatriba di turno, possano aprire gli occhi a loro volta e uscire dal torpore dell’impotenza.

Governo, l’insuccesso che dà alla testa al Pd (e al Premier Conte)

Centrodestra di qua. Centrosinistra di là. Maltornato, bipolarismo

 
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