07 Aprile 2021

Pubblicato il

Riflessioni

Il virus e la nave merci, il micro e il macro che hanno messo in crisi l’uomo

di Massimo Benedetti

All'infinitesima e microscopica molecola di un virus e alla gigantesca stazza di una nave merci è legato il destino di noi uomini

Virus
Mascherine anti Covid-19 impilate

Dall’infinitesima e microscopica molecola di un virus alla gigantesca stazza di una nave. Fra queste due dimensioni oggi possiamo cogliere tutta la complessità del sistema sociale che l’uomo in migliaia di anni è riuscito a creare. Una inesorabile evoluzione verso un modello sempre più complesso e quanto meno delicato per alcuni versi. Una molecola microscopica che miete vittime e manda in stallo un intero sistema economico sociale e sanitario da una parte, dall’altra  una gigantesca nave merci di traverso che blocca il canale di Suez e che manda in crisi l’intero import ed export del pianeta.

Segnali di vulnerabilità

Due unità di misura agli antipodi che ci danno il senso di quanto, malgrado le nostre intelligenze, siamo vulnerabili come esseri. Due lezioni che dovrebbero farci riflettere profondamente sul senso di supremazia indiscussa e di centralità che ci siamo autoriferiti. Questi due avvenimenti così lontani fra loro ci offrono l’occasione per valutare attentamente quanto la complessità del modello organizzativo, economico  e sociale di questo pianeta, è potenzialmente soggetto a variabili di difficile previsione che lo possono seriamente mettere in difficoltà. Nussen Nicolas Taleb lo scrisse nel suo libro “Il Cigno nero” di quanto certi eventi possono essere imprevedibili, per quanto con la loro avversione e inaspettato arrivo, possono comunque essere cavalcati e addirittura sfruttati per andare ben oltre il concetto di resilienza tanto usato oggi.

Non siamo invincibili e potenti

Certi eventi oltre ad essere delle lezioni per l’essere umano possono diventare un volano per una rinascita che veda il modello organizzativo più forte e capace di attutire i colpi. Per far ciò bisogna inevitabilmente partire dalla presa di coscienza che non siamo invincibili e potenti come spesso ci siamo raccontati. Bisogna acquisire consapevolezza che dobbiamo saperci accontentare e che la complessità porta con sé una sicurezza evanescente al contrario della semplicità che offre invece le risorse per superare ogni ostacolo. Serve il piano B.

Serve saper considerare, prevenire, serve differenziare ogni aspetto del nostro modello organizzativo senza rendere un settore esclusivo di un qualcosa. Interroghiamoci su questo partendo dal modello economico e produttivo fino ad arrivare a quello politico organizzativo. Solo con la semplice considerazione di questo nostro limite possiamo affrontare il futuro, perché se oggi a metterci in ginocchio sono due variabili, comunque dimensionali e materialmente definibili, la prossima grande sfida potrà essere immateriale e aleatoria come quella di un bag informatico che può in un secondo catapultarci nella preistoria.

 
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