Femminicidio Anguillara, il bambino rimasto solo: nonni materni e sindaco tutore dopo l’uccisione di Federica Torzullo
Anguillara, dopo l’uccisione di Federica Torzullo il figlio di 10 anni resta con i nonni materni. Il sindaco è tutore: ora conta solo proteggerlo e dargli pace
Ad Anguillara Sabazia, in questi giorni, ogni strada sembra riportare allo stesso punto: la casa, la famiglia, un bambino di dieci anni che si ritrova adulto prima del tempo. Dopo l’uccisione di Federica Torzullo, il Tribunale per i minorenni di Roma ha stabilito che il figlio resti con i nonni materni. Il sindaco, Angelo Pizzigallo, è stato indicato come tutore: una presenza che, per la città, significa mettere un argine immediato al disordine di una vicenda che ha lasciato ferite ovunque.
L’affidamento deciso a Roma: una casa, una routine, una protezione
Dietro la formula “affidato ai nonni” c’è un obiettivo concreto: ridare al bambino un posto dove svegliarsi, mangiare, andare a scuola, parlare con qualcuno che non lo guardi come una notizia. La tutela del sindaco serve a tenere in piedi la rete: servizi sociali, psicologi, scuola, e ogni pratica che in un attimo diventa urgente, dalle autorizzazioni sanitarie a scelte educative. È una risposta rapida, pensata per evitare che il minore resti sospeso proprio mentre attorno tutto corre, dai tribunali alle telecamere.
Il femminicidio: 23 coltellate, la confessione e l’inchiesta
Sull’altra sponda c’è l’indagine. Claudio Carlomagno, marito della vittima, è accusato di aver ucciso Federica Torzullo con 23 coltellate; secondo quanto riportato, avrebbe ammesso le proprie responsabilità, mentre gli inquirenti continuano a verificare ogni dettaglio e a chiarire i punti ancora opachi del racconto. La Procura di Civitavecchia procede con accertamenti e riscontri, perché anche una confessione non chiude automaticamente il lavoro investigativo: lo indirizza, lo stringe, lo rende più netto, ma non sostituisce le prove.
La città che si interroga: vicinato, scuola, domande che restano addosso
In un centro come Anguillara, il dolore corre veloce: c’è chi conosceva Federica, chi incrociava la famiglia, chi oggi ripensa a frasi dette e non dette. L’impatto vero, però, è nella quotidianità: il banco di scuola, gli amici, le attività che improvvisamente hanno un peso diverso. Per i compagni e per gli insegnanti serve tatto, ma anche competenza: affrontare un trauma senza trasformarlo in etichetta. Qui la differenza la fanno i dettagli, quelli che non finiscono nei titoli: chi accompagna il bambino al mattino, chi lo va a prendere, chi decide quando parlare e quando no.
Il sindaco tutore: un ruolo che pesa, lontano dai riflettori
Fare da tutore non è rappresentanza: è responsabilità. Significa firmare, scegliere, coordinare, fare in modo che la pressione esterna non entri in casa del minore. Significa anche fare da ponte con il Tribunale dei minori, aggiornare, chiedere sostegno, ottenere risorse. E, nei fatti, significa mettere la città al servizio di una sola priorità: non perdere il bambino nel rumore. Per questo, l’aspetto più importante del provvedimento è ciò che non si vede: la promessa di una protezione continua e discreta.
Prevenzione e memoria: cosa resta dopo l’emergenza
Quando passa l’urgenza, restano le domande che fanno più male: quali segnali c’erano, se c’erano; come si intercettano prima; come si aiuta chi teme di non essere creduta. Ogni femminicidio, oltre alla tragedia personale, impone al territorio un impegno: potenziare canali di ascolto, far conoscere i percorsi di uscita dalla violenza, rendere accessibili i servizi, creare alleanze vere fra scuola, sanità, istituzioni e reti di supporto.
