Il fenomeno dei “No-vax”: chi sono e quanta influenza esercitano

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Dipinti come gli ostacoli insormontabili alla campagna vaccinale, come i nemici da combattere, come l’antitesi per eccellenza del senso civico i “No-vax” sono davvero così influenti come si crede? Secondo ResPOnsE Covid-19, il laboratorio demoscopico dell’Università degli Studi di Milano, nonostante il considerevole impatto mediatico, la risposta è no. In realtà infatti, solo apparentemente nocivi, i contrari all’inoculazione sarebbero non più del 5% della popolazione italiana. Alle urne, secondo gli esperti, varrebbero a malapena l’1%.

La ritirata dei “No-vax”

Il centro studi, insieme all’istituto Swg, ha stilato un report dal titolo: “La svolta dei vaccini e la ritirata dei no vax”, in cui si analizza il ruolo dei contrari alla somministrazione del vaccino e il crollo della loro campagna. Infatti, se è vero che a dicembre 2020 (prima dell’avvio del piano vaccinale) la percentuale dei contrari alla vaccinazione era sempre bassa, ma almeno al 12%, dopo circa 7 mesi il fronte è più che dimezzato.

La svolta dei vaccini

Il punto di conversione è individuato dal report proprio “nell’arrivo in massa delle dosi del siero. E non solo per l’andamento della pandemia, ma anche per la percezione che gli italiani ne hanno avuto e per la speranza in una fine definitiva dell’emergenza”. Il risultato della ricerca è inequivocabile: oltre l’80% degli italiani è favorevole al vaccino. Non solo. Cresce di settimana in settimana la disponibilità a vaccinarsi: a dicembre 2020, era il 60%. A giugno scorso si è raggiunto l’85%. Questi i dati concreti, con l’attuale quadro normativo.

I favorevoli all’obbligo del vaccino

Interessante, però, notare la risposta nel caso dovesse subentrare l’obbligo vaccinale. Sul campione totale, il 13% dichiara di essere poco o per niente disponibile a vaccinarsi, ma solo il 6% rifiuterebbe il vaccino anche se obbligatorio. A crescere, invece, rispetto a fine 2020, sono proprio i favorevoli all’obbligatorietà del vaccino anti-Covid: dal 43% al 52%. Secondo l’Università di Milano, “sembra che il miglioramento della situazione pandemica insieme ai progressi del piano vaccinale” abbiano portato anche ad un aumento del consenso per l’obbligatorietà dei vaccini.

I contrari all’obbligo del vaccino

Non tutti i contrari all’obbligo, però, sono “No-vax”. E qui la questione si infittisce. Nel report infatti si legge: “Tra chi è molto disponibile a essere vaccinato o ha già ricevuto il vaccino, poco meno del 10% è contrario all’obbligatorietà della vaccinazione”. Per cui “L’intenzione a vaccinarsi non determina necessariamente l’opinione sull’obbligatorietà del vaccino”.

Un partito “No-vax”?

Analizzando i dati raccolti e ipotizzando la creazione di un partito “No-vax”, si può attestare con certezza la labilità di quest’ultimo. “Difficilmente riuscirebbe ad arrivare all’1%. Sarebbe una cosa politicamente inconsistente”, spiega Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè.

Le motivazioni

Per l’analista “le motivazioni di un’adesione a un soggetto politico non sono legate a una scelta del tipo mi vaccino, non mi vaccino. Il valore di un progetto si misura con altri argomenti: lavoro, sviluppo, diritti e sicurezza”. Se non bastasse a influire è anche la dispersione interna di un eventuale progetto del genere. “Dentro quel magma ci sono decine di motivi per essere ‘No-vax’: ci sono quelli che non si fidano di questo singolo vaccino, ci sono quelli che contestano i vaccini tout-court, c’è chi lo fa con tesi di sinistra, chi con tesi di destra”.

Conversione dell’elettorato: un’eventualità praticamente nulla

Nella sua analisi, Buttaroni smentisce anche il rischio che la campagna dei “No-vax” possa condizionare il passaggio da uno schieramento all’altro. “È vero che l’elettorato ormai è più che mobile (frail 2018 e il 2020 il 60% degli aventi il diritto ha votato in maniera diversa) ma difficilmente lo spostamento si lega a singoli fenomeni. A maggior ragione questo, considerato assai scivoloso dagli stessi leader politici”.