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07 Agosto 2022

Pubblicato il

Google, da agosto test a occhiali per realtà aumentata

di Simone Fabi
Dal prossimo mese Google testerà il nuovo modello di occhiali da sole che serviranno per la realtà aumentata
un manichino che indossa occhiali per la realtà aumentata
Occhiali per la realtà aumentata

Modelli apparentemente tradizionali, ma dotati di display nell’obbiettivo e “sensori visivi e audio“, vale a dire microfono e fotocamera. Saranno in grado di valutare traduzioni, trascrizioni ed effettuare navigazione con Google Maps. Sono gli occhiali per la realtà aumentata (AR) che a partire dal prossimo mese di agosto saranno pubblicamente testati da Google.

Gli occhiali per la realtà aumentata

L’azienda californiana ha comunicato che saranno effettuati degli esperimenti in alcune aree delle città statunitensi, con i tester che dovranno tener conto di alcune limitazioni. Dovranno infatti considerare in maniera stringente luoghi di utilizzo degli occhiali e soprattutto tipologia di attività.

Un aiuto nella vita quotidiana

La nuova esperienza in arrivo sarà utile a “capire meglio come tali dispositivi possono aiutare le persone nella loro vita quotidiana”, ha dichiarato Juston Payne, manager del prodotto. “Potremo tener conto di fattori quali il tempo e gli incroci trafficati, che possono essere difficili, a volte impossibili, da ricreare completamente al chiuso”.

La funzione traduzione

Nell’ultimo evento per sviluppatori, Google ha effettuato delle dimostrazioni relative alla funzione  della traduzione in tempo reale, che mostra il testo tradotto sulla visuale di chi indossa gli occhiali, attraverso le lenti.

La questione Privacy

Gli occhiali, per il cui utilizzo sarà necessario un periodo di formazione con protocolli per privacy e sicurezza, avranno anche un indicatore LED che attesterà l’avvio di registrazioni. Il segnale, sarà dunque utile alle persone nelle vicinanze. “In caso di registrazione – ha specificato ancora Payne – i dati vengono prima oscurati nei contenuti sensibili, inclusi volti e targhe e poi archiviati su un server sicuro, con accesso limitato da parte di un numero ristretto di dipendenti. Dopo 30 giorni, tutto viene cancellato“.

 

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