Germano Mazzocchetti all’Auditorium Parco della Musica

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DOMENICA 22 MAGGIO TEATRO STUDIO GIANNI BORGNA ORE 21 AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Crisi. Così la chiamiamo, con la tragica pochezza lessicale e mentale del senso comune, quella condizione per cui non riusciamo più a fare, a vivere, a sognare, a godere come prima. Costretti poi ad accettarla come nuovo stadio della nostra esistenza individuale e collettiva, ad onta della prosa consolatoria del politichese e dell’inserto salute che ci adescano con le ricette per superarla, questa crisi. Su questo terreno accidentato, un artista è forse il meglio attrezzato di tutti. Condannato a metabolizzare la crisi e trasformarla in risorsa del suo progredire.

Germano Mazzocchetti, il cui sguardo disilluso lo vota a un perenne understatement – condizione scomoda quanto propizia per chi è condannato a inventare il nuovo – sottostà anch’egli ogni giorno a questo rituale del κρίνω, il giudicare, e della κρίσις, la decisione. Ma cosa inventare, e soprattutto come inventare, quando sai, almeno da Verlaine in poi, che tutto è già stato detto e mangiato? Ed eccoci a questo Asap, nuova pagina di un musicista dalle molte radici e dall’idioma tutto suo.

Mazzocchetti assorbe musica da bimbo quando rivela un imberbe talento di fisarmonicista prodigio. Ma non è quella la sua strada, anche se, con entusiasmo contagioso, qui riprende in mano il vecchio mantice adorato. È il jazz il suo grande amore, ma neanche quella è la sua strada, anche se qui, l’antica passione non cessa un attimo di attizzare il fuoco e guidare i passi. La sua strada sarà il teatro, sulle orme di maestri ammirevoli ed eroici nel loro prezioso lavoro di musicisti dietro le quinte.

È in questa costellazione che si inscrive questo «as soon as possible», spremuto in Asap. Remoti si sentono gli echi di un Kurt Weill, di un Fiorenzo Carpi e il carsico andirivieni di quella linfa popolare che sempre nutre il lessico di Mazzocchetti. Ma c’è anche altro in questa formazione densa di ritmo ed energia cinetica, impastata con fisarmonica e viola che trasudano melanconia a ogni nota.

C’è un universo intimamente latino, fatto di ritmo, calore e languore, evocante le quejas de bandoneón: i lamenti del bandoneón. In Asap non c’è un solo tango, eppure l’orizzonte è quello insegnatoci per primo da Astor Piazzolla, quando plasmava i suoi ensemble, sempre alla ricerca di altri suoni, accenti, ritmi, sempre in crisi. Giordano Montecchi

GERMANO MAZZOCCHETTI Ensemble “ASAP”

Germano Mazzocchetti fisarmonica, Francesco Marini sax soprano e clarinetti, Paola Emanuele viola, Marco Acquarelli chitarra, Luca Pirozzi contrabbasso, Emanuele Smimmo batteria, Sergio Quarta percussioni.