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Federica Torzullo, Anguillara non si riconosce nella versione del movente dopo la confessione del marito

Anguillara Sabazia dopo la confessione di Carlomagno: la famiglia Torzullo respinge il movente e i carabinieri cercano il coltello a Osteria Nuova

Federica Torzullo, femminicidio Anguillara

Ad Anguillara Sabazia non c’è solo un fascicolo aperto in Procura: c’è un vuoto che si allarga di strada in strada, di negozio in negozio, di saluto mancato in saluto mancato. Federica Torzullo è sparita l’8 gennaio, poi è stata ritrovata morta dieci giorni dopo. Il marito Claudio Carlomagno è accusato del femminicidio e, davanti al gip di Civitavecchia, ha ammesso le proprie responsabilità. Ma la confessione, invece di spegnere la tensione, ha acceso altre domande: perché quel movente, proprio quello, quando chi conosceva Federica giura che non era nel suo carattere trasformare un figlio in un’arma?

Federica Torzullo e Claudio Carlomagno: “Non gli avrebbe tolto il figlio”, dicono i familiari

La frase che rimbalza in queste ore è netta e senza appigli: “Federica non avrebbe mai tolto il bambino al padre”. La sorella Stefania, farmacista di Bracciano, attraverso il legale Carlo Mastropaolo, contesta la radice stessa della spiegazione offerta dall’indagato. Non solo: nella ricostruzione dei parenti, la separazione era stata impostata in modo consensuale e non emergevano premesse per un braccio di ferro sull’affidamento. Un punto che ad Anguillara, dove le famiglie si incrociano da anni, viene ripetuto con la prudenza tipica dei paesi: si parla poco, ma quando si parla si pesa ogni parola.

Anguillara Sabazia, la ricerca del coltello e l’attesa lungo la Braccianese Claudia

Intanto la scena si sposta ancora, come se il territorio fosse diventato parte dell’indagine. I carabinieri cercano il coltello che Carlomagno avrebbe detto di aver gettato in un corso d’acqua lungo la via Braccianese Claudia, zona Osteria Nuova. È un’operazione che sembra tecnica, quasi “fredda”, e invece qui viene vissuta come un’altra tappa di un percorso doloroso: ogni riscontro serve a inchiodare i fatti e a dare ordine a una sequenza che, per chi resta, è ancora inaccettabile.

Il silenzio dei consuoceri e le dimissioni dell’ex assessora Maria Messenio

C’è poi un dettaglio che, in un centro piccolo, diventa subito racconto collettivo: i genitori dell’indagato che non rispondono, che non si vedono, che sembrano essersi allontanati. E poi la madre, Maria Messenio, ex poliziotta ed ex assessora alla Sicurezza del Comune, che avrebbe accompagnato il figlio il 9 gennaio in caserma per denunciare la scomparsa della moglie e che, dopo l’esplosione del caso, si è dimessa dall’incarico. Un gesto che, per qualcuno, è stato inevitabile; per altri, tardivo; per altri ancora, semplicemente umano. In mezzo, resta la sensazione che le istituzioni locali siano finite dentro un fatto che le supera.

La Procura e le “zone d’ombra”: perché la confessione non basta

Sul piano giudiziario, la confessione è un passaggio importante ma non definitivo. Il procuratore Alberto Liguori ha spiegato che permangono aspetti da chiarire, “zone d’ombra” nella ricostruzione. Chi indaga deve verificare tempi, spostamenti, condotte dopo l’omicidio e ogni possibile elemento utile a ricostruire l’intera catena dei fatti. È anche il motivo per cui i testimoni possono essere riascoltati, e per cui ogni parola detta ora, in paese, viene misurata con attenzione.

Federica Torzullo, il lavoro, la separazione, la vita normale che si è spezzata

Federica viene ricordata anche per la sua quotidianità: il lavoro in Poste Italiane, gli impegni, la fatica costruita negli anni. Dai profili emersi sulla stampa, la sua traiettoria professionale era in crescita e i colleghi hanno manifestato cordoglio e vicinanza. È questo che manda in frantumi la retorica dei “segnali”: spesso, fuori dalle mura di casa, la vita appare normale. Poi, all’improvviso, non lo è più, e chi resta si ritrova a rimettere in fila ricordi, messaggi, appuntamenti mancati, minuti che non tornano.