Caso Paolo Mendico, preside sospesa: nel Sud pontino restano domande e silenzi che pesano
Suicidio di Paolo Mendico, preside sospesa tre giorni: a Santi Cosma e Damiano restano domande sul ruolo della scuola e le fragilità adolescenziali
Nel Sud pontino le notizie arrivano spesso come onde: prima si infrangono su una famiglia, poi si allargano alle strade, ai bar, alle chat dei genitori, ai corridoi della scuola. Così è stato anche per Paolo Mendico, 14 anni, di Santi Cosma e Damiano, morto a settembre, alla vigilia del primo giorno di lezioni. Oggi un nuovo tassello — la sospensione di tre giorni della dirigente dell’Itis “Pacinotti” di Fondi, Gina Antonetti — riporta tutto a galla: dolore, dubbi, rabbia, ma anche un bisogno ostinato di capire, senza trasformare una tragedia in un processo sommario.
Preside sospesa nel caso Paolo Mendico: cosa dice il provvedimento e chi lo contesta
La sospensione è l’esito del procedimento disciplinare avviato dopo le verifiche disposte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. A diffondere la notizia è la Flc Cgil, che però difende la dirigente e contesta la gestione del Ministero: secondo il sindacato, si sarebbe scelto di concentrare l’attenzione sulla ricerca di un responsabile mentre sono ancora in corso indagini penali per istigazione al suicidio.
È un passaggio che, sul territorio, viene letto in due modi opposti. C’è chi lo considera un segnale di attenzione e di controllo: “qualcosa si muove”. C’è chi teme l’effetto contrario: un gesto rapido che non scioglie i nodi e rischia di irrigidire ancora di più il clima intorno alla scuola, agli insegnanti, ai ragazzi.
Paolo Mendico, i diari e il tema delle difficoltà economiche: quando la scuola diventa specchio
Accanto agli atti formali, continuano a circolare frammenti del mondo interiore di Paolo. Secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni giornalistiche, i suoi diari — affidati dalla famiglia all’analisi di Marisa Aloia, psicologa e grafologa forense — raccontano un adolescente turbato, con un malessere che avrebbe radici anche in episodi scolastici vissuti come umilianti, legati alla matematica e al costo delle ripetizioni o del doposcuola.
Qui, in provincia, certe fratture si vedono bene: non soltanto quelle emotive, anche quelle materiali. Il punto non è stabilire colpe a colpi di testimonianze indirette; il punto è riconoscere che l’accesso a sostegni privati, quando diventa decisivo, può trasformarsi in un marchio. Un ragazzo non dovrebbe mai sentirsi “in difetto” perché la famiglia non può permettersi un aiuto extra.
Preside sospesa e scuola osservata speciale: che effetto fa a Fondi e a Santi Cosma e Damiano
La sospensione di tre giorni, per quanto limitata, rende evidente una cosa: la scuola è ormai dentro una lente d’ingrandimento. Ogni scelta organizzativa, ogni comunicazione, ogni passaggio interno rischia di essere letto come prova o indizio. In questa tensione, chi vive la scuola ogni giorno — docenti, studenti, personale — finisce spesso schiacciato fra due pressioni: il bisogno di proteggere i ragazzi e la paura di diventare bersaglio.
Sul territorio, intanto, resta la domanda più difficile: cosa può accadere in poche ore per far precipitare un ragazzo? Anche qui le ricostruzioni giornalistiche richiamano un dettaglio: Paolo, proprio il giorno della morte, avrebbe fissato un appuntamento online con un amico per giocare con la console. Un’abitudine normale, che però suggerirebbe l’assenza di segnali “visibili” nell’immediato.
Caso Paolo Mendico: oltre la sospensione, la necessità di strumenti veri
La notizia della sospensione rischia di diventare un titolo che si consuma in fretta. Ma qui non basta un titolo. Servono strumenti: sportelli di ascolto percepiti come affidabili, formazione capace di riconoscere l’umiliazione come fattore di rischio, protocolli chiari su bullismo e isolamento, reti attive con servizi sociali e sanitari, e una scuola che sappia intervenire senza esporre chi chiede aiuto.
