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Roma, basta con la violenza a scuola: il caso Winckelmann riapre il tema della sicurezza

Aggressione all’uscita della scuola media Winckelmann a Piazza Bologna: 13enne in ospedale. Scuola avvia procedure, genitori chiedono sicurezza subito

Scuola_Studenti_pexels-max-fischer

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Valerio ha 13 anni, frequenta la terza media dell’istituto comprensivo di piazza Winckelmann, nel quartiere Nomentano, a due passi da piazza Bologna. Pochi minuti dopo il suono della campanella, fuori dall’edificio scolastico, sarebbe stato colpito al volto da un coetaneo di un’altra sezione che lui non conosceva. I genitori lo hanno portato al pronto soccorso del Policlinico Umberto I: zigomo gonfio e un occhio arrossato, il segno fisico di un episodio che, nel racconto della famiglia, lascia soprattutto paura e domande senza risposta.

Caso Winckelmann: l’aggressione fuori scuola e l’arrivo al Policlinico Umberto I

Secondo quanto ricostruito nelle prime ore, l’aggressione sarebbe avvenuta all’uscita, in un momento che per studenti e famiglie dovrebbe significare “rientro”, normalità, fine della giornata. Invece, nel giro di pochi istanti, Valerio viene colpito al volto. Il padre descrive una scena rapidissima: «Un’aggressione improvvisa, da dietro, senza motivo. Nessuno è intervenuto». Il timore espresso dai genitori è che un episodio simile possa ripetersi, magari in modo ancora più grave.

Nel racconto circolato fra i genitori, l’aggressore sarebbe un ragazzo già notato per atteggiamenti impulsivi; qualcuno collega quell’esuberanza a difficoltà familiari. Un dettaglio delicato, che non sposta le responsabilità, ma richiama un punto spesso rimosso: la violenza non nasce nel vuoto e, se non si intercetta per tempo il disagio, il rischio è che esploda dove fa più male, davanti ai compagni, davanti agli adulti, davanti alle famiglie.

Caso Winckelmann: cosa contestano i genitori e cosa risponde la scuola

Nelle ore successive, la famiglia riferisce di uno scambio teso con la vicepreside, accusata di non essersi attivata subito per chiarire i contorni dell’accaduto. È il passaggio che trasforma un fatto di cronaca in un caso pubblico: non solo “chi ha colpito chi”, ma anche “chi doveva fare cosa” e “quando”. Da qui l’idea, condivisa da molti genitori, che serva una risposta rapida, visibile, capace di ricostruire fiducia in un luogo che dovrebbe proteggere.

In serata, la dirigente scolastica Enrica Grigoli ha inviato una comunicazione alla famiglia spiegando la linea dell’istituto e chiedendo di ascoltare Valerio il giorno successivo, anche alla presenza dei genitori, per rispettare l’iter previsto dal regolamento disciplinare e definire con precisione la vicenda. In un passaggio, la dirigente richiama proprio l’esigenza di seguire le procedure formali, prima di qualunque decisione.

Caso Winckelmann: regole disciplinari, diritti degli studenti e doveri di vigilanza

Quando un episodio avviene appena fuori da scuola, il confine delle responsabilità diventa subito terreno sensibile. La scuola, per legge e regolamenti, ha strumenti disciplinari e percorsi educativi; allo stesso tempo, ogni istituto è chiamato a chiarire, caso per caso, il perimetro della vigilanza e delle misure organizzative possibili in uscita: presenza di adulti, gestione dei flussi, segnalazioni tempestive, raccordo con famiglie e, se necessario, forze dell’ordine.

Sul piano delle regole, lo “Statuto delle studentesse e degli studenti” (D.P.R. 249/1998, poi modificato) indica principi e garanzie: proporzionalità delle sanzioni, finalità educativa, tutela del contraddittorio e possibilità di ricorso. Proprio negli ultimi mesi il quadro è stato aggiornato con il D.P.R. 8 agosto 2025 n. 134, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a settembre 2025, che interviene ancora sul tema della disciplina e sui percorsi di cittadinanza attiva collegati alle conseguenze dei comportamenti.

Questo non significa “più punizioni” in automatico. Significa, piuttosto, un doppio binario: da un lato regole chiare e applicate senza tentennamenti, dall’altro interventi educativi e di supporto, perché la scuola non può limitarsi a registrare il danno quando è già avvenuto.

Caso Winckelmann: prevenzione, ascolto e sostegno psicologico per studenti e famiglie

Il caso di piazza Winckelmann ripropone un tema che molte famiglie conoscono: la violenza non è solo l’atto in sé, ma anche il clima che lo precede e quello che lascia dopo. In questo senso, le linee di orientamento nazionali su bullismo e cyberbullismo (aggiornate nel 2021) insistono su prevenzione, presa in carico, lavoro con i gruppi classe, alleanza educativa con i genitori, attenzione ai segnali di disagio. Strumenti che, tradotti nella vita quotidiana, diventano sportelli d’ascolto, educazione emotiva, regole condivise, interventi mirati quando emergono comportamenti a rischio.

Per Valerio e per chi ha assistito, il punto immediato è sentirsi al sicuro nel tornare a scuola. Per l’istituto è ricostruire i fatti con rigore, garantire ascolto, responsabilità e tempi chiari. Per il quartiere e per la città è una domanda semplice, che torna identica ogni volta: quanta attenzione reale riserviamo alla sicurezza degli studenti nei momenti “di confine”, come l’uscita, dove basta poco perché una giornata normale diventi una ferita che resta.