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24 Settembre 2020

Pubblicato il

Esplosione a Beirut, il racconto di un italiano con i nonni nati in Libano

di Redazione

Nessuno aveva mai vissuto un'esplosione come quella che martedì ha devastato il porto di Beirut e i quartieri circostanti

Esplosione a Beirut
Esplosione a Beirut

Esolosione a Beirut. Sono un italiano, nato a Roma nel 1970 da genitori italiani. I genitori di mio papà erano nati in Libano a Beirut nel 1912. Mia nonna si chiamava Victoria Malkoun. Gran parte della mia famiglia si trova in Libano oggi e precisamente a Beirut nel quartiere di Achrafieh vicino al porto. I miei zii e i miei cugini libanesi sono cristiani maroniti.
Molti di loro nel 1975 hanno combattuto nella guerra civile fino al 1990.
Tutti i nati prima del 1975 in Libano conoscono ahimé la guerra.

Esplosione a Beirut, mai così forte

Ma nessuno di loro aveva mai vissuto un’esplosione come quella che martedì ha devastato il porto di Beirut e i quartieri circostanti.
Ho ricevuto alcuni video delle case dei miei cugini e dei miei zii completamente devastate. Vetri in frantumi, pareti gravemente danneggiate, automobili distrutte. Fortunatamente nessuno di loro ha subito danni fisici. Ma quella tremenda esplosione ha rievocato in ognuno di loro i drammi della guerra.

Mia zia Micheline, 85enne, era appena rientrata dal balcone del proprio appartamento vicino al porto: neanche un minuto dopo l’esplosione che l’avrebbe spazzata via come un foglio di carta se fosse rimasta sul terrazzo.
Mio cugino Mitri ha ritrovato la propria automobile come se uno schiacciasassi le fosse passato sopra. Nel dramma fortunatamente si è in piena estate. Se fosse accaduto in inverno, con il freddo e senza i vetri alle finestre e senza elettricità sarebbe stato ancora più complicato gestire il dopo esplosione.

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Il Libano, un Paese sorprendente

Sono stato a Beirut con mio padre 5 anni fa in occasione del matrimonio di mia cugina Tina. Il Libano è un paese sorprendente che sembra rigenerarsi dopo ogni ferita. Ogni sera i miei parenti tornavano dal lavoro e ci si riuniva attorno a tavole imbandite, bottiglie di araak, canzoni e risate. Perché per chi ha vissuto 15 anni di guerra civile ogni giorno che passa in maniera normale è un dono di Dio e va festeggiato ogni sera. Così mi spiegava mio zio Walid. Siamo andati al villaggio a Rwaisset, villaggio delle vacanze di infanzia dei Malkoun, sulle montagne e a poche decine di chilometri da lì potevamo udire i colpi di artiglieria scambiati tra le falangi cristiane unite agli Hezbollah contro Daesh. A Rwaisset il tempo sembra essersi fermato dai tempi in cui da bambino vi ero stato per la prima volta nel 1975 appena pochi mesi prima dall’inizio della guerra.

Esplosione a Beirut, una capitale abituata al fuoco

Domandai alle mie zie se non fossero turbate dal rumore dei colpi di artiglieria e mi dissero che ne erano abituate da tutta la vita.
Eppure tra ieri e oggi ognuno di loro al telefono mi ha detto che un’esplosione del genere loro non l’avevano mai vissuta. Il Libano è in questo momento un paese in ginocchio dove la lira libanese è talmente svalutata che circola solamente il dollaro statunitense come moneta di scambio.
Martedì con l’esplosione sono andati letteralmente in fumo l’ottanta per cento delle riserve di grano del Libano e mio zio Dadi Malkoun mi diceva stamane al telefono che il Paese ha un deposito in cui è stoccata la farina e che potrà farli sopravvivere ancora un mese e mezzo.

La prima cosa che mi ha detto è stata: “Habibe” (amore mio in arabo, un po’ come noi diciamo tesoro), sembrano le immagini di Nagasaki e Hiroshima dopo la bomba atomica”. Lavoro in Marocco da 10 anni e vivo quindi in un Paese musulmano dove le altre religioni sono tollerate. Ma andare in Libano e vedere musulmani sciiti, sunniti, drusi, cristiani ortodossi, cristiani maroniti, ebrei, tutti insieme a lavorare, a vivere, a passare delle meravigliose serate nei locali di Byblos sul meraviglioso mare che bagna il Paese è una sensazione unica. E questo malgrado 15 anni di guerra civile. Malgrado tutte le difficoltà. Ma la cosa più incredibile è che in un momento come questo i miei zii e i miei cugini abbiano come sempre un sorriso di speranza sulle labbra. Perché credono nell’avvenire del proprio Paese.
Se è vero che Beyrouth è stata sempre considerata la perla del medioriente spero che il mondo preservi questo gioiello… Inchallah.


Marcello Catalano Malkoun

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