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20 Settembre 2020

Pubblicato il

Doppio effetto Covid-19: scienziati come star, ma è la Scienza la vera diva

di Antonio Guidi

Scienziati “prime donne” come politici, ma al contempo assistiamo a una rivincita della Scienza

Mi pare di notare, da neuropsichiatra e politico, una sorta di atteggiamento da “prime donne” da parte di scienziati, virologi ed epidemiologici, la tentazione di assumere un ruolo politico e anche una valenza ideologica nelle loro posizioni di ricerca e d'altra parte una rivincita della Scienza, che si staglia sulle nostre paure e dubbi. Vi è insomma una sorta di attegiamento partitico tra le diverse scuole di pensiero che studiano il Covid-19, che dipende anche dai politici: ciò che però credo non sia sano in una società è la confusione dei ruoli. Ora che c'è in ballo la salute e la vita in modo davvero democratico e trasversale qualcuno si sta spaventando ed è disposto a concedere un certo potere alle figure della scienza. Si è disposti ad ammettere forse anche gli errori fatti a danno dei laboratori e della collettività, nell'abbandono della ricerca non solo dei Coronavirus come Mers e Sars1 e nei tagli continui a sanità e ricerca.

Per quanto riguarda gli atteggiamenti psicologici che hanno a che fare con il potere si manifestano anche nei piccoli regni: monarchi del supermercato e tiranni del vicinato che spiano passanti. Questo accade sempre quando vi è una restrizione delle limitazioni personali e dobbiamo continuare a restare in casa ma anche rimandendo vigili su ciò che accade alla nostra privacy e alle nostre scelte personali. Ricordo la crisi HIV negli anni '80 e diventata pandemica negli anni '90 durante la quale gli esperti come anche io ero considerato, eravamo quasi idolatrati, abbiamo tirato fuori anche noi un certo narcissimo che però è stato contenuto per il fatto che non eravamo immersi in una società “social”. Ringrazio tutti gli scenziati che stanno mettendo in campo le loro conoscenze e risorse, la Scienza è un valore della nostra società e del progresso umano in cui credo con come dogma, ma perché la pratico da sempre nella mia professione di neuropsichiatra.

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Vorei anche osservare il fatto che viviamo una condizione di dipendenza all'inverso, dipendenza secondo distanza e non secondo vicinanza, per cui ciascuno dipende dalla lontananza che intrattiene con gli altri della stessa specie: questo provocheà cambiamenti profondi nel modo di manifestare amicizia, inemicizia, sfiducia e fiducia, baciare e fare l'amore; ci sarà probabilmente un cambiamento antropologico, in quache modo già in atto.

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