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29 Gennaio 2023

Pubblicato il

Riforme che non garantiscono

Dopo la riforma della Giustizia della Cartabia, arriva quella di Nordio

di Stefano Marafini
Il nuovo Governo esprime un forte interesse per la revisione, in senso peggiorativo, della riforma della giustizia Cartabia. Attenti al garantismo per coprire malversazione e corruzione
Carlo Nordio. ministro della Giustizia del Governo Meloni
Carlo Nordio. ministro della Giustizia del Governo Meloni

Tra le tante dichiarazioni del nuovo Governo coerenti con le promesse pre-elettorali di diversi esponenti del centrodestra, spiccano quelle espresse sulla necessità di riformare il sistema della Giustizia.

In particolare, si vogliono cambiare alcune leggi importanti nell’interesse di garantire una giustizia più equa e veloce ai cittadini, come quella sulle intercettazioni; e, soprattutto, intervenire sui magistrati per controllarne l’operato, che si ritiene troppo di parte.

Il garantismo della politica

Sulla base dell’assunto politico del garantismo, condiviso anche dall’opposizione di centrosinistra, già la riforma Cartabia aveva previsto: l’interruzione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione; un limite di 2 anni per i processi d’appello e di 1 anno per quelli di cassazione, con la proroga di un anno e mezzo per i reati gravi in Cassazione.

Superati questi limiti scatterà l’improcedibilità, per cui l’imputato non potrà più essere perseguito.

Inoltre si introduceva il diritto all’oblio, cioè il diritto dell’imputato assolto alla deindicizzazione delle notizie relative al proprio procedimento penale, nonché alla rimozione del suo nome dai canali di informazione e dai siti internet.

Come è facile capire, ciò comporterà un danno gravissimo alla prosecuzione delle indagini sui gravi reati di mafia e violenza sociale, nel caso in cui l’assoluzione sia stata concessa per errore, o peggio.

Neppure si otterrà un processo giusto e veloce per tutti i cittadini, ma sicuramente l’impunità per coloro che potranno permettersi di rallentare il procedimento per le loro facoltà economiche.

Anzi questi ultimi, che prima potevano permettersi di arrivare fino all’ultimo grado di giudizio ed alla Cassazione, saranno favoriti nell’uscire dal processo senza danni, come fossero innocenti: la presunzione di innocenza, vessillo dei garantisti, incoronerà le loro fronti come alloro.

Il processo giusto

Non sazia di ciò, come dimostrato dal voto di fiducia alle Camere dell’agosto 2021 e dalla soddisfazione espressa dai politici (Salvini, rivolto ai suoi imprenditori elettori; Conte, ai suoi improbabili seguaci), la riforma Cartabia prevedeva in sovrappiù una futura riforma del C.S.M. con l’aumento della componente politica rispetto a quella togata e la separazione delle carriere.

Tesi, quest’ultima, che sottintendeva esplicitamente la sfiducia dei politici nella prassi costituzionale che prevede il passaggio di un magistrato dalla funzione requirente a quella giudicante (cosa che, tra l’altro, poteva accadere una volta nell’arco temporale dell’esercizio della professione).

Cioè, si sosteneva che se un magistrato fosse passato dalla funzione di P.M. (Pubblico Ministero) a quella di giudice, avrebbe portato con sé la mentalità accusatoria, e perciò colpevolista.

Al contrario, il passaggio da una funzione all’altra permette al magistrato di avere una visione più ampia arricchita dall’esperienza, per cui può esercitare al meglio la sua professione.

Ovviamente se sganciata dalle lobbies, o correnti conniventi con una parte politica.

Le idee espresse dal neoministro Nordio, magistrato in pensione sulla conduzione delle indagini

e sulle intercettazioni.

Il suo progetto di riforma, volto al controllo della giustizia da parte della Politica.

Procedure più giuste e rapide

Il tema della giustizia è stato uno dei principali durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni di settembre; la destra aveva dichiarato la necessità della sua riforma, nell’interesse dei cittadini ad avere procedure più eque e veloci.

Interesse fondamentale soprattutto dal punto di vista economico dello Stato di ottenere un giudizio positivo per ricevere i finanziamenti del PNRR e attrarre i capitali stranieri negli investimenti sul nostro territorio.

In questo senso sono da intendere le dichiarazioni di vari esponenti del centrodestra prima della formazione del nuovo governo Meloni, ribadite subito dopo con l’espressione della volontà di inglobare nella riforma i provvedimenti fondamentali del progetto Cartabia, come l’interruzione della prescrizione di cui sopra.

Senza peraltro tener conto delle difficoltà di ordine costituzionale che avevano ritardato l’approvazione della riforma da parte del precedente governo, rinviata alla fine di novembre.

In più, il neoministro Nordio ha espresso pubblicamente le idee contenute nella sua relazione al Senato in Commissione Giustizia; in particolare l’inutilità di norme repressive (come il carcere preventivo) e l’inasprimento delle pene ai fini degli accertamenti della corruzione nel pubblico impiego. Dall’applicazione di esse non si ricava nulla, ha detto, poiché corruttore e corrotto hanno l’interesse reciproco di coprire le proprie responsabilità.

Giustizia: inutilità di norme repressive

E’necessario allora depenalizzare la corruzione, garantendo l’impunità al corrotto che collabora con la giustizia, equiparandone la figura a quella del pentito di mafia.

Perciò sarà anche abolito il reato di concussione per induzione introdotto dalla legge Severino.

Inoltre, Forza Italia ha chiesto anche la cancellazione della corruzione dai reati ostativi alla concessione dei benefici carcerari anche per il detenuto che non collabora.

Per completare il quadro, il ministro ha pure dichiarato guerra alle intercettazioni telefoniche, ritenendo che nel nostro Paese ne sia stato fatto un uso abnorme da parte dei magistrati, che poco sia servito alle indagini, ma molto alla condanna mediatica dell’indagato tramite la rivelazione e diffusione incontrollata. Occorre, ha detto, “una profonda revisione di questo strumento pericoloso per la riservatezza e l’onore”. Dimenticando, tra l’altro, l’uso che egli stesso ne fece per due anni nell’indagine sul MOSE a Venezia, da magistrato.

E, dulcis in fundo, il neoministro ex-magistrato (avrà forse buttato la toga alle ortiche, come si diceva dei preti che si spogliavano del loro ministero?) ha confermato la forte volontà di separare le carriere della magistratura e riformare la struttura del CSM, con l’aumento della componente politica rispetto a quella togata.

La responsabilità civile dei magistrati

Manca soltanto, ma sarà aggiunta per richiesta di Forza Italia, la responsabilità civile dei magistrati.

Riesce pertanto risibile, anzi ha il sapore della beffa, l’affermazione dello stesso Nordio:

“parlare di PM (Pubblico Ministero) soggetto all’esecutivo è una bestemmia”.

La riforma avrebbe la necessità di deformare la Carta Costituzionale

Osserviamo che quest’ultimo tema (riforma delle carriere e strutture della magistratura) non si può fare senza riformare la Costituzione, che un governo deciso come l’attuale potrebbe fare.

Ma lo scopo non sarebbe certo quello di garantire migliore giustizia ai cittadini comuni; vorremmo ricordarlo al presidente Meloni, che l’ha promesso giurando di rispettare la Carta.

Secondo noi, se teniamo presente la riforma già approvata del codice degli appalti per snellire le pratiche burocratiche e favorire le grandi opere, per cui Salvini ha vantato che l’80% delle grandi opere sarà affidato direttamente alle grandi imprese senza bando, lo scopo della riforma promessa della giustizia appare chiaro: garantire l’impunità a imprenditori e politici.

Se pensiamo poi allo scandalo che investe attualmente il Parlamento di Bruxelles, allora sì potremmo dire che la proposta di riforma della nostra Giustizia è una bestemmia.

Ribadiamo pertanto che dovremmo contrastare simili progetti e pretendere, come cittadini, che la Magistratura, depurata dagli scandali e svincolata da correnti politiche, eserciti il potere giudiziario in modo effettivamente indipendente dagli altri due, il legislativo ed il politico.

Senza questa condizione, la nostra democrazia parlamentare assomiglierà sempre più ai poteri totalitari, arabi o russo e cinese.

 
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