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30 Settembre 2020

Pubblicato il

Come nel Medioevo

“Donne musulmane rinchiuse in un recinto, ora basta”, sbotta Fabio Rampelli

di Redazione

Non possono partecipare alla preghiera, né vedere gli altri pregare; come le donne nel Medioevo non potevano esprimersi in pubblico

donne musulmane rinchiuse in un recinto
Donne musulmane

“Piazza Re di Roma, ore 9.30 a Roma: gli uomini pregano ignorando le regole del distanziamento sociale, ma hanno almeno la mascherina. Donne musulmane rinchiuse in un recinto, sembra un racconto di altri tempi. Quando la donna, che fosse contadina, commerciante, nobile o monaca, era sempre considerata un essere inferiore rispetto all’uomo.

A pochi metri di distanza si vede un recinto, non è una porcilaia ma lo spazio riservato alle donne rinchiuse dietro una rete oscurante, come fossero animali.

Non possono partecipare alla preghiera né vedere i fedeli e l’iman.

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La polizia osserva senza eccepire.

Oggi, non nel Medioevo, donne musulmane rinchiuse in un recinto…


Domanda: gli articoli 3, 37 e 51 della Costituzione italiana li gettiamo nella tazza del cesso? Lo chiederò a Conte questa settimana. Adesso basta”.  

È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli sulla sua bacheca Facebook. Il deputato di Fratelli d’Italia, documenta con varie foto musulmani che pregano e le loro donne segregate in un angolo dietro un velo. 

Pari opportunità tra uomo e donna secondo la Costituzione Italiana

ART. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ART. 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce a essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

ART. 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

“Non si può più accettare di essere discriminati a casa propria, di vedere stravolti i nostri principi ordinatori per i quali generazioni si sono battute con coraggio. Di subire divieti e sanzioni mentre cittadini stranieri violano indisturbati la legge”, conclude Fabio Rampelli su Facebook.

 
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