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18 Agosto 2022

Pubblicato il

"Nonno" Mario

Discorso di fine anno del premier, omelia laica del Governo Draghi

di Stefano Marafini
La pandemia usata come mezzo di condizionamento per ristrutturare i rapporti di potere tra i vecchi stati dominanti
Mario Draghi
Mario Draghi

La pandemia come strumento di terrore della politica. Draghi über alles.

La pandemia decide il destino del Paese e favorisce l’uomo forte al comando.

Comunque vadano le cose, la pandemia ha ormai deciso il destino del nostro Paese e del mondo intero; o almeno lo ha pesantemente ipotecato.

Il discorso di fine anno del premier Draghi: un’omelia laica

Il discorso del nostro Presidente del Consiglio di fine anno, tenuto mercoledì 22 dicembre, lo ha fatto chiaramente intendere, insieme alle sue intenzioni ed all’autocelebrazione del suo governo.

Infatti, tutti i commentatori, sia quelli (quasi tutti) genuflessi nella venerazione di San Mario della Pieve che quelli critici (pochissimi), hanno evidenziato tre passaggi fondamentali dell’omelia laica.

In primis, Draghi ha dichiarato che il suo futuro dipende dal Parlamento, intendendo così anche rivalutare a parole l’istituzione continuamente bistrattata nei fatti con i decreti legge e le votazioni di fiducia.

Secondo, con modestia gesuitica ha detto di sentirsi un nonno al servizio delle istituzioni, disponibile a qualsiasi incarico gli si voglia affidare, ma implicitamente indicando la massima carica dello Stato.

Ha affermato pure che il suo governo ha svolto in gran parte i compiti che si era assunto: affrontare in modo energico la pandemia, impostare il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ed avviare le riforme delle istituzioni dello stato. In particolare, ritiene di aver migliorato la situazione epidemica con l’incremento delle vaccinazioni e l’introduzione del Green Pass; inoltre, ha avviato i 51 punti del Pnrr richiestici dall’Europa per ottenere il finanziamento del piano stesso.

Infine ha dichiarato che qualsiasi governo gli succeda può proseguire sulla via da Lui tracciata per arrivare responsabilmente alla fine della legislatura, nel 2023; e questo è il terzo punto, miele per le orecchie dei tanti parlamentari peones che non saranno rieletti, ma così avranno un vitalizio maggiore.

La politica provoca la rottura del patto sociale e favorisce la ristrutturazione del Potere economico dei grandi gruppi

Ora, è logico che tutti i punti del discorso siano interconnessi e disegnino una linea per l’economia, la politica ed i rapporti tra le parti sociali.

Gli imprenditori già da tempo si erano dichiarati soddisfatti per l’attenzione ad essi prestata ed i finanziamenti che saranno elargiti per l’innovazione digitale e la transizione ecologica; in più, per l’impegno preso a modificare (semplificare) il codice degli appalti e riformare il mercato del lavoro per renderlo più flessibile.

Non altrettanto soddisfatti sono i lavoratori, soggetti a restrizioni crescenti, anche a causa di green pass e tamponi ricorrenti.

Si aggiungano: riduzione del potere d’acquisto dei salari, perdita di posti di lavoro per la chiusura o delocalizzazione selvaggia di aziende produttive, incremento del lavoro precario e degli incidenti mortali. Tutti questi fenomeni, nel loro insieme, provocano ansia e depressione negli individui; oppure portano a esplosioni collettive di rabbia incontrollata.

Tanto che perfino i sindacati confederali hanno deciso, pur se divisi tra loro, di manifestare il loro dissenso sulla manovra economica del governo con lo sciopero generale; cosa che non accadeva più da molti anni.

La frattura tra Politica e Sindacato

Sembra perciò che si sia rotto il legame storico tra politica e sindacato, che negli ultimi decenni aveva sempre mediato le contraddizioni sociali, governandole con il miraggio di riforme progressiste, che sono mancate da tempo. Anzi, sono state sostituite da riforme fatte nell’interesse degli imprenditori, come il Jobs Act di Renzi.

Oppure, con le privatizzazioni delle grandi aziende pubbliche , politica iniziata proprio da Draghi e Prodi nei primi anni novanta, all’insegna del neoliberismo.

Allora quella politica, impostaci anche dall’Europa per entrare nell’Euro, abolì l’intervento ed il controllo dello Stato sulle grandi aziende come l’Eni e l’Iri, che furono distrutte e svendute alla finanza internazionale.

Oggi continua con la privatizzazione dei servizi pubblici locali, espressa nel Disegno di legge per il mercato e la concorrenza 2021, approvato nel CdM (Consiglio dei ministri) il 4 novembre scorso, che sottrae ai Comuni la gestione di beni pubblici essenziali, come energia, trasporti, acqua.

Questi vengono presi in carico dallo stato, che poi ne affiderà la gestione a grosse aziende nazionali tramite gare di appalto “limitate”.

Gli interventi sulla pandemia diventano strumento dei potenti

La pandemia non sarà certo stata creata ad arte, come sostengono i complottisti più fantasiosi o esaltati: però è un mezzo per ristrutturare i rapporti di potere tra i vecchi stati dominanti (USA, Russia) e quelli emergenti (Cina, India) e le gerarchie sociali all’interno di ognuno.

Tutte le misure prese, soprattutto il distanziamento sociale, favoriscono il concentramento della ricchezza, il dominio e la distribuzione di beni nelle mani di pochi individui e grandi gruppi finanziari e tecnologici.

Certamente il virus è pericoloso con le sue continue mutazioni; eppure l’ultima, la variante omicron, secondo il giudizio del Sudafrica (dove si è originata) e quello di diversi scienziati è sì più contagiosa delle precedenti, ma anche più leggera e quindi curabile all’inizio, senza ospedalizzazione. Infatti, sembra acclarato che essa attacchi le vie aeree superiori, come le vecchie influenze; mentre il primo virus entrava subito in profondità, negli alveoli polmonari, provocando la polmonite interstiziale, che portava facilmente alla morte.

E’ perciò che il nostro governo adesso sta decidendo di abbreviare la quarantena ai contagiati vaccinati, altrimenti si verificherebbe un nuovo lockdown generalizzato per cui si bloccherebbe l’intera economia del paese; nel contempo si inaspriscono le sanzioni e le pressioni sui non vaccinati.

Nonostante ciò, si continua ad affermare che la via maestra per uscire dalla pandemia, anzi perché questa si trasformi in un’endemia gestibile come i vecchi cicli di influenze, è la vaccinazione generalizzata. Nulla si dice sulle cure mediche di base che non sono state fatte.

Si insiste inoltre sull’incremento giornaliero esponenziale del numero dei contagiati, la cui parte maggiore è costituita da asintomatici.

Gestione della paura e politica

Ma si sa, la gestione della paura riguardo la salute è uno strumento importante per condizionare e manipolare le masse. Anche le opinioni ed il modo di pensare degli individui può essere indirizzato dove si vuole; non serve l’inoculazione di fantasiosi chip nell’organismo.

Sulla base di queste premesse, appunto, si può dedurre che il nostro destino appaia segnato, come detto all’inizio. Anche le forze politiche che formano la maggioranza sono state manovrate da SuperMario; basti pensare alle tirate di orecchie fatte a Salvini negli ultimi tempi.

La partita per il Quirinale

Tra qualche giorno si apre la partita per il Quirinale.

Gli schieramenti di destra e di sinistra stanno cercando di esprimere candidati al Colle e a Palazzo Chigi che possano soddisfare meglio le loro esigenze di predominio senza avere troppi intralci; ma non sarà possibile così avere un Presidente della Repubblica gradito a tutti.

Per aggirare l’ostacolo, il PD proporrebbe strumentalmente una donna; l’avvocato Conte, presidente dei nuovi 5S, addirittura ha fatto dei nomi.

Ma dovranno tutti fare i conti con i desideri di Draghi e le esigenze di stabilità dei poteri sovranazionali, espressi dalla stampa estera, al di là di qualche interpretazione mistificatoria.

Da Presidente, SuperMario potrebbe designare un Premier tecnico di sua fiducia, con il quale continuare il lavoro iniziato, obbligando il parlamento ad assecondarlo.

In questo modo, senza cambiare la forma costituzionale, si realizzerebbe un semipresidenzialismo di fatto, già da molti auspicato.

Per i cambiamenti de iure c’è sempre tempo; quelli già attuati, come la parziale riforma della giustizia Cartabia, soddisfano le esigenze di impunità dei grandi imprenditori e dei boiardi di stato , e perfino dei peones.

Con buona pace della Giustizia e della Democrazia, trasformata ormai nell’araba fenice.

Avremmo un forte desiderio che il Nuovo Anno cominciasse diversamente.

Auguri cristiani e rivoluzionari a tutti, fuorché agli euro burocrati di Bruxelles.

 

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