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25 Ottobre 2020

Pubblicato il

Roma, Cristiana Alicata si è dimessa dal Pd

di Redazione

Continua la polemica sulle primarie del Pd di Roma

Una guerra tra partiti.
Il caso dei rom ai seggi delle primarie è scoppiato come una bomba nucleare nelle sedi della politica italiana.

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“Mi dimetto da ogni carica che ricopro nel Pd, e la mia tessera è a disposizione del segretario Bersani”. Con questo post su Facebook, Cristiana Alicata si è dimessa dalla sua carica all’interno del Partito Democratico, dopo lo scandalo da lei stessa denunciato riguardo la compravendita di voti in occasione delle primarie scorse di Roma.

La Alicata, nipote di Mario Alicata, aveva segnalato la presenza di rom in fila ai gazebo per votare alle primarie.
Denuncia che ha scatenato polemiche non solo all’interno del suo partito, ma anche tra gli appartenenti al Pdl e al M5S.

Accusata di razzismo e istigazione all’odio razziale, la Alicata ha sostenuto che si difenderà anche querelando i singoli che le hanno rivolto queste accuse, se necessario.
“Mi hanno accusato di essere razzista – ha dichiarato la Alicata – ma questa è un’infamia agitata per colpirmi. Ho provato le discriminazioni sulla mia pelle, non potrei mai ferire qualcuno. Ho segnalato un problema politico e morale: i voti di scambio alimentati da correnti del Pd romano”.

“Il risultato delle primarie di Roma – ha aggiunto – è stato probabilmente salvato dal fatto che in molti hanno denunciato non stranieri che votavano, ma numeri anomali che riguardavano stranieri come altre categorie”.

Ciò che viene contestato a Cristiana Alicata è l’assenza di prove.
L’ex dirigente del Partito Democratico del Lazio, ha infatti dichiarato di aver ricevuto un messaggio di un amico, un militante del Pd.
Stava accadendo di nuovo. Ancora una volta giungevano file di rom di fronte al seggio di Colle del Sole, XV municipio.
“120 rom su 531 votanti alla fine. È un’anomalia, no?”, ha detto la Alicata.
“Era già accaduto alle primarie nazionali del 2009 – ha dichiarato ancora in un’intervista a La Repubblica – quelle con Bersani, Franceschini, Marino. La fila dei rom di via Candoni, lo stesso seggio. È tutto certificato: chi denunciò la questione allora, poi mise a verbale. Uscita dal seggio quella persona lasciò il partito”.

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In quell’occasione, infatti, una coordinatrice del seggio di via dell’Archeologia, nel quartiere di Tor Bella Monaca, chiamò la polizia per una lite insorta tra esponenti del partito che avevano notato l’arrivo di gruppi stranieri che stavano votando, tra i quali bengalesi e africani. La lite era nata perché alcuni testimoni, fuori dal seggio, si erano accorti che degli immigrati stavano ricevendo dei soldi.

La testimonianza di un altro volontario, all’epoca, infatti riportava un episodio particolare. Chiedendo ai rom che erano arrivati al seggio i 2 euro di ‘contributo volontario’, da uno di loro aveva ricevuto in tutta risposta che 2 euro su 20 percepiti per andare a votare non pesavano molto. A quella dichiarazione, messa a verbale alla chiusura del seggio, non consegui, però, alcun provvedimento.

Il problema, dunque, per la Alicata non è il voto dei rom o la loro partecipazione all’attività politica. In quanto cittadini italiani è giusto che godano degli stessi diritti di cui godiamo tutti noi. Il problema è, invece, che qualcuno sfrutti una situazione di miseria per comprare un voto. La stessa riflessione vale per i pacchi di pasta offerti ai centri per gli anziani.

Quello che denuncia la Alicata è quindi la malapolitica affidata ai ràs di quartiere. “Offrono ai disperati la colazione”, ha dichiarato ancora nella sua intervista.

Cristiana Alicata non sa a chi siano andati quei voti comprati.
“Colle del Sole è l’unico seggio in cui David Sassoli ha preso quasi gli stessi voti di Ignazio Marino. Sassoli non sapeva niente, per lui ha agito chi prima gli ha suggerito di mettere i manifesti abusivi e, poi, ha mosso in silenzio i portavoti storici”.

“Il razzismo non c’entra nulla – ribatte ancora la Alicata – c’entra la statistica. Qualcuno si vuole occupare di questi flussi elettorali. Così come di quelli di tanti italiani sotto la soglia di povertà che seguono le indicazioni del politico di turno? È giusto che in quelle zone si vota sempre come decidono pochi singoli. È statisticamente normale che se uno appoggia un nome, in quel seggio vada sempre in un certo modo? Secondo me no”.

Un fenomeno tutto italiano e che ha i suoi precedenti, dunque. Come nel caso di Napoli e Palermo, in cui si arrivò ad annullare le primarie stesse.

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Ma la comunità rom di via Candoni non ha taciuto.
In un comunicato si legge che i rom si ribellano “alle dichiarazioni infamanti a mezzo stampa sulla compravendita di voti e decide di denunciare pubblicamente per diffamazione e istigazione all’odio razziale Cristiana Alicata, dirigente del Pd, e Marcello De Vito, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. La campagna, partita da una dirigente del Pd, immediatamente ripresa dal M5stelle e da tutti i blog della destra e diffuso indegnamente da tutta la stampa, e’ il segnale inquietante di quanto sia radicato nel senso comune il pregiudizio razzista nei confronti delle comunita’ rom”.

La stessa comunità ha provveduto ad inviare una lettera alla Commissione europea per i diritti umani, “affinché ciò serva da monito e da deterrente per scoraggiare qualsiasi futura campagna di stigmatizzazione e diffamazione delle comunità rom”.

Inoltre, è stata inviata una lettera di diffida al candidato sindaco di Roma del MoVimento 5 Stelle, Marcello De Vito, per esortarlo a cancellare le immagini che aveva postato sul suo sito, accogliendo la denuncia mossa da Cristiana Alicata, poiché quelle immagini possono “fornire una visione distorta e alimentare sentimenti suscettibili di incitare alla discriminazioni, all’odio e all’intolleranza.

Contro De Vito, si è scagliato anche lo stesso Pd. Il segretario del Partito Democratico di Roma, Marco Miccoli, si è rivolto ai legali per le accuse infamanti mosse dal candidato a 5 Stelle contro le primarie.

 
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