08 Aprile 2021

Pubblicato il

Scoop del Financial Times nel silenzio dei media mainstream

Clima e corruzione, la truffa dell’agenzia Onu che svela il business green

di Mirko Ciminiello

Scoperte anomalie finanziarie nell’uso dei fondi GEF destinati al Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. A ennesima conferma dell’ipocrisia della narrazione ambientalista

business del clima
Business del clima

«Clima e corruzione… la gente li vede come due mondi diversi, ma si sovrappongono parecchio». Parola di Brice Böhmer, l’esponente della Transparency International (l’organizzazione mondiale anti-corruzione) alla testa del team che sta investigando sull’integrità della governance sul clima stesso.

brice böhmer
Il membro della Transparency International Brice Böhmer

In particolare, l’inchiesta si concentra sul Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme, UNDP). Un’agenzia Onu che sta affrontando varie accuse di frode legate alla Global Environment Facility (GEF). Un fondo nato nel 1991 nell’ambito della World Bank per sostenere le sfide ambientali (come la lotta alla deforestazione e all’inquinamento) e successivamente divenuto un’organizzazione autonoma.

Il Financial Times è venuto in possesso di un documento datato novembre 2020 e approntato dall’Office of Audit and Investigations dell’UNDP – una sorta di Affari Interni. Si tratta della bozza di un report che denuncia «anomalie finanziarie» da milioni di dollari nel portfolio di progetti UNDP finanziati dalla GEF in tutto il mondo.

Nel mirino, in particolare, due Stati che non vengono menzionati. In uno vi sarebbero segni di «attività fraudolenta» riconducibile a due uffici, nell’altro «sospetti di collusione fra i vari project manager» di un altro ufficio.

Peraltro, alcune criticità erano state rilevate anche da Paesi donatori come Stati Uniti, Francia, Australia e Giappone. I quali, in una lettera indirizzata al direttore dell’UNDP Achim Steiner, parlavano di «negligenze e appropriazione indebita di fondi».

Clima e corruzione

L’indagine farà il suo corso, ma intanto l’UNDP ha cercato di minimizzare, affermando che le accuse riguardano appena «l’1,4%» del portfolio finanziato dalla GEF. I cui progetti, ha aggiunto l’ente Onu, figurano tra quelli «monitorati più attentamente» dall’agenzia. Che, in ogni caso, «prenderà molto sul serio tutti i casi di cattiva gestione finanziaria e le altre irregolarità» segnalate. No comment invece dalla Global Environment Facility.

Così come, curiosamente, neppure due parole sulla notizia hanno speso i media mainstream italiani, di solito molto solleciti quando si parla di clima e corruzione. Purché i due fenomeni non si manifestino contemporaneamente, ça va sans dire.

Viceversa, infatti, andrebbe in frantumi la narrazione politically correct degli “ambientalisti buoni” interessati esclusivamente alla salvaguardia del pianeta. E si svelerebbero gli altarini di quello che è primariamente, se non esclusivamente, un business ipocrita – per conferma, citofonare Svezia.

stop politically correct
Stop al politically correct

E così, per una volta, il quarto potere si rammenta che “un bel tacer non fu mai scritto”. Dopotutto, a “una scomoda verità” si addicono soprattutto i palcoscenici di Hollywood e Oslo. Non era questa la vera lezione del guru Al Gore?

 
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