Case popolari di Roma rifatte: fuori è splendore, dentro muoiono di freddo e muffa | Le grida dei cittadini di Tor Bella Monaca
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A Tor Bella Monaca, lungo via dell’Archeologia, il restyling delle case popolari sta dando un nuovo aspetto a circa 1.200 alloggi, un intervento visibile e imponente che coinvolge migliaia di residenti. Le facciate si rinnovano, i portici cambiano volto, ma molti inquilini segnalano che i problemi più gravi restano all’interno degli appartamenti, tra tubature che perdono, umidità diffusa e impianti vecchi che fanno vivere in condizioni di freddo e disagio.
Il progetto di riqualificazione dell’intero comparto abitativo R5, avviato nel 2022 e sostenuto in larga parte dai fondi del Pnrr, punta all’efficientamento energetico, al miglioramento sismico e all’ammodernamento tecnologico degli edifici. I palazzi, disposti a ferro di cavallo tra i sei e i sette piani, ospitano circa quattromila residenti e da decenni rappresentano uno dei nuclei più complessi della periferia est di Roma, segnato da alta tensione abitativa e presenza radicata di criminalità. Mentre i lavori procedono e hanno già raggiunto il 70% del finanziamento previsto, le testimonianze raccolte nel quartiere mostrano un misto di soddisfazione e frustrazione.
Nuove facciate, porte e finestre: entusiasmo e critiche sul restyling
Molti abitanti apprezzano la trasformazione in atto. Le finestre nuove, le porte sostituite e la pulizia delle cantine rappresentano, per diversi residenti, un cambiamento atteso da oltre quarant’anni. C’è chi sottolinea come gli interventi abbiano finalmente messo ordine anche ai contatori manomessi dagli allacci abusivi, segnale di un progressivo recupero di legalità. Per altri, però, il rinnovamento delle facciate non basta a migliorare davvero la qualità della vita quotidiana.
Dentro gli appartamenti persistono perdite d’acqua, pareti segnate dall’umidità e stanze così fredde da risultare difficili da abitare. Alcuni residenti attendono ancora la sostituzione delle serrande o la sistemazione dei punti critici, mentre la pioggia continua a filtrare da soffitti e finestre. Anche chi vive nelle case Ater di fronte osserva con speranza il cambiamento: i loro edifici, costruiti oltre 60 anni fa, mostrano cedimenti, calcinacci e infiltrazioni, alimentando il desiderio che la riqualificazione possa estendersi oltre la sola via dell’Archeologia.

Una trasformazione urbana che chiede sicurezza, servizi e inclusione
Nonostante l’impatto positivo del restyling, nel quartiere resta forte il peso dello spaccio. I residenti lo considerano lo “zoccolo duro” che continua a condizionare la vita quotidiana, più resistente a cambiare rispetto alle facciate appena ridipinte. Le telecamere non sono ben tollerate, le vedette controllano chi passa e il ritmo delle attività illecite scandisce ancora le giornate, come dimostrano i botti che segnalano l’arrivo della droga. Per molti, i lavori agli edifici sono un passo avanti, ma non bastano senza un rafforzamento della presenza sociale e istituzionale.
Diverse testimonianze chiedono servizi aperti, negozi funzionanti, spazi di comunità reali e un presidio stabile per la sicurezza che non sia solo simbolico. In particolare, chi vive in condizioni abitative irregolari sottolinea il bisogno di riconoscimento e inclusione: esistono, vivono nel quartiere, e desiderano vedere un futuro che non passi solo dal colore delle facciate ma da un tessuto sociale più solido e presente. Nel fermento dei cantieri e tra le attese per i lavori ancora da concludere, la comunità prova a immaginare un quartiere capace di cambiare davvero, dentro e fuori le sue case.
