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Casa al Colosseo, Scajola assolto

Prosciolto Anemone per intervenuta prescrizione del reato

L’ex ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, è stato assolto dal giudice monocratico dall’accusa di finanziamento illecito. Non sarebbe emerso nessun elemento diretto di colpevolezza.

L'acquisto della casa a due passi dal Colosseo fu eseguito – disse Scajola – «a mia insaputa», una frase che divenne simbolo di una scandalo che colpì uno dei fedelissimi di Silvio Berlusconi.
Oggi, a distanza di oltre tre anni, il giudice Eleonora Santolini ha assolto Scajola perché «il fatto non costituisce reato» mentre per l’altro imputato, l’imprenditore Diego Anemone, figura chiave della così detta «cricca» degli appalti per G8 e Grandi eventi, ha deciso il proscioglimento per intervenuta prescrizione.

Non ha quindi retto l’impianto accusatorio della Procura capitolina, che aveva sollecitato una condanna a tre anni e una maximulta da due milioni di euro. Secondo l’accusa, l’imprenditore Anemone avrebbe pagato, attraverso l’architetto Angelo Zampolini, parte (circa 1,1 milioni di euro su 1,7 milioni) della somma versata nel luglio del 2004 dall’esponente del Pdl per acquistare l’immobile e avrebbe poi dato centomila euro per i lavori di ristrutturazione dell’appartamento. Per i pm Ilaria Calò e Roberto Felici non è credibile che l’ex ministro non si «sia reso conto che qualcuno al suo posto versasse una somma così enorme (1 milione e 100 mila euro)».

I pm di piazzale Clodio, nella loro requisitoria avevano sostenuto che questa vicenda «rientra in un esteso sistema corruttivo» portato avanti da Anenome e «andato avanti dal 1999 al 2010: un lasso di tempo nel quale l’imprenditore ha ottenuto appalti per oltre 300 milioni infiltrando con il suo gruppo le istituzioni ai più alti livelli».

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