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24 Settembre 2022

Pubblicato il

Buoni carburante

Bonus benzina, 200 euro per i dipendenti aziendali: come funziona

di Redazione
Si tratta di voucher aziendali che i datori di lavoro possono chiedere per i loro dipendenti senza pagare alcuna tassa su di essi
Macchina rossa distributore benzina bonus

Bonus benzina da €200 per i dipendenti aziendali, come funziona.

Per contrastare l’aumento del prezzo della benzina nelle scorse settimane il governo ha approvato un decreto che prevede l’introduzione di buoni carburante fino a €200 per i dipendenti di aziende private.

Macchina rossa distributore benzina bonus

Si tratta in sostanza di voucher aziendali per l’acquisto di carburante. Tali voucher non possono essere richiesti dal singolo lavoratore ma spetta all’azienda a scegliere se dare questi buoni ai propri dipendenti. Le società che chiedono tale ausilio per i propri lavoratori non pagheranno alcuna tassa sul buono stesso. Inoltre non ci sono limiti di reddito per accedervi in quanto non è stata fissata una soglia ISEE.

Bonus benzina esteso al 2 maggio

Il governo lavora dunque a questo documento che ha approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri lo sconto su benzina e diesel.

Il documento, in scadenza il 21 aprile è stato già oggetto di una proroga fino al 2 maggio con un decreto firmato dal ministro della transizione ecologica Cingolani e dal titolare del tesoro Daniele Franco.

A renderlo noto è stato lo stesso ministro dell’economia. Egli ha spiegato come il governo ha esteso di 10 giorni l’abbattimento di €0,25 sulle accise della benzina e gasolio utilizzando il sopra gettito Iva come consentito dalla normativa e quindi fino al 2 maggio.

Bonus benzina e accise

Ricordiamo che l’accisa è un’imposta che viene applicata alla quantità di energia consumata indipendentemente dal contratto o dal fornitore scelto. L’accisa varia a seconda della tipologia di utenza, se residente o non residente.

Le accise rientrano nella categoria delle imposte indirette, quelle che si applicano sui consumi. Le imposte dirette, invece, si applicano sui redditi e sui patrimoni a prescindere da quanto viene effettivamente speso. Alcune sono davvero obsolete e oggi non ragionevoli dal punto di vista giuridico ed economico.

I vari governi le hanno introdotte come provvedimenti temporanei per finanziare necessità contingenti, come calamità naturali o interventi militari, ma poi si sono trasformate in un metodo fisso per intascare quanto più denaro possibile dai contribuenti.

 

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