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26 Settembre 2022

Pubblicato il

L’affaire Vati-gate

Benedetto XVI e la sede impedita: una replica a Mons. Schneider

di Mirko Ciminiello
Il Vescovo di Astana respinge la sola idea della Magna Quaestio, ma senza mai entrare realmente nel merito: che è l’invalidità canonica delle “dimissioni” di Papa Ratzinger
Papa Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

Ci è voluto parecchio, ma finalmente il caso relativo alle non-dimissioni di Benedetto XVI ha iniziato ad allargarsi a macchia d’olio, giungendo a interessare anche alti prelati. L’ultimo in ordine di tempo è stato il Vescovo ausiliare di Astana, Monsignor Athanasius Schneider. Che però, nel criticarla, non è entrato realmente nel merito della Magna Quaestio.

Papa Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

Monsignor Schneider e la Magna Quaestio

«Il principio guida più sicuro riguardo alla cruciale questione» del Papato «dovrebbe essere la prassi prevalente nella storia della Chiesa». Inizia così il video-messaggio con cui Mons. Schneider si è inserito nel dibattito sull’affaire Vati-gate, a proposito del quale ha espresso forti riserve.

Monsignor Athanasius Schneider
Monsignor Athanasius Schneider

«L’ipotesi secondo cui Benedetto XVI è ancora l’unico Papa regnante», oltre a ricordare il sedevacantismo, contraddice «la grande tradizione della Chiesa» ha affermato Sua Eccellenza. Secondo cui «la legge umana che regola l’assunzione o la destituzione dall’ufficio papale dev’essere subordinata al bene superiore dell’intera Chiesa», che sarebbe l’esistenza di «un Pastore Supremo visibile».

Peraltro, l’inefficacia dell’abdicazione di Papa Ratzinger avrebbe tutta una serie di conseguenze, già illustrate nel 2020 dal professor Roberto de Mattei. Per esempio, i Cardinali nominati da Jorge Mario Bergoglio sarebbero altrettanto invalidi, il che metterebbe in pericolo la successione apostolica.

Roberto de Mattei
Roberto de Mattei

Infine, il presule kirghizo ha citato vari esempi storici di Pontefici certamente eletti in maniera irregolare, e tuttavia riconosciuti come legittimi dal Vaticano. Da Gregorio VI, che nel 1045 comprò il Papato dal suo predecessore, a Bonifacio VIII, che nel 1294 costrinse Celestino V a rinunciare al Soglio di Pietro.

Tuttavia, nessuna di queste argomentazioni ci sembra particolarmente convincente.

Benedetto XVI e la sede impedita

In riferimento alla tradizione, il collega Andrea Cionci ha puntualizzato su Libero che la storia ecclesiastica conta circa 40 antipapi. Quindi semmai l’unica novità è la strategia adottata da Papa Benedetto XVI per rispondere all’aggressione e «separare i credenti dai miscredenti», come disse all’Herder Korrespondenz.

Conclave
Conclave

In quest’ottica, poi, l’invalidità dei porporati di nomina bergogliana non è affatto un rischio, bensì un obiettivo – sia pure secondario. Non a caso, nella celeberrima Declaratio del febbraio 2013, Joseph Ratzinger dichiarò che il nuovo Conclave «dovrà essere convocato da coloro a cui compete». Questo perché il Vicario di Cristo non si era realmente dimesso, bensì autoesiliato in sede impedita – e non vacante, come nell’accenno di Monsignor Schneider. E in Cappella Sistina si entra solo a Pontefice regnante deceduto o regolarmente abdicatario.

Quanto poi ai precedenti storici, Sua Eccellenza dimentica che ci sono stati antipapi accettati unanimemente dal Clero, salvo essere riconosciuti come tali anche dopo anni. Il caso più eclatante riguarda l’antipapa Anacleto II, nominato nel 1130 in opposizione al Pontefice legittimo Innocenzo II. L’antipapa Anacleto II regnò otto anni col sostegno della nobiltà romana e del Collegio Cardinalizio, che alla sua morte elesse l’altro antipapa Vittore IV. Come rimarca il professor Antonio Sànchez Sàez, dovette intervenire San Bernardo di Chiaravalle per districare il nodo gordiano, ripristinando Innocenzo II come unico vero Papa.

Antonio Sánchez Sáez
Il professor Antonio Sánchez Sáez

La reale questione riguardante Benedetto XVI

A monte, comunque, il problema della riflessione del Vescovo ausiliare di Astana è che, esattamente come quelle dei teorici dell’errore sostanziale, non coglie il nocciolo della questione. Che sta tutto all’interno della Declaratio che, come hanno dimostrato insigni giuristi e canonisti, se interpretata come rinuncia è giuridicamente nulla. Questo significa che il «Pastore Supremo visibile» c’è eccome, però è ancora Benedetto XVI. Tutto il resto è filosofia, se non addirittura sofismo, semplicemente perché de facto non è mai accaduto.

Il Cardinale Gerhard Müller
Il Cardinale Gerhard Müller

In ogni caso, interventi come quello analizzato o anche quello del Cardinal Gerhard Müller dimostrano che è sempre più difficile silenziare il caso del millennio. A conferma del dettato evangelico per cui “grideranno le pietre”, a dispetto di qualsiasi ostracismo dei media mainstream.

 

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