22 Settembre 2021

Pubblicato il

Audiomedical chiedeva aiuto, il Comune ha risposto 7 mesi dopo

di Redazione
Dopo 7 mesi l'assurda mail di Roma Capitale indirizzata ai genitori dei piccoli pazienti dell'Audiomedical

Lo scorso aprile vi avevamo raccontato la storia dell'Audiomedical, il centro per la diagnosi e la terapia delle malattie dell’orecchio e i disturbi di linguaggio di via Pian di Scò, che era stato chiuso con un fax della ASL Roma A, interrompendo le terapie di circa 280 bambini e lasciando in mezzo alla strada l'intera equipe medico-sanitaria. Ma facciamo attenzione alle date.
Ad aprile, dopo la notizia della chiusura del centro, come avevamo descritto nel nostro articolo sulla vicenda, molti genitori si sono mobilitati e hanno subito chiesto aiuto alle istituzioni, nel caso specifico al Comune di Roma e alla Regione Lazio. Non avendo ricevuto alcuna risposta, o avendone ricevuta qualcuna molto poco convincente, è stato fatto un ricorso al TAR del Lazio, e il tribunale amministrativo regionale ha disposto la riapertura del centro, applicando un criterio di "buon senso" per il quale la tutela dei bambini curati nel centro era prioritaria rispetto agli eventuali errori commessi dall'amministrazione dell'Audiomedical.

Lasciare i bambini senza terapia è stato infatti considerato dal TAR come un danno maggiore rispetto alla mancanza dei documenti che avevano provocato la chiusura del centro. Sì, perché stare un mese e mezzo senza assistenza per questi bambini significa perdere tutti i progressi fatti nel difficile percorso riabilitativo. Così il centro ha potuto riaprire e i bambini hanno potuto ricominciare a curarsi, quasi tutti. 

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Una storia a lieto fine, se non fosse per la denuncia fatta da parte dei genitori di un'assurda mail, inviata da Roma Capitale il 3 ottobre, in cui il Comune chiedeva ai genitori dei bambini conferma della riapertura della struttura di via Pian di Scò, avvenuta però già nel mese di giugno scorso. Abbiamo parlato con Alessia, una delle mamme, che si è detta a dir poco basita della "tempestività" nella risposta da parte del Comune di Roma. "Siamo spiazzati dal ritardo" – ci ha detto Alessia – "con cui il Comune, che era stato contattato dai genitori tre giorni dopo la chiusura del centro, si sia interessato alla nostra problematica". 

Ed in effetti, il centro è stato riaperto a giugno, a seguito della decisione del TAR, ma fino a ieri, il 3 ottobre, nessuno dal Comune si era preoccupato del destino di questi bambini, più di 250. La mail del Comune per informarsi sulla situazione del centro appare dunque fuori luogo e "senza senso" per due motivi: innanzitutto per l'imbarazzante ritardo con cui è pervenuta, e in secondo luogo perché dovrebbero essere i cittadini ad avere risposte dalle istituzioni su questi temi e non le istituzioni a chiedere risposte ai cittadini. 

Senza contare i danni che i piccoli pazienti dell'Audiomedical hanno riportato per essere rimasti per un mese e mezzo senza assistenza, perdendo i punti di riferimento medico-assistenziali e tornando indietro nei progressi raggiunti con fatica nel periodo della terapia. 

In mattinata è stata diffusa anche la dura la replica di Forza Nuova all'amministrazione Marino. Al movimento si erano rivolti infatti alcuni genitori per denunciare la situazione di chiusura del centro e dell'odissea che si profilava per questi bambini già nell'aprile scorso.  "Se questa è la tempestività con cui Marino affronta le urgenze che si verificano sul territorio comunale – afferma Alessio Costantini, responsabile romano di Forza Nuova – stiamo veramente messi male. Questa è l'ennesima presa in giro da parte delle istituzioni nei confronti di questi bambini e delle loro famiglie e di decine di lavoratori che hanno perso il posto. E la conferma che Marino e il PD romano sono allineati per garantire gli interessi speculativi dei soliti noti, a discapito dei più basilari diritti sociali dei cittadini romani".

Secondo quanto ci ha detto mamma Alessia comunque, la situazione oggi, per fortuna, sembra essere tornata nella norma, sebbene rimanga il problema di quei piccoli utenti, circa 40, che hanno abbandonato il centro durante il periodo di chiusura per continuare altrove le terapie e che non possono essere reintegrati nella struttura almeno fino a dicembre, quando, a detta di Alessia, anche quest'ultimo disagio dovrebbe risolversi.

 
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