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27 Settembre 2022

Pubblicato il

La malattia silenziosa

Afasia: che cos’è, come si manifesta e come si cura

di Livia Maccaroni
Attualmente in Italia sono circa 200.000 le persone che soffrono di afasia con incidenza annua pari a 2 nuovi casi per 1.000 abitanti
Bruce Willis
Bruce Willis

Ad appena 67 anni Bruce Willis ha annunciato il ritiro dalle scene. Il motivo? Una diagnosi dolorosa: l’afasia. Si tratta di una classe di patologie del linguaggio a causa delle quali possono diventare deficitarie la comprensione e la produzione di fonemi, parole e frasi, e che in alcuni casi intacca anche le abilità di lettura e scrittura. E nel caso specifico, naturalmente, anche di recitazione. “L’afasia è un disturbo che riguarda una delle funzioni più caratterizzanti dell’essere umano, cioè il linguaggio che, per definizione, è una delle più elevate capacità umane, perché permette di veicolare e scambiare informazioni, permettendo la creazione del pensiero, distinguendoci  dagli altri esseri Viventi”, dichiara la Prof.ssa Cecilia Perin, Responsabile dell’Unità Operativa Clinicizzata di Riabilitazione Specialistica delle Gravi Cerebrolesioni presso gli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza.

Che cos’è l’afasia?

Con il termine “afasia” viene definito un disturbo acquisito, vale a dire conseguente alla perdita di una funzione appresa che si caratterizza per l’incapacità di articolare e comprendere le parole.“Una persona affetta da afasia non capisce quello che viene detto e non riesce a produrre frasi di senso compiuto tali da permettere la comunicazione. Non è inoltre capace di leggere, di scrivere e di fare i calcoli, in quanto la scrittura e le capacità aritmetiche sono connesse con la funzione del linguaggio”. In Italia è stato calcolato che sono circa 200.000 le persone che soffrono di afasia. E l’incidenza annua è pari a 2 nuovi casi per 1.000 abitanti per anno. 

Le cause

Normalmente, sono determinate da lesioni occorse in aree encefaliche presenti nell’emisfero dominante (solitamente il sinistro). Anche se un caso descritto dallo psicologo tedesco di origine russa Adhémar Gelb e risalente alla Prima Guerra Mondiale sembra indicare che non si perda tanto la lingua, quanto la possibilità di accedere alla lingua stessa. “Le cause sono variabili, in primis l’Ictus e il trauma cranico. In questi casi improvvisamente non si è più in grado di capire e di parlare; altre cause sono i tumori cerebrali e qui gli esordi sono subacuti. Infine, esistono gli episodi progressivi come nelle malattie degenerative”, aggiunge la specialista. 

La classificazione delle afasie

Una prima classificazione delle afasie riflette l’organizzazione cerebrale delle funzioni linguistiche. Si hanno perciò le afasie corticali (dovute a lesioni sulla superficie dell’emisfero sinistro) e le afasie sottocorticali (causate da lesioni che interessano strutture al di sotto della corteccia, quali il talamo, il cervelletto o i gangli della base). A loro volta, le afasie corticali sono distinte in base alla localizzazione anatomica della lesione e al parametro funzionale della fluenza. In base quest’ultimo criterio, le afasie si possono classificare come afasie fluenti (in cui è solitamente compromessa la capacità di comprensione uditiva, ma non l’eloquio) e afasie non fluenti (in cui l’eloquio risulta stentato e telegrafico, mentre la comprensione uditiva è intatta). Purtroppo, non sempre il paziente è consapevole delle proprie problematiche.

Curare l’afasia

L’afasia è una malattia curabile soltanto tramite la riabilitazione logopedica. “In Italia siamo all’avanguardia circa tali trattamenti grazie ad una delle maggiori esperte mondiali che ha creato una importante scuola di terapia dell’afasia. Si tratta della Prof.ssa Anna Basso”. Esistono delle tecniche di riabilitazione logopedica e diversi approcci che hanno lo scopo di migliorare la capacità della persona afasica di usare il linguaggio e di ridurre il danno. Il trattamento riabilitativo può iniziare fin dalle prime settimane dopo l’evento traumatico. Dopo poche settimane è possibile presentare una valutazione approfondita e tipizzare il disturbo afasico. Successivamente si avvierà l’intervento riabilitativo volto a reimpostare la pronuncia e produzione delle parole, la comprensione e la ripetizione delle stesse. 

 

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