Per Francesco Branchetti il teatro non rappresenta soltanto una professione, né semplicemente una parte importante della giornata. È il ritmo stesso con cui si organizza la sua vita, una successione quasi naturale di prove, debutti, tournée, incontri, copioni, palcoscenici e nuovi progetti. Attore e regista teatrale, negli ultimi anni ha costruito un percorso particolarmente intenso, lavorando con interpreti come Simona Cavallari, Barbara De Rossi, Lorenzo Flaherty, Samanta Chieffallo e numerosi altri protagonisti della scena italiana, mentre continua a portare nei teatri spettacoli diversi per linguaggio, ambientazione e contenuti.
Fermarlo, anche soltanto idealmente, non è semplice. Branchetti sembra appartenere a quella categoria di artisti per i quali una produzione conduce immediatamente alla successiva e una tournée non rappresenta la conclusione di un progetto, ma già l’inizio di quello che verrà dopo.
È lui stesso a riconoscerlo quando racconta che la sua vita, d’inverno come d’estate, è scandita dal teatro. Gli spettacoli si accavallano, i progetti si susseguono e questa continuità è diventata ormai «uno stile di vita» al quale difficilmente riuscirebbe a rinunciare.

“L’onorevole, il poeta e la signora”, lo spettacolo rimasto nel cuore
In un’attività così ampia non è facile costruire classifiche o stabilire quale lavoro abbia contato più degli altri. Eppure, guardando agli ultimi anni, Branchetti individua senza esitazioni uno spettacolo al quale è particolarmente legato: “L’onorevole, il poeta e la signora”.
A renderlo speciale non è soltanto il risultato finale, ma l’intero percorso che lo ha accompagnato: la lunga gestazione, le prove, la tournée e le soddisfazioni raccolte nel tempo. È uno di quei lavori che continuano a vivere ben oltre il debutto e che, nella memoria di chi li ha realizzati, finiscono per coincidere con una fase precisa della propria storia professionale.
Il titolo è ancora presente nel calendario dell’attore e regista e farà parte anche della nuova stagione, insieme ad altri spettacoli che testimoniano la varietà della sua attività.
Dalla passione arriva l’energia per affrontare una stagione senza soste
Gestire contemporaneamente tournée, prove e preparazione di nuove produzioni richiede una quantità considerevole di energie. Branchetti, però, non individua particolari formule o rituali per recuperarle. La risposta, per lui, parte ancora una volta dalla passione.
A ricaricarlo sono soprattutto gli incontri con le persone, in particolare con chi riesce a trasmettere entusiasmo, curiosità e disponibilità a mettersi in gioco.
«Ricevo tanta forza ed energia dalla passione degli altri, dal candore, dalla buona fede nell’approccio, dall’entusiasmo e dalla voglia di mettersi in gioco», racconta.
È uno scambio che accompagna da sempre il lavoro teatrale, costruito necessariamente sulla relazione con gli altri: gli attori, i tecnici, gli organizzatori e naturalmente il pubblico. Per Branchetti proprio quella circolazione di energia rappresenta uno degli elementi più importanti e rigeneranti della professione.

Casanova, Donne, Made in Italy e nuovi progetti: l’autunno di Branchetti
La nuova stagione conferma questo ritmo. Nei prossimi mesi Branchetti si dividerà tra “Casanova”, “Donne”, “L’onorevole, il poeta e la signora” e “Made in Italy”, mentre contemporaneamente inizierà a lavorare ai progetti destinati al prossimo anno.
Gli spettacoli saranno portati nei principali teatri italiani, con tappe in numerose regioni. Una continuità che Branchetti considera tutt’altro che scontata.
Parla infatti della possibilità di continuare a viaggiare con i propri lavori come di una fortuna e sottolinea la gratitudine nei confronti del pubblico che, stagione dopo stagione, continua a seguirli.
Il teatro, del resto, per un artista impegnato costantemente in tournée significa anche attraversare l’Italia e osservare città diverse da una prospettiva particolare.

Le città conosciute dal palcoscenico
È forse uno degli aspetti meno raccontati della vita teatrale: il rapporto che si crea con i luoghi attraversati durante una tournée.
Branchetti spiega che il tempo trascorso in ogni città non è abbastanza lungo da consentire di sentirsi veramente parte del luogo. Eppure esiste comunque una forma di contatto molto intensa.
Ci sono le persone che lavorano nei teatri, quelle incontrate negli alberghi, nei ristoranti o semplicemente durante le poche ore trascorse fuori dalle prove e dagli spettacoli. Sono relazioni brevi, ma capaci di lasciare una traccia.
«Conoscere le città e viverle attraverso il teatro è meraviglioso», osserva Branchetti.
Ogni tappa diventa così qualcosa di più rispetto a una data sul calendario: è un frammento di territorio che entra, sia pure per poco tempo, nella storia dello spettacolo e degli artisti che lo portano in scena.

Il giorno del debutto e quelle piccole scaramanzie che non cambiano mai
Anche chi affronta continuamente nuovi palcoscenici conserva inevitabilmente alcune abitudini per il giorno del debutto.
Branchetti ammette di avere le proprie scaramanzie, piccole o grandi a seconda dei punti di vista. Generalmente affronta il debutto con serenità, ma segue sempre la stessa routine e controlla ripetutamente che tutto sia al proprio posto.
È forse una delle poche costanti in una vita professionale costruita invece sul movimento.
Cambiano le città, i teatri, i compagni di viaggio e gli spettacoli, ma resta quella necessità quasi istintiva di verificare ancora una volta ogni dettaglio prima che si alzi il sipario.
Per Branchetti il teatro continua così a essere lavoro, passione e quotidianità insieme. Una vita vissuta fra scena e dietro le quinte, attraversando l’Italia e preparando continuamente nuovi progetti. Non una parentesi rispetto alla propria esistenza, ma il modo stesso in cui ha scelto di viverla.
Emilia Filocamo