Tozzi festeggia 25 anni di tv e si sfoga contro i social: “Basta rispondere ai tuttologi da tastiera”
Il conduttore di Sapiens celebra 25 anni di divulgazione e annuncia lo stop alle repliche online: “Si facciano domande, non sermoni”
C’è un post che, in poche righe, racconta due Italie: quella che si siede sul divano e sceglie ancora la divulgazione in prima serata, e quella che scorre il feed e si sente esperta di tutto dopo un video visto in fretta. Mario Tozzi, volto di “Sapiens” su Rai 3, festeggia nel 2026 un traguardo non banale: “un quarto di secolo come conduttore di programmi di divulgazione in prima serata”. Poi, senza girarci intorno, spiega perché ha deciso di non rispondere più a una certa fauna da commenti.
Tozzi ringrazia chi lo segue e rivendica “la stessa passione di ieri”. In tempi in cui tutto corre, restare in prime time con la scienza e con i temi ambientali significa avere pubblico fedele e credibilità costruita nel tempo. Non è solo una questione di share: è il segno che, anche a Roma e dintorni, c’è fame di spiegazioni chiare quando si parla di territorio, rischi, clima, scelte energetiche, qualità della vita.
Nel suo intervento Tozzi ricorda di essere Primo Ricercatore del CNR e di svolgere un compito legato alla “terza missione”, cioè portare conoscenza fuori dai laboratori. Spiega che lavora su scienze della Terra e ambiente, ma anche su scienza in generale, “documentandomi e avvalendomi di consulenti”. È un dettaglio che pesa: dietro una puntata non c’è improvvisazione, c’è metodo. Ed è proprio questo che rende insopportabile, per lui, la leggerezza con cui online si pretende di avere sempre ragione.
Tozzi mette sul tavolo parole forti: “analfabetismo funzionale”, “ignoranza diffusa nel campo scientifico”, complottismo pronto a spuntare come una scorciatoia. Dice che oggi sui social si rivendica il diritto di esprimersi su temi difficili “solo per averli annusati su internet”, anche se “l’unico titolo di studio resta il battesimo”. È uno sfogo, sì, ma nasce da una frustrazione concreta: provare a spiegare e ritrovarsi in mezzo a commenti che non chiedono chiarimenti, vogliono solo sentenze.
La decisione è chiara: “ho deciso di non rispondere più” a un utente simbolico, citato con nickname, “appena documentato su YouTube”. Qui non si parla del singolo profilo, si parla di un modo di stare online. Quello in cui l’obiettivo non è capire, ma vincere una lite. E il prezzo lo pagano in tanti: giornalisti, medici, insegnanti, divulgatori. Perché ogni risposta alimenta il meccanismo, ogni replica diventa benzina.
Il passaggio più divisivo è l’augurio che la vergogna torni “uno strumento necessario” per fare domande e non pontificare. Letto in chiave romana, è quasi un invito a recuperare un principio semplice: se non sai, chiedi. Non c’è niente di male nel non sapere. Il problema nasce quando il non sapere si veste da certezza, e quando l’ignoranza diventa bandiera.
Roma vive di discussioni infinite: sui cantieri, sui trasporti, sulle emergenze ambientali, sulle piogge che mandano in crisi strade e sottopassi. Nel mare dei commenti, spesso, si vede la stessa dinamica: opinioni sparate come fatti, link presi al volo, accuse che diventano sport. E quando la conversazione scivola nel complotto, ogni tema serio perde sostanza. Tozzi, che lavora su geologia ambientale, lo sa: basta una bugia ripetuta mille volte per far cambiare percezione del rischio, e dunque comportamento delle persone.
La scelta di Tozzi non è un silenzio totale, è una selezione. È l’idea che non tutto meriti risposta, e che il tempo di chi studia non debba finire in un ring. Per chi lo segue, il messaggio è doppio: da un lato un grazie per questi 25 anni, dall’altro un confine tracciato con decisione. La scienza non è un’opinione, e il confronto si fa con domande vere, non con slogan e insulti.
