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Juve-Lazio 2-2 allo Stadium: Pedro e Isaksen, poi la rimonta e l’urlo finale di Kalulu al 96’

Notte elettrica a Torino: Lazio avanti 0-2 con Pedro e Isaksen, la Juve risorge con McKennie e pareggia al 96’ con Kalulu. Beffa biancoceleste

Maurizio Sarri

Maurizio Sarri

Certe partite non finiscono quando l’orologio supera il 90’. Finiscono quando lo stadio decide di esplodere, o di restare in silenzio, in base a un dettaglio. Juve-Lazio si chiude così: cross, stacco, rete. Kalulu al 96’ inchioda il 2-2 e ribalta il sapore di una serata che, per la Lazio, stava diventando un colpaccio da raccontare a lungo. Per la Juventus, invece, era l’incubo perfetto dopo una settimana complicata. E invece no: il punto arriva all’ultimo respiro e cambia tutto, anche il modo in cui la gente esce dallo Stadium.

All’Allianz Stadium succede di tutto: una gara che sembrava scritta e poi riscritta

La trama è quella dei film con il finale a sorpresa. La Juventus costruisce, prova, insiste. La Lazio osserva, stringe i denti e quando riparte prova a essere letale. Nel primo tempo il protagonista inatteso è Provedel: respinte, riflessi, presenza. La Juve avrebbe anche il momento della gioia, ma il gol viene annullato. E intanto cresce la sensazione che basti un attimo per cambiare la storia.

I biancocelesti colpiscono con Pedro: il lampo che gela Torino

Quando ormai molti pensano all’intervallo come a una pausa utile per rimettere ordine, arriva la scossa biancoceleste: Pedro trova lo spiraglio e fa 0-1 nel recupero del primo tempo. Lo Stadium resta lì, sospeso, come se dovesse capire se è successo davvero. È il calcio: puoi spingere per minuti e ritrovarti sotto appena l’altro decide di accelerare nel modo giusto.

Isaksen raddoppia: pochi minuti e la Lazio sente odore di impresa

L’inizio del secondo tempo è un altro colpo: Isaksen scappa e raddoppia. Ed ecco la partita che cambia pelle. La Lazio sente che la serata può diventare storica, la Juventus si ritrova a fare i conti con i fantasmi recenti, con la paura di un altro stop che farebbe rumore. Sarri gestisce, sistema, chiede concentrazione. Spalletti alza il volume, chiede coraggio e presenza in area.

McKennie riapre: la Juve accorcia e lo stadio torna a spingere

La rimonta comincia con un’azione costruita bene, con la palla che gira e poi arriva dove deve arrivare: McKennie in area, incornata, 1-2. Da lì in poi è un assedio che non sempre è pulito, ma è continuo. La Juventus spinge come se avesse un debito con i suoi tifosi, la Lazio prova a respirare in ripartenza e ha pure l’occasione per chiuderla, ma non la sfrutta. E in certi finali, se non chiudi, paghi.

Kalulu al 96’: il colpo di testa che ribalta il racconto della notte

Il recupero diventa un corridoio emotivo. La Lazio prova a resistere, la Juve getta palloni, uomini, speranze. E all’ultimo cross utile, Kalulu sale più in alto di tutti e fa 2-2. È il gol più tardivo bianconero in campionato dopo un precedente recente citato dalle statistiche, ed è soprattutto un gol che sposta l’aria: chi era pronto a fischiare si ritrova a urlare, chi stava per festeggiare si ritrova con le mani nei capelli.

Dopo il fischio: per la Lazio resta il rimpianto, per la Juve resta il carattere

Nel post partita le parole seguono il risultato: lato Lazio, rammarico per una vittoria sfumata a un passo dal traguardo; lato Juventus, il sollievo di aver evitato la sconfitta e di aver mostrato una reazione concreta, senza scomporsi anche quando la gara sembrava compromessa. Il verdetto, però, è quello più semplice: 2-2. Un punto ciascuno. Ma non è lo stesso punto, nel cuore di chi lo porta a casa.