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Nettuno, l’82° anniversario dello Sbarco: una piazza piena, la corona ai Caduti e il “grazie” che arriva dal mare

A Nettuno l’82° anniversario dello Sbarco: cerimonia in Piazza Cesare Battisti, gonfaloni e corona ai Caduti, poi omaggio al Cimitero USA

Commemorazione Sbarco di Anzio

Il 22 gennaio, a Nettuno, ogni anno l’inverno ha il colore delle divise in alta uniforme e dei gonfaloni che sfilano lenti. L’82° anniversario dello Sbarco alleato sulle coste laziali non è solo una data sul calendario: è una giornata che la città sente sulla pelle, perché qui la storia è passata davvero, lasciando cicatrici e ricordi raccontati ancora in famiglia. E quest’anno, con un mondo attraversato da conflitti sanguinosi, il richiamo alla pace è risuonato con più forza.

Piazza Cesare Battisti, il cuore della cerimonia: volti, silenzi e memoria

Dopo le celebrazioni svolte ad Anzio, l’arrivo delle autorità a Nettuno ha portato la cerimonia nel luogo simbolo: Piazza Cesare Battisti, davanti al Monumento ai Caduti. È qui che la città si ritrova, con associazioni, rappresentanze, cittadini, reparti schierati. Il programma ufficiale della giornata ha indicato la tappa di Nettuno alle 11.30, prima dell’omaggio al Cimitero americano nel primo pomeriggio.

C’è un aspetto che colpisce sempre, in queste cerimonie: il modo in cui la piazza cambia ritmo. Le voci si abbassano, i passi diventano misurati, gli sguardi si fermano sul Monumento. La deposizione della corona ai Caduti, accompagnata dagli onori militari, è il momento che fa calare il silenzio vero, quello che non ha bisogno di essere chiesto.

Tajani ad Anzio e Nettuno: il peso nazionale di una ricorrenza locale

La presenza del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dato alla giornata un’attenzione particolare. La Farnesina ha ufficializzato la partecipazione alle celebrazioni dell’82° anniversario dello Sbarco alleato, riconoscendo il valore di un passaggio decisivo della Seconda guerra mondiale e il legame che unisce ancora il Lazio a quella pagina di storia.

In piazza, il punto non è stato “fare scena”. Il senso, piuttosto, è apparso quello di riportare la memoria al presente: ricordare le sofferenze patite dal territorio, ribadire il significato della libertà riconquistata, collegare il passato all’urgenza di fermare nuove guerre. E, soprattutto, parlare ai bambini e ai ragazzi presenti: perché le grandi parole diventano vere solo se passano dai gesti di ogni giorno, dal rispetto dell’altro, dalla capacità di ascoltare.

Il Cimitero americano di Nettuno: migliaia di nomi, un’unica lezione

Dopo la cerimonia cittadina, la giornata ha previsto l’omaggio al Sicily–Rome American Cemetery and Memorial, a Nettuno, amministrato dall’American Battle Monuments Commission. È un luogo che impressiona anche chi lo ha visitato più volte: un grande complesso dedicato nel 1956, con migliaia di sepolture di militari statunitensi caduti nelle operazioni in Italia e un memoriale che custodisce anche i nomi dei dispersi.

Non serve alzare la voce davanti a quelle lapidi bianche allineate. Basta camminare piano e leggere le date, spesso ravvicinate, per capire che dietro ogni riga incisa c’è una vita spezzata. È il punto in cui la cerimonia smette di essere “evento” e diventa esperienza: ciascuno porta via con sé un pensiero, una domanda, un senso di gratitudine che si intreccia al dolore.

Nettuno e Anzio, città segnate dal 1944: cosa resta oggi

Lo Sbarco del 22 gennaio 1944 (Operazione Shingle) fu l’inizio di mesi durissimi di combattimenti sul litorale, fino alla risalita verso Roma e alla liberazione della Capitale. Per Nettuno e Anzio non è una storia lontana: è una trama fatta di case colpite, sfollamenti, paura, ricostruzione, e poi di rapporti che nel tempo sono diventati amicizie, visite, gemellaggi, ritorni di familiari e delegazioni.

Ed è anche per questo che il 22 gennaio, qui, non si celebra “la guerra”, ma si ricorda il prezzo pagato per uscirne. In una stagione in cui la parola pace rischia di diventare slogan, Nettuno la rimette a terra: la lega ai bambini in piazza, ai reparti schierati, ai gonfaloni dei Comuni, al Monumento ai Caduti, alle file di lapidi bianche poco più in là.

Una giornata che parla alla città, non solo alle istituzioni

Il valore dell’82° anniversario sta nel suo doppio registro: solennità e vicinanza. Da un lato il protocollo, dall’altro le persone. Volti anziani che ricordano racconti ascoltati in casa, ragazzi che vedono da vicino il significato delle uniformi, famiglie che seguono in silenzio. Nettuno, per alcune ore, diventa un luogo dove la memoria non pesa: orienta.

E quando la cerimonia finisce, resta una frase non detta ma chiara: il ricordo non serve se non cambia nulla. Serve, invece, se diventa una promessa quotidiana — imparare a dialogare, a rispettare, a non cedere alla violenza come soluzione. Qui, dove il mare portò la guerra, la città continua a chiedere una sola cosa: che la storia non debba ripetersi.